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In visita al più grande esperto di musica brutta

15/09/2017
Persone

A cura di Nicola Feninno

Fotografie di Oliviero Caronna

Francesco Roggero, il protagonista di questa storia, sarà presente sabato 16 settembre, al Mare Culturale Urbano, a Milano, per un simposio di musica diversamente bella. L’evento è inserito in Mai più senza – Il festival dell’assurdo, che si svolgerà tra il 16 e il 17 settembre.

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Arpeggio di chitarra.
Qualche anno fa, dopo la morte di suo marito, mia nonna ha conosciuto un altro uomo, più giovane di lei. La nonna Anna aveva più di 70 anni, e lui Lodovico, ne aveva oltre 60. Ma era ancora un bell’uomo, forte, robusto e con un fascino selvaggio. Lodovico aveva passato oltre 40 anni della sua vita a spezzarsi la schiena come capocantiere e aveva costruito praticamente tutta la riva veronese del lago di Garda. Era un tipo ruspante, uno abituato alla vita del cantiere, uno di quelli che quando devono pisciare mollano la cazzuola e pisciano lì sul posto, dove si trovano, davanti a tutti.
Pausa.

La casa di Francesco – il nipote della nonna Anna – è un bilocale zeppo di vinili, di cd, di giochi che conserva da quando era bambino, di gadget della Nintendo, in un angolo ci sono una dozzina di campanacci da batteria customizzati de “Il culo di Mario”, che era la sua band, i componenti erano due – come le chiappe – ma poi hanno litigato e si sono divisi. Di fronte alla finestra c’è lo schermo piatto della tv, che dev’essere di una cinquantina di pollici, è acceso perché ci sono dei giochi della Playstation in download – a Francesco la Playstation non piace, lui è un nintendista oltranzista, ma i colleghi gli hanno chiesto di scaricare dei giochi, a spese dell’azienda, che ha deciso di mettere una saletta relax con una consolle aziendale. È un’azienda che si occupa di televendite, Francesco fa il producer, scrive le schede prodotti, appronta le strategie di presentazione; le sue categorie di pertinenza sono: elettronica, giocattoli e giardinaggio.

Di fianco allo schermo della tv c’è quello del pc, con le casse da cui usciva il pezzo che io ho piazzato nell’incipit dell’articolo, una storia vera, che riguarda la nonna di Francesco, ma anche la maglietta che indossa in questo momento. Il pezzo l’ha messo in pausa perché mi ha detto che vuole andare con ordine, e che poi ci torniamo a sua nonna e alla maglietta. Mentre me lo diceva io sono stato catturato dallo sguardo di Frank Zappa – cupo o sornione, non si capisce mai – appena sopra lo schermo del pc, stampato su un cartonato che funge anche da appendiabiti.

Il bilocale di Francesco è ricavato in un ex convento di suore risalente al Quattrocento, che viene soppresso nel 1792, per essere poi acquistato per farne propria dimora da Domenica Berra (1771 – 1835) avvocato, che “nel 1808 fu sostenitore del tentativo di allevamento delle pecore provenienti dalla Spagna, per migliorare la qualità della lana” (Wikipedia); poi – con ogni probabilità – l’immobile è stato acquisito da qualche agenzia, che l’ha venduto o affittato (non so) a Francesco, il nipote della nonna Anna. A poche decine di metri da qui c’è la fermata della metropolitana: Crescenzago. Poi viale Palmanova. La tangenziale est di Milano, eccetera. Si sentono le campane della vicina Abbazia di Santa Maria Rossa, “da non confondere con la Chiesa di Santa Maria la Rossa alla Conca Fallata” (Wikipedia).

Francesco è uno dei due fondatori di Orrore a 33 giri, “webzine indipendente che vuole portare ai lettori i sapori di musiche italiane e internazionali marginalizzate dalla massa solo perché strane, diverse o semplicemente brutte” (dalle info della loro pagina facebook).

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Ora faccio parlare direttamente lui:

“Orrore a 33 giri si occupa di dischi brutti. Abbiamo iniziato in due nel 2006 – io e Vittorio, che adesso vive a Dublino – cercando la roba che a nessun altro interessava. E poi ci siamo resi conto che interessava a molti. Il trash non c’entra, o comunque non c’entra solo il trash, che ha fatto il suo botto alla fine degli anni ’90, con una scia lunga per tutto l’inizio del 2000. Cos’è il trash? È imitare un modello alto, di successo, fallendo miseramente. Ma è un concetto che è morto con Tommaso Labranca, secondo me. Togliamo quest’etichetta, e facciamola più semplice: io credo che sia molto più interessante una ragazza di provincia che cerca di imitare la Nannini, senza riuscirci, che la Nannini stessa, che è se stessa e chissenefrega. Il clone ti racconta lo spirito di un’epoca – lo zeitgeist – molto più dell’originale. Noi andiamo a cercare queste cose. Noi la chiamiamo musica diversamente bella. Io sono di Brescia. Cosa c’è di bello a Brescia? I resti romani. E cosa resta, di solito, del passato? Quello che è basso. Le fogne, le terme, oggetti gettati in butti, fossili incastonati nel suolo. E noi ricostruiamo quelle epoche a partire da lì. Come dall’imitatrice della Nannini.”

“E cosa resta, di solito, del passato? Quello che è basso. Le fogne, le terme, oggetti gettati in butti, fossili incastonati nel suolo. E noi ricostruiamo quelle epoche a partire da lì. Come dall’imitatrice della Nannini.”

Una scatola gialla con un punto di domanda, come quelle di Super Mario, cinque Batman alti una decina di centimetri, in cinque divise d’ordinanza differenti, alle spalle di Francesco, che è nato a Brescia, poi si è trasferito a Foligno un anno dopo il terremoto del 1997, perché sua madre voleva stare vicino alla nonna, che abitava lì. Infine Milano, per iscriversi alla Bocconi.

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“Ho frequentato il corso di Economia per l’arte, la cultura e le comunicazioni. Mi sono laureato. Un giorno accendo la televisione e vedo “Markette”, di Chiambretti…cazzo, io voglio lavorare lì! Mando il curriculum. Mi prendono e inizio a fare uno stage; non retribuito, naturalmente, di sei mesi. Va bè, però era figo. Poi mi assumono, divento redattore, poi adattatore testi, poi autore. E da lì ho iniziato a lavorare in tv: Mediaset, MTV, Magnolia, eccetera. E poi tutto ha smesso di essere quella figata per cui avevo iniziato. A 25/26 anni mi sono rotto il cazzo. È arrivata questa azienda che fa televendite, ci ha offerto l’indeterminato a tutti…in televisione l’indeterminato non esiste, praticamente. Il progetto era bello, non sono le televendite di Vanna Marchi, quelle cose non funzionano più, è finita quell’epoca. Sono lì da 7 anni, non sono mai stato così a lungo nello stesso posto. Quando sono andato via da Chiambretti per andare a fare le televendite tutti mi hanno detto, Ma dai coglione, dove vai, stai qui! Tempo un mese mi hanno richiamato quasi tutti, dicendo: Oh, non è che hai un lavoro da offrirmi?
A parte questo, faccio anche lo spogliarellista. Con un gruppo di Brescia, ci chiamiamo “I belli e impossibili”. Siamo spogliarellisti comici: c’è quello che pesa 200 chili, io che ne peso 59.
Sei un amica della sposa e devi organizzare l’addio al nubilato: non chiami gli spogliarellisti veri. Non hai il coraggio. Così chiami noi che comunque ci spogliamo, ti facciamo i giochini un po’ erotici, e ti facciamo vedere la carnazza. Funziona perché noi ci crediamo come quelli veri.”

Francesco è l’autore del video 10 minuti di fettine panate, 542.805 visualizzazioni finora. Scandisce il numero con orgoglio. Mi porta verso gli scaffali dove ci sono i vinili sistemati in perfetto ordine alfabetico. Mi chiede se voglio vedere cose strane.

“A parte questo, faccio anche lo spogliarellista.”

“Carlo Conti che con il nome d’arte Konty, da ragazzino, faceva italo disco. Eccolo qui: “Trough the night”, s’intitola. Vittorio Sgarbi che legge poesie d’amore di John Donne, Andrew Marvell e William Shakespeare. Alessandra Mussolini che fa un disco prodotto in Giappone, con pezzi in italiano, inglese e giapponese. Poi ci sono quelli che chiamo gli illustri sconosciuti: cassieri, avvocati, ingegneri o idraulici che a un certo punto hanno preso i propri risparmi e hanno deciso di incidere un disco. Devo farti sentire Ned Lad Uranio. Un giorno si è presentato nel cortile della sede di MTV; io lavoravo lì. Lui ha incontrato un mio collega, gli ha stretto la mano, gli ha detto Piacere, sono Ned Lad Uranio! Ecco, tieni e gli ha allungato il suo cd, masterizzato. Il collega è venuto da me, e mi ha detto A te mica piace la musica brutta? Ecco tieni e mi allungato il cd. Senti, questa è “Magic bambina”, traccia 7.

Play, base midi.

Magic bambina
non sei la prima che
come aspirina
va giù.

Magic bambina
rompi la rima
ora e anche prima
qui.

Magic bambina
rimaniamo puro istinto
che a voler l’amore è avvinto,
e se c’è chi ne è convinto
anche solo per un quinto
esce dal suo labirinto
hic et nunc.

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“Magic bambina” continua a scorrere in sottofondo, mentre Francesco mi versa una birra e riprende a parlare.

“Le cose strane sono quelle involontarie. Anzi non è la definizione giusta. Sono quelle per cui tu non hai alternative a fare quella roba lì. Non le fai perché sono strane, ma perché è quello che sai fare. Nell’arte uno dovrebbe fare quello che è capace di fare. Il culo di Mario, il mio vecchio gruppo, ad esempio, era un gruppo che non aveva nessuno motivo per funzionare, eppure proprio per questo funzionava. Ci siamo sciolti in un momento topico, prima dell’ultima tappa della trilogia. Il primo album si chiamava ‘Dovete’, il secondo ‘Tutti’, il terzo ‘Sucare’ doveva ancora uscire. Prima di ‘Sucare’ ci siamo sciolti. Ed è un peccato.
Ma non mi sono fermato, e adesso ho fondato gli Auroro Borealo, che sono solo io. Il 9 ottobre è il mio compleanno, ed esce l’album di esordio di Auroro Borealo. Ti faccio sentire ‘Poveri ma poveri’, traccia 1.”

Ritornello:

Brutti ma belli
vecchi ma nuovi
stronzi ma buoni
poveri ma poveri.

La storia musicale di Francesco inizia con i Pay, una band punk rock che suonava in tutta Italia. Il suo ruolo era quello dell’operaio del rock ‘n roll: fare applaudire il pubblico, far partire fuochi d’artificio dalle mani, esplodere palloncini. Parliamo di Nintendo. Scopro che esiste dal 1889, e che all’inizio producevano carte da gioco. E che il nome Nintendo significa “lasciare la sorte al cielo”. Me ne torno a casa con un campanaccio custom shop de Il culo di Mario, che Francesco mi ha regalato. Prima di salutarlo – non si è dimenticato – rimette il pezzo che racconta la storia vera di sua nonna e della maglietta che oggi indossa. Che riprende così:

Il primo matrimonio di Lodovico era naufragato, perché aveva conosciuto una donna romena, molto più giovane di lui, che dopo poco tempo l’aveva lasciato tenendosi la casa, il fienile e tutti i soldi. Solo e frustrato, Lodovico non ha trovato altro confronto se non nell’alcol, per colpa del quale una sera ha investito in automobile 2 passanti, e non contento ha dato fuoco al fienile di casa sua, ormai di proprietà della sua ex romena. Il problema è che Lodovico abitava a Lundo, piccolo paesino di montagna a nord della parte trentina del Lago di Garda. Lundo è fatta di legno e roccia, più legno che roccia, e le case sono tutte vicine per mantenere meglio il calore.
Quindi dando fuoco al fienile Lodovico ha inavvertitamente e repentinamente incendiato l’intero paese. Non appena sono arrivati i vigili del fuoco, la polizia e quindi la stampa, Lodovico ha guadagnato un prestigioso soprannome: il piromane di Lundo. Da qui la storia non è ben chiara, perché la nonna Anna è sempre stata abbastanza reticente. Sappiamo solo che a Lodovico hanno tolto la patente, e probabilmente deve avere passato qualche tempo in gattabuia.
Quello che è certo è che anni dopo, quando l’ha conosciuto, mia nonna era felice con lui. L’abbiamo improvvisamente vista rifiorire. Facevano le scampagnate di nascosto in motorino, senza patente, ovviamente. Aspettando il cambio della guardia della municipale a Torri del Benaco, per sgattaiolare e tornare indietro. Mia nonna si sentiva finalmente libera e spensierata. Lodovico era il suo Marlon Brando e lei di contro si occupava di lui, era persino riuscita a farlo smettere di bere. Erano belli, erano vivi, erano innamorati. Poi Lodovico ha cominciato a stare male, forse per i troppi anni di alcolismo, forse per la vecchiaia, forse per la troppa libertà, piano paino si è affievolita la sua indole tenebrosa. Ora è in ospizio a Bardolino e ogni tanto mia nonna lo va a trovare. Un giorno aprendo il guardaroba di mia nonna ho trovato una t-shirt verde e fucsia, con una fantasia anni 90 e dei buchi giganti qua e là. La nonna mi ha detto che quella maglietta era di Lodovico e che potevo prenderla, tanto a lui non sarebbe più servita. Quella maglietta bruttissima la porto spesso e con orgoglio.
E questa è la storia di come il piromane di Lundo ha fatto parte della mia famiglia.

Stop.