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Wikipedia Culture Club

Reportage

A cura di Davide Gritti

Fotografie di Sonia Caravia

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“Wikimania è il raduno annuale che celebra Wikipedia e i suoi progetti fratelli per la conoscenza libera con conferenze, discussioni, incontri, workshop e hackathon. Centinaia di contributori volontari si ritrovano per imparare e discutere dei progetti e delle loro criticità e potenzialità.”

Così recita la pagina Wikipedia di Wikimania 2016, svoltasi dal 22 al 28 Giugno nel piccolo comune di Esino Lario, Lecco.

Ci siamo stati venerdì 24 Giugno. Siamo arrivati subito dopo che Jimmy Wales, cofondatore di Wikipedia, abbandonava la vallata lariana, seguito dalla maggior parte dei media. Abbiamo girato tra le presentazioni, i membri delle comunità di Wikimedia, i volontari dell’evento e i 726 abitanti di Esino. Eccone un reportage, ovviamente zeppo di informazioni tratte da Wikipedia.

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Così sono le 14:00 del 28 Giugno 2016, mi trovo su una comoda sedia di plastica in quella che sembra a tutti gli effetti una sala comunale di un piccolo comune montano sopra il Lago di Como, ramo di Lecco, quando mi esplode la penna. Di fronte a me una ragazza batte con parsimonia la tastiera di un Asus 15”, il movimento leggero delle spalle fa ciondolare il grosso pass che porta, al rovescio, al collo.

Leggo un nome con la K, azzardo una richiesta di aiuto in inglese e ricevo una biro di quella che penso essere un’assicurazione olandese, ed un sorriso. Le assicurazioni olandesi sono molto costose ma estremamente efficienti, si sono espanse fortemente dopo la privatizzazione del sistema sanitario. Una lunga serie di definizioni Wikipedia ha portato qui me e la penna. Parte il primo dei molti applausi nei confronti di Wikimedia Belgium, Paese che da pochi giorni ha “vinto la battaglia” del Fredoom of Panorama. Una cosa di cui non sapevo nulla e che ora mi sembra fondamentale. Diventerà il leitmotiv della giornata, insieme agli adesivi sui computer e le prese di corrente disseminate ovunque.

Davanti a me, al microfono, User:Gnom, de-N, en-3, fr-2, it-2.

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Dietro di me ci sono 60 tornanti, 15 gallerie, 3 superstrade, 1 incontro puntuale con Sonia, la fotografa che mi accompagna, 1 spegnimento della sveglia e la scoperta che il popolo della Gran Bretagna si è lasciato stupidamente abbindolare da una manica di populisti oppure ha espresso un coraggioso alt alla tecnocrazia oppure n altre opinioni. Dove mi trovo ora? Probabilmente nel luogo di maggior concentrazione nazionale di spirito di iniziativa. Sicuramente nell’unica occasione in cui tutti consultano il loro laptop perché devono farlo. Davanti a me, al microfono, User:Gnom, de-N, en-3, fr-2, it-2.

Lukas Mezger è un avvocato di Amburgo, parla 4 lingue, clarinettista, membro di Wikimedia Deutschland dal 2008. Nel limbo tra i 25 e i 30 anni, Lukas manda delle slides che sono la sintesi della memetica e dell’uso consapevole del principio di associazione ideale, con ritratto di Diderot e claim “It’s Wikipedia Culture”, foto di giardini zen e domande lasciate lì.

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Mi sta molto più simpatico di Tobias Lutzi, che si sta scolando un bicchiere d’acqua dopo aver parlato per 25 minuti dell’intricato rapporto tra Diritto Internazionale e pagine Wikipedia in lingue differenti. Lutzi sembra un tedesco che si è laureato alla Sorbona e ora sta ad Oxford, ed è davvero un tedesco che si è laureato alla Sorbona e ora sta a Oxford, uno che sta portando al limite le capacità umane occidentali di ottenere conoscenza, prestigio e utilità per il genere umano. Mi piace anche lui, ma mi fa sentire in colpa. Lukas, con la sua t-shirt che ricorda vagamente la prima divisa della nazionale tedesca e gli adesivi sul pc, il suo inglese ottimo ma germanofono e il suo guardarsi attorno alla ricerca di comprensione sembra un essere umano, solo parzialmente straordinario.

L’argomento della presentation è la privacy come limite alla conoscenza. Abbozza un confronto tra la cultura americana della libertà e quella europea della dignità, tratteggia una definizione minima di privacy, espone esempi. Accusa agli autori di Wikipedia di essere spesso attenti solo alla loro privacy e prontissimi a violare quella altrui. Riceve l’attenzione di tutti, domande puntuali, mai retoriche, sempre interessanti.  Tutto è bellissimo.

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Quattro giovanissimi tedeschi con pass di ruolo speaker (come quello di Lukas) si siedono ciondolando accanto all’olandese che mi ha prestato la biro, avviano 1 MacBook, 2 Chromebook e 1 tablet non identificato e si mettono a scrollare pagine, ascoltando attentamente la presentazione e bevendo Coca-Cola senza zucchero. So che li incontrerò per tutto il giorno e non potrò fare a meno di indentificarli approssimativamente come dei veri esempi della generazione digitale definitiva.

Lascio la sala con grande dispiacere e le questioni legali alle spalle, una salita ripidissima per raggiungere un teatrino e l’ultima frase di Lukas che riverbera dalla sala comunale e si diffonde in tutto il borgo di Esino, tra Esino Inferiore e Esino Superiore, passando accanto al meraviglioso albergo in cui è ospite una comunità di migranti (chissà da quale Paese, non hanno pass identificativi).
La frase è “Sources are not excuses”. Le fonti non sono scuse.
Vengo superato dal trenino che fa la spola nei diversi spazi di Wikimania, già da qualche ora ho concordato con Sonia sul fatto che si tratti di una delle cose più belle che abbiamo mai visto, un trenino per bambini che trasporta wikipedians da 70 Paesi.

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Le minuscole carrozze aumentano sensibilmente la voglia di socializzare dei partecipanti, già estremamente amichevoli e volenterosi di farti sapere da dove vengono e di cosa si occupano, tra magliette di Wikipedia e altri progetti di attivismo digitale. Nella scuola elementare si sta immaginando le Wikipedia/media/data/ecc del futuro.

Nel teatro User:Ladsgroup racconta di Lessons learned building machines learning models for Wikidata, nessuno si meraviglia del titolo. Amir Sarabadani ha 24 anni e studia al Politecnico di Teheran . Si definisce bot operator, ovvero programma strumenti di automazione digitale. Sta sviluppando, ad esempio, un tool di rilevazione delle modifiche vandaliche, così da migliorare e velocizzare gli interventi di controllo. In realtà ha costruito un’intera libreria di strumenti, la Pywikibot.

La frase è “Sources are not excuses”. Le fonti non sono scuse.

Arrivo tardi e faccio in tempo a bere dell’aranciata (in ogni sala adibita a incontri o conferenze è presente un angolo bibite free con 4 diversi tipi di caffè, 2 the e bevande gassate e non; le minuscole macchinette del caffè generano espressi ottimi ma a temperature prossime alla fusione della tazzina in plastica). Chiedo a Sonia riscontri dalla lezione a cui ha partecipato: uno spagnolo illustrava come migliorare le competenze fotografiche; mi risponde che forse la lezione era degna di nota ma lo schermo di proiezione era troppo piccolo perché fosse comprensibile a distanza.

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Non ho le competenze per immaginare a pieno e capire se quello che Amir ha sviluppato funziona (sembra di sì), se il pubblico approva le sue riflessioni (sembra di sì), se a fine presentazione un timido sviluppatore si avvicina ad Amir, si presenta con una forte stretta di mano e gli dice quanto sia felice del suo lavoro e di poterlo finalmente incontrare di persona dopo mesi di collaborazione via etere (sembra di sì). La sensazione di trovarsi in mezzo a 40 persone che stanno sviluppando piattaforme sostanzialmente vitali per l’umanità, senza poter capire più del senso letterale delle parole pronunciate è probabilmente paragonabile ai pensieri dei pesci quando vedono gli uomini pulire e cambiare i sassi nell’acquario: è utile e ti ringrazio tantissimo perché mi fai vivere meglio, ma vorrei capire quello che stai facendo.

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Molto prima delle 1600 (il programma non prevede i due punti nella tabella oraria, passo la giornata ad immaginarmi un continuo passaggio nei secoli) siamo nella palestra comunale: bellissima moquette di erba sintetica, sedie verdi, caffè bollenti.

Alex Stinson dal Kansas è User:Sadads, en-us, fr-1, la-2, de-2. Alex è un digital humanist, ovvero si occupa di informatica applicata alla letteratura, all’archivistica e ai beni culturali. Quello che fa mi sembra molto più vicino al lavoro un enciclopedista del 1790 che a quello di un ricercatore italiano in una qualsiasi materia. Tiene una presentazione sulle fonti di Wikipedia, sul loro ruolo e sull’importanza di espandere sempre di più la referenzialità e quindi la verificabilità di quello che si scrive.
La presentazione comprende la pagina wiki sull’orientamento della carta igienica.

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Stiamo parlando di GLAM, ovvero di documentabilità pubblica di archivi. Ha una dialettica terribilmente affascinante e coinvolgente. Passo tutta la presentazione a immaginare che questo presunto fascino esista solo nella mia testa e che nella comunità di Wikimedia Alex sia una sorta di uomo comune al limite della noia; tale riflessione vale in generale per tutto quello che ho visto e sentito a Esino Lario, al punto che, giunto a casa intorno alle 1900, mi sono convinto essere questo il paradosso: la specializzazione dei contesti rende sempre più difficile un vero dominio delle situazioni, siamo sempre più o completamente fuoriluogo o completamente onniscienti.

La presentazione comprende la pagina wiki sull’orientamento della carta igienica.

Wikipedia esiste per dare a tutti la “sum of all knowledge”, la conoscenza libera e paritaria, e la sua comunità persegue i suoi scopi in piena libertà e trasparenza, con una ossessione per la democrazia e il rispetto reciproco. Sono stato nel luogo in cui il paradosso di cui sento tanto la presenza cerca di essere annullato.

La lezione che arriva da questa immersione è che di fronte a qualsiasi affermazione o evento della vita puoi alzare un cartello, chiedere la fonte, e poi scrivere una voce.