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Quando la realtà va oltre l’afflizione – intervista alla Morte

30/06/2016
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La morte da sempre è la condensazione di una vita. È sull’andito dell’estrema soglia che si tirano i conti, si giudica e si assolve o condanna. E se questo è vero per gli individui, vale anche per le società, che degli individui sono la somma. E dal loro rapporto coi morti si capisce il giudizio che i vivi hanno di sé stessi. Dunque ho fatto quello che non si fa più: ho parlato con morte, per vedere nel suo specchio il riflesso della nostra cultura.

Il primo pilota di colore nero – intervista a Domenico Mondelli

24/05/2016
DOMENICO MONDELLI - home

DOMENICO MONDELLI - home
Un figlio adottivo reale e metaforico, che pure nel momento peggiore ha mantenuto un’inspiegabile fiducia nelle istituzioni. Infine dimenticato dagli stessi enti che ha servito, i quali pur di non fare i conti coi punti bui del loro passato hanno rinunciato a rivendicare quello che fu probabilmente il primo pilota di colore della storia.

Come avere 18 anni e cambiare le sorti di una guerra lunga 100 – intervista a Giovanna d’Arco

10/11/2015
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La ragazza in catene che ho di fronte non è ancora ventenne. Ha un volto pulito, un portamento orgoglioso – quasi sprezzante – e un corpo grazioso, per quanto tenti di nasconderlo dietro a dei vestiti maschili e dei capelli troppo corti. È difficile credere che sia stata usata prima come vessillo militare e che dimostrò poi di sapere tener testa ai capitani dell’esercito francese.

Nasci incendiario, muori re – intervista a Jean-Baptiste Bernadotte

01/10/2015
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La Rivoluzione ha reso la società fluida come non lo era stata mai. Una persona abbastanza intraprendente può scalare molte posizioni sociali e accumulare grosse fortune, a patto di sopravviverle… Bernadotte, un uomo affabile e dai modi gentili, guascone di nascita e carattere, ha compiuto l’ascesa più straordinaria di tutti: da piccolo borghese è arrivato ad essere incoronato re.

Un sincero figlio di puttana – intervista a Ernest Hemingway

08/07/2015
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L’uomo che mi osserva sorridente accanto alla finestra è un sincero figlio di puttana. Ha un volto pieno e altrettanto si può dire del suo corpo, gonfio di cibo e vita. In mano tiene una bottiglia di whiskey; alle sue spalle, appesa al muro, c’è invece un ritratto di famiglia. Sono otto persone. Quattro moriranno suicide: il padre, Ursula, Leicester e il più celebre di loro: Ernest.

Non fate la guerra – Intervista a Francesco Giuseppe

27/05/2015
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Il Gran Ciambellano bussa alla porta dei Cappuccini annunciando “L’imperatore d’Austria, re d’Ungheria, signore di Boemia, Dalmazia, Croazia e Slavonia”. “Non lo conosciamo” rispondono i frati da dentro. “Sua maestà” ribadiscono da fuori, ma l’ingresso ancora resta chiuso. “Francesco Giuseppe, un povero peccatore”: la porta finalmente si apre e il feretro è condotto all’interno, portandosi con sé la grandezza di Vienna, un impero, un intero secolo e forse la stessa Europa.