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L’uomo delle nuvole

Dal Magazine

A cura di Davide Gritti

Fotografie di Sonia Caravia

A cura di Davide Gritti
Ritratti di Sonia Caravia
Fotografie dall’archivio di Claudio Cassardo

Claudio Cassardo è un fisico dell’atmosfera dell’Università di Torino, dove è nato nel 1963. Dal 1991 fotografa nuvole. La sezione meteophoto del suo sito web personale raccoglie oltre 200 foto di nuvole incontrate negli ultimi ventuno anni di vita. Siamo andati a sfogliarle con lui per rileggere il tempo passato. E scoprire che esiste anche una meteorologia interiore.

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I – Il tempo del ‘76

Nel 1976 un tredicenne residente a Baldissero Torinese, sulle colline di Torino, scrive una lettera indirizzata agli studi RAI di Roma, all’attenzione del colonnello Edmondo Bernacca del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare. Il colonnello Bernacca, il primo meteorologo televisivo della storia italiana, è il conduttore di “Che tempo fa”, in onda alle 19.50 sul Programma Nazionale, ribattezzato quell’anno Rai1.
Nella lettera il ragazzo domanda cosa deve fare per diventare un giorno meteorologo. La risposta: una laurea in Matematica o in Fisica.

Nel 2016 Claudio Cassardo, l’autore di quella lettera, siede nell’ufficio più grande del Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino.
L’ufficio è al primo piano, da qui si vede il palazzo di fronte e, con un certo sforzo, uno spicchio del cielo sopra Torino. L’edificio è stato aperto nel 1986, nello stesso anno è stato tenuto il primo corso di Fisica dell’atmosfera in Italia. Come il segno di un destino con una determinazione fortissima, Cassardo era tra gli studenti di quel corso. “Da piccolo – ricorda- ogni mattina, per primissima cosa, dovevo sapere che tempo ci fosse fuori”. Durante il nostro incontro il cellulare squillerà una sola volta con una suoneria xilofonica. “è la sigla di “Che tempo fa”- spiegherà Cassardo- Che io sappia siamo in due in Italia ad averla”. In una borsa di tela ha una bottiglia di Schweppes con poca acqua di rubinetto, una bottiglia di alcol, una pompa di bicicletta. L’occorrente per creare una nuvola in bottiglia. Se una nuvola è, come mi spiega, un’entità in continuo divenire, che nel formarsi è già formata, che ci circonda costantemente, la vita di una persona è un lungo attraversare e essere attraversati da nuvole che non si formano e nuvole che si formano.

Se una nuvola è, come mi spiega, un’entità in continuo divenire, che nel formarsi è già formata, che ci circonda costantemente, la vita di una persona è un lungo attraversare e essere attraversati da nuvole che non si formano e nuvole che si formano.

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II- Il battesimo della neve

Gli chiedo di mostrarmi la foto più vecchia, dove due nuvole impalpabili si perdono nel cielo, figure di sfondo. “Questa è la vista da casa mia a Baldissero Torinese. È il 19 aprile del 1991, neve al suolo due giorni dopo la grande nevicata”. Il 1991 è ricordato come l’anno dell’eruzione del Pinatubo, una delle ultime eruzioni vulcaniche che influirono sull’andamento della temperatura media globale. Ma il 17 ed il 18 sono ricordati per la neve in pianura, praticamente in tutto il nord Italia. All’epoca il Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino aveva una stazione di misura a Trino Vercellese, sulla torre di 120 metri costruita accanto ad una centrale nucleare mai attivata. “Partimmo di prima mattina in cinque. Ricordo che consultai il numero telefonico 1911, che all’epoca era praticamente l’unico mezzo per sapere qualche valore meteo in giro per l’Italia, e sentii che, nel nordest, faceva parecchio freddo. Quando i colleghi mi videro, vestito col giaccone pesante e gli scarponi, mi presero bonariamente in giro. Io continuavo a ripetere: Guardate che arriva”. Più tardi la porta di uno dei boxes del laboratorio si sradica e comincia a volteggiare per la campagna. La portiera di una macchina si spalanca e si richiude violentemente, incrinandosi. Il gruppo fa ritorno verso Torino come spinto dal vento. In città cade la neve, i torinesi girano in bicicletta e passeggiano a maniche corte, tutti tranne il nostro metereologo.

(1)19 aprile 1991, Baldissero Torinese, Italia – “Foto storica, che documenta l’intensa nevicata iniziata il 17 aprile”

III- Il cielo riflesso sul fiume

Il 17 agosto 2000 Claudio Cassardo è a bordo di un battello sul fiume Han, che bagna Seul, in Corea del Sud. È arrivato nella capitale coreana tre giorni prima, per presenziare a delle giornate di studio sulla sostenibilità idrica. L’organizzatore del congresso ha pensato di affiancare al gruppo di studiosi una guida locale, una ragazza, che nelle pause di lavoro illustri la città. Claudio Cassardo le chiede di posare insieme in una foto sul battello. Subito dopo fotografa il panorama. Le increspature dell’acqua generate dal motore del battello si stagliano in un angolo, le nuvole occupano il cielo con forza. È il cielo nel momento dell’incontro con la donna della sua vita, che diventerà, dopo due anni di amore intercontinentale a diecimila chilometri, sua moglie. “Il duemila è stato l’anno in cui è cambiata la mia vita”, racconta Cassardo. Ha incontrato la moglie e ha ottenuto il posto di docente a Torino.

Le increspature dell’acqua generate dal motore del battello si stagliano in un angolo, le nuvole occupano il cielo con forza.

(2)17 agosto 2000, Seoul, Corea del Sud – “Un giro sul fiume Han, che divide in due la città, fino all’estrema periferia, sotto un cielo carico di stratocumulus”

Troviamo una nuvola significativa di quel periodo diviso.  26 novembre 2000, siamo in un altro continente. “Questa nuvola taglia a metà il cielo, molto densa da una parte e inesistente dall’altra. Questo è il parco di Christchurch, Nuova Zelanda. C’è una città, finita la città non c’è nulla. Questa è una singola nube, il vento l’ha trasportata probabilmente dal mare, si è creata tra la divisione mare e terra, per l’umidità”.

(3)26 novembre 2000, Christchurch, Nuova Zelanda – “Un altostratus spesso e grosso divide il cielo di Christchurch quasi esattamente in due porzioni”

I muri della casa in cui vive oggi, racconta, sono decorati da molti ritratti della coppia, le foto del matrimonio e quelle dei viaggi. Le foto scattate dal meteorologo inquadrano sempre parte del cielo. Le foto della moglie, che nel frattempo in Italia è diventata sommelier, cercano più spesso le persone. Cassardo mi mostra sul suo computer la foto di una vigna di Riesling nei pressi di Dresda, scattata a settembre del 2016. In quell’occasione accompagnava la moglie, giudice in un concorso vinicolo. La foto è divisa in due: una metà di nuvole e l’altra metà incontrata sul fiume Han. La rivediamo in una foto del 2006, in compagnia della statua di Massimo d’Azeglio, al Parco Valentino di Torino. “Il 19 febbraio – ricorda Cassardo – un minimo barico straordinario fece abbassare di colpo la temperatura, portando 10 cm di neve in città. Nella foto si capisce bene quanto fossero grandi i fiocchi”.

IV- Trilogia

Marzo 1997, nel quartiere parigino di Pigalle un turista scatta una foto.
Agosto 2005, sugli spalti dell’Arena di Verona uno spettatore scatta una foto.
Giugno 2005, ad un matrimonio a Chivasso un invitato scatta una foto.
Le didascalie di queste foto recitano:
Marzo 1997, Paris. Il famoso Moulin Rouge sotto un banco di tenui cirrocumulus.
10 agosto 2005. All’arena di Verona il cielo è solcato da innocui cirrus sotto un banco di cirrostratus, per cui la minaccia di pioggia non si realizza e così abbiamo potuto ammirare la Turandot qualche ora più tardi.
18 giugno 2005, zona di Chivasso. Mentre gli amici Nicola e Debora stanno facendo la festa di matrimonio, dal giardino della festa si vede questo meraviglioso tramonto del Sole tra due cumulonimbus, il più grosso con l’incudine, e non ho potuto non scattare questa foto.

Il turista, lo spettatore e l’invitato sono la stessa persona.

V- Nuvole basse, vene piccole

Il 26 giugno 2001 Claudio Cassardo punta ancora la macchina fotografica e scatta verso il cielo, dalla piazza centrale di Lhasa, il “trono di Dio” a quattromila metri, la principale città del Tibet. Le montagne più alte sono nascoste da grandi banchi di stratocumulus. I giardini al centro della piazza sono pieni di fiori, nei dintorni coltivano il riso. Ciò è possibile perché il clima è particolarissimo, è tutto molto alto e l’ambiente e il cielo si comportano di conseguenza: quattromila metri tibetani sono come duemila metri alpini. Le nuvole sono schiacciate rispetto a quelle occidentali, sembrano mezze nubi, perché si formano ad altezze già elevate e poi si schiacciano quando finisce l’atmosfera, il loro habitat. Il cielo è troppo piccolo per contenerle.

In quei giorni le vene del meteorologo sono troppo piccole per contenere i globuli bianchi che si sono dilatati per l’altitudine. Lavora per delle misurazioni su un lago a cinquemila metri, sopra Lhasa. Il cervello è in costante deficit di ossigeno. Ha la febbre a 38°C, ogni sforzo fisico gli costa moltissimo. Mangia tanto ma continua a perdere peso, 7 kg in una settimana. Uno di quei giorni ha freddo, sente il bisogno di prendere il giubbotto che si trova ad una rampa di scale di distanza. Decide di fare le scale di corsa, per non far attendere i colleghi. Corre, arriva al giubbotto, cade sul pavimento senza fiato e quasi perde conoscenza, rimanendo così a fissare il soffitto.

Corre, arriva al giubbotto, cade sul pavimento senza fiato e quasi perde conoscenza, rimanendo così a fissare il soffitto.

(4)26 Giugno 2001, Lhasa, Tibet, Cina – “Il cielo in pianura era sereno, mentre le cime delle montagne circostanti erano nascoste da grossi stratocumulus”

VI- In assenza di nuvole

“Il 1993 è stato un anno importante, ho ottenuto il mio primo incarico accademico, ad Alessandria. Nello stesso periodo è morto mio padre, nemmeno un mese prima. Un dolore molto forte”. Con vorace curiosità chiedo di mostrarmi qualche meteofoto del 1993. Non ci sono: l’album di quell’anno non è con gli altri, conservati a casa sua, forse è rimasto nella casa paterna. Deluso da questa assenza capisco che la meteorologia interiore non è una scienza esatta, perché sono sempre troppe le nuvole che, sfogliando e rincorrendo la memoria, non si trovano o mancano al conto di una vita.

La meteorologia interiore non è una scienza esatta, perché sono sempre troppe le nuvole che, sfogliando e rincorrendo la memoria, non si trovano o mancano al conto di una vita.

Non si trovano, disperse tra i troppi scatti: “una nuvola lenticolare – nube a forma di lente che si forma per azione delle onde orografiche, il vento che si abbatte sui crinali di montagna – la più bella che si possa vedere e fotografare”; “le fotografie dell’Australia, dove sono stato nel 2000, non ho portato con me quell’album”.
Mancano soprattutto migliaia di nuvole passate ogni giorno sopra l’ufficio e sopra il tetto coperto di strumenti meteorologici dell’Istituto di Fisica, attraverso le giornate del meteorologo. Mancano tutti gli altri momenti di una vita, milioni di altre nuvole.

In una bottiglia di plastica, con poca acqua e poco alcol portati a 3 atmosfere con una pompa di bicicletta, e scossi dal professore di Fisica, vediamo formarsi una nuvola. Claudio Cassardo copre con un dito un piccolo foro sul tappo della bottiglia. Mentre la nuvola si dissipa, sorride e guarda nella bottiglia: “ora lì dentro sta piovendo”.

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