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La società liquida e il caffè istantaneo – Intervista a Zygmunt Bauman

01/12/2016
Interviste

A cura di Paola di Bello

Ritratto di Alessandra Beltrame

da CTRL#50 - giugno 2014

bauman

Sappiamo che non profetizza sul futuro, ma come pensa saranno visti i nostri passi di adesso tra un migliaio di anni? Quale sarà il valore della memoria?

Quando ero uno studente il nostro maestro, il nostro guru era Jean Paul Sartre: ci consigliava di fare il prima possibile quello che lui chiamava il project de la vie, un progetto di vita, da adesso fino a che morirai. Non ci chiedeva di fare progetti per l’eternità, ma per la nostra vita, non per migliaia di anni a venire. La sua ricetta era molto semplice in realtà perché a quel tempo il mondo era relativamente stabile, le persone erano portate a pensare che tutte le istituzioni che ci circondavano, ci sarebbero sopravvissute. L’entità con la vita più breve al mondo era l’individuo, la persona. Oggi la relazione tra la vita individuale e l’esistenza del mondo si è rovesciata di 180 gradi. Adesso la singola vita umana è la sola entità che vede un innalzamento dell’aspettativa di vita. Quando siete nati, l’aspettativa di vita era inferiore a quella attuale; e ci auguriamo che continui ad aumentare. Si diventerà sempre più vecchi, e non moriremo più tanto presto; ma tutto quello che ci circonda partiti politici, interesse nella politica, il governo, tutto morirà molte volte prima che voi moriate.

La storia sembra, non un prodotto delle inscrutabili, stabili ed invincibili leggi della storia, ma piuttosto una sequenza di sorprese che ci sconcerta ogni volta

Mi ricordo quando i miei studenti erano molto nervosi prima degli esami e come modo per rilassarsi e per dimenticare i problemi dell’esame, raccomandavo dei libri di futurologia che erano stati pubblicati una ventina di anni prima: ovviamente ridevano perché tutto era diverso da quello che degli importanti scienziati avevano predetto.

Tito Livio usa la sua espressione inter regnum per descrivere la situazione dopo la morte del primo re leggendario di Roma, Romolo. Quando morì era stato re di Roma per 37 anni. 37 anni era l’aspettativa di vita all’epoca: il che significa che quando Romolo morì, c’erano pochissime persone a Roma che si potessero ricordare il mondo senza di lui. Il mondo e Romolo erano una congiunzione naturale, per così dire, tutte le raccomandazioni, gli ordini, le distrazioni venivano da Romolo e vi si erano abituati. Poi improvvisamente scomparì e tutti erano in preda ad una confusione totale perché improvvisamente non sapevano cosa fare. Siamo in questa situazione, ma non perché un re è morto; per ragioni diverse: perché il modo in cui abbiamo vissuto, relativamente confortati, non funziona più. Non possiamo più fare delle cose che erano efficaci un po’ di tempo fa e nei nuovi modi di fare le cose siamo costantemente ad un incrocio, ci assumiamo dei rischi, non sapendo se i passi che abbiamo preso si riveleranno giusti o sbagliati, e anche guardando retrospettivamente, non riuscirai a sapere se le scelte che hai fatto sono giuste o sbagliate.
Nello stato di inter regno sei in movimento ma non sai da dove sei scappato, che cosa deve essere allontanato di quello che hai lasciato indietro, sai da dove stai arrivando, ma non verso dove.

A proposito di internet. Lei lo usa?

Lo uso, piuttosto frequentemente. Credo che sia un mondo senza faccia e senza legge; è proibito proibire su internet. Tutti utilizziamo i computer e siamo esposti a tutto ciò che accade nel mondo; saltiamo da una questione ad un’altra, distrattamente, tra le cose a cui siamo esposti, con l’assunto che siamo interessati alle cose…in internet siamo esposti alla diversità dell’essere umano.

La rete ti permette di fare 2 cose: avere accesso a qualsiasi tipo di conoscenza ti possa venire in mente; e d’altro canto ti permette di escluderti dalla reale natura del mondo. Puoi creare quello che vuoi; puoi comunque cancellare premendo un tasto; premi un tasto e le cose che non vuoi che appaiano sul tuo schermo non appaiono.

Qualsiasi cosa che sia spiacevole si può eliminare, cosa che invece non puoi fare se cammini per le strade di Bergamo, perché non puoi evitare gli altri pedoni per esempio; passanti che sono molto diversi da te e che potrebbero rivolgersi a te, potrebbero scontrarsi con, te potrebbero porti delle domande o potresti fargliene tu. O degli sconosciuti si potrebbero trasferire nell’ appartamento sopra di te. Qualcuno va al tempio di venerdì, qualcuno di sabato o di domenica; non puoi evitare queste cose nella vita reale, su internet invece sì, è molto facile sbarazzarsi dei problemi e creare una zona artificiale senza conflitti per te stesso, ma alla lunga è molto pericoloso, perché sei confinato, separato.

Capisci che si può utilizzare il computer per espandere i propri orizzonti, ma allo stesso tempo puoi usare il computer come una protezione contro il tumulto del mondo esterno.
Il dialogo reale non è quello in cui le persone ripetono quello che hai appena detto e ti applaudono, è una conversazione con persone che ti criticano, che sono diverse da te e rendono la tua vita spiacevole, e ti dicono “mi dispiace molto mio caro, ma in questo caso non hai per niente ragione.”
Ma se ti chiudi in queste camere dell’ eco – posti dove quello che senti è l’ eco della tua stessa voce -davanti a uno schermo di qualsiasi dimensione, e non sviluppi le tue abilità di dialogo, sei finito è la catastrofe, visto che queste abilità aiutano a diversificare il mondo.

Andiamo al cuore dei suoi concetti sulla società liquida è possibile essere solidi in una società liquida? C’è un compromesso tra solidità e liquidità?

Non dico che non stiamo cercando di creare solidità, ma prima che abbia il tempo di solidificare ciò che abbiamo creato, questo è subito rimpiazzati da qualcos’altro; il ritmo della vita è troppo veloce perché i materiali liquefatti si solidifichino.

Quando sciogli la realtà il liquido sciolto viene versato in contenitori in modo che possa solidificare in una nuova forma, nuove relazioni, nuovi sistemi di credito. Il problema è che ci vuole tempo, ma non glielo diamo e quindi queste strutture sono già datate prima che abbiano il tempo di solidificare.
L’ intervallo di memoria sta diventando sempre più corto, e la nostra attenzione si riduce sempre più, rattrappisce.

La nostra percezione del tempo oggi è puntinista; una serie di punti gettati in tutte le direzioni: non c’è linea di sviluppo, un punto dopo l’altro, ogni singola vita viene tagliata a fette in episodi.

Anche se proviamo a solidificare certe nuove forme, noi siamo volenti o nolenti consapevoli che tutte le cose che noi notiamo sono temporanee rimpiazziamo una sistemazione provvisoria con un’ altra egualmente temporanea.
Non c’è un piano della società liquida, nessuno pianifica di rendere la società liquida, ma proprio per via del soverchiante ritmo degli eventi non possiamo trattenerli a lungo nella nostra mente.
Se apri l’eco di bergamo e leggi il titolo della prima pagina i titoli sono lì per farti dimenticare dei titoli del giorno precedente. Si rimpiazzano continuamente .
La nostra percezione del tempo oggi è puntinista; una serie di punti gettati in tutte le direzioni: non c’è linea di sviluppo, un punto dopo l’altro, ogni singola vita viene tagliata a fette in episodi, ogni episodio ha un inizio ma sai che niente è per sempre.
L’idea di eternità è scomparsa dai problemi umani. Come reazione abbiamo la cultura dell’adesso.
Qualsiasi cosa vogliamo, la vogliamo ora. Possiamo concepire il mondo secondo lo schema del caffè istantaneo. Spargi il caffè nella tazza, un paio di cucchiaini, versi l’acqua calda e immediatamente ti godi il tuo caffè. Non devi aspettare. L’unico per cui si deve aspettare, volendo vedere, è il caffè freddo.

Passiamo all’ amore…

“Mi vuoi chiedere qual è la condizione dell’ amore nella società contemporanea ?”

Prima abbiamo parlato di internet. Stringere amicizie è tremendamente facile: twitter, facebook, messenger rendono la comunicazione facile, ma nel mondo reale farsi degli amici è molto più difficile. Richiede la fatica di presentarsi e rappresentarsi ma ciò che è ancora più difficile è l’essere pronti a dei sacrifici: quando ti innamori, ad esempio, due biografie si incontrano. Che hanno vissuto fino a quel momento circostanze diverse e producono differenti tipi di personalità. Se si è davvero innamorati l’uno dell’altro devi passare attraverso una fase di negoziazione. Il compromesso significa che entrambe le parti sono pronte ad un sacrificio per il bene di questa unione. In internet non devi passare attraverso questa verifica. Devi semplicemente aggiungere.
Cito sempre un dipendente di Facebook che aveva aggiunto 500 amici in una giornata: io ho vissuto per 89 anni e non sono riuscito a farmi 500 amici in tutta la mia vita. Quindi ovviamente è un diverso tipo di amicizia. E lo stesso si può dire delle relazione d’amore.

Anthony Giddens, il grande sociologo inglese, ha coniato il concetto di relazione pura, che rimpiazza il concetto datato del tipo di relazione in stile “finchè morte non ci separi”.
Se innamorarsi vuol dire stare insieme nel bene e nel male, allora è relazione pura, dice Giddens.
Cosa significa puro: le persone si uniscono perché si aspettano di ricavare soddisfazione da questa unione. Il problema è che per entrare in una relazione pura hai bisogno dell’ accordo di entrambe le persone, ma per romperla basta la decisione di un solo partner. Giddens sostiene anche che quando entri in relazione non devi impegnarti, non devi avere obblighi e fai un contratto valido fino a nuovo avviso. Ma in questo sono in disaccordo con lui: nella vita guadagni qualcosa e perdi qualcosa; dipende dalle esperienze personali da quanto sforzo ci metti. In ultima istanza si tratta della giustapposizione di due valori opposti, sicurezza e libertà. La sicurezza senza libertà è schiavitù, ma al tempo stesso anche la libertà senza sicurezza è una situazione molto infelice. Perché è sismica, in continuo terremoto, nessuno vorrebbe spendere la sua vita sulle pendici di un vulcano. Puoi scegliere: se preferisci un via o l’ altra. In ogni caso c’è da compiacersene.

L’amore non è una cosa da ridere. Io non dico che innamorarsi è la ricetta per una felicità continua, è la ricetta per un lavoro molto duro. Io credo che l’amore sia una cosa che possa accadere una volta e basta, o per sempre. Non è che ci si innamora e basta, fine della storia: quello è solo l’inizio. È l’inizio di un percorso molto duro e che dovrebbe venire riprodotto ogni giorno. Giorno dopo giorno. Senza fine.

Non pensa che la sua visione dell’amore liquido e solido, relazioni durature, sia, per così dire, conservatrice o tradizionalista?

Intendi le persone che si sono messe insieme e sono state insieme per diverse migliaia di anni? Intendi questo come visione conservatrice? Bene, forse. Ti raccomando un libro scritto da uno dei più profondi e provocatori scrittori francesi, Michel Houellebecq, La possibilità di un’isola *: secondo me è uno dei migliori libri scritti sulla distopia del XXI secolo, fino ad adesso. Voi combattete per la vostra auto-affermazione, per la vostra capacità di controllare la vostra vita. Siete, sfortunatamente, coinvolti, perché questa è la condizione attuale del mercato libero, vi viene dato il potere di competere con altre persone, nei quali vedete potenziali concorrenti per il vostro lavoro, relazioni o qualsiasi cosa.
Lo si chiama il “processo di individualizzazione”, questo è il termine in sociologia contemporanea.
Io la chiamerei il passaggio dall’utopia del giardiniere a quella del cacciatore. L’ utopia del giardiniere consiste nell’assunzione di responsabilità verso un giardino, di cui mi devo prendere cura; ovviamente ha degli aspetti molto spiacevoli, perché devi sradicare le erbacce, e se il giardino consiste in piante umane e ci sono delle erbacce devi estirparle o avvelenarle o isolarle: è l’utopia di un mondo in cui tutto dipende dai miei sforzi. Io ne sono responsabile. Il cacciatore al contrario s’interessa solo a nutrirsi in maniera temporanea, e se c’è della cacciagione che è ancora nella foresta non è un suo problema.

Io credo che lo stato perfetto non esista. E in secondo luogo che mi piacerebbe che esistesse. Fine della storia. L’umanità è basata sul fatto che siamo animali storici. E noi cambiando cambiamo la storia; che cambiando ci cambia. E la fine della storia significherà la fine dell’umanità.

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* Il romanzo di Michel Houellebecq si conclude con una poesia, scritta da Daniel25, clone neo-umano quasi-immortale, di un lontano Daniel umano:

La possibilità di un’isola – Michel Houellebecq

Vita mia, vita mia, mia antichissima vita,
mio primo voto mal richiuso,
mio primo amore infirmato,
sei dovuta ritornare.
Ho dovuto conoscere
ciò che la vita ha di migliore,
quando due corpi gioiscono della loro felicità
e si uniscono e riuniscono senza fine.
Divenuto totalmente dipendente,
conosco il tremito dell’essere,
l’esitazione a sparire,
il sole che colpisce al limitare
e l’amore in cui tutto è facile,
in cui tutto è dato nell’attimo;
esiste in mezzo al tempo
la possibilità di un’isola.