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La tomba nella roccia – da qualche parte tra Tarquinia e Tuscania

RIPadvisor

A cura di Leone Belotti

Fotografie di Jennifer Gandossi

RIPetr0Scenografia +++++
Empatia +++++
Memoria +

Devi conoscere i posti, e addentrarti nei boschi. Calarti negli alvei, inerpicarti, sudare. I sensi all’erta, sei un’anima in pena, un dio-cane da fiuto in cerca di segni ultraterreni. Poi una strana calma ti avvolge, e inoltrandoti per fitte vegetazioni cominci a regredire nelle generazioni, nelle civiltà passate. In te rivive e ti guida tuo nonno, poi suo nonno, e così per 25 volte, e passo dopo passo risali 100 generazioni, 2500 anni. Ti ritrovi nel 500 prima di Cristo, e tra i rovi riconosci l’imbocco di un dromos, il tunnel d’accesso alle camere sepolcrali. Ti avvicini con cautela, sei attratto, hai paura.

Entri, stringi l’accendino, ma resisti alla tentazione di fare luce, aspetti che gli occhi si abituino. Poi ti sdrai sul letto scolpito nella roccia, poggi la testa sul cuscino di pietra, azzeri la memoria e sei nel regno delle ombre, in empatia ultraterrena. E finalmente senti la tua appartenenza a questo humus preistorico, e la coincidenza della tua inquietudine, del tuo essere ombroso, con il mistero dello spirito etrusco. Ed ecco che dentro questo seno di tenebra vaghi tesori lampeggiano e intorno a te scoppiano le risate, i canti, le danze sfrenate, l’odore dei cibi speziati, e le pareti prendono vita con scene di caccia e d’amore, e la gioia di vivere è al massimo grado, perché la vera festa, il vero lusso, è la morte.

Ma migliaia sono le tombe senza nome, in questo cimitero diffuso che occupa un’intera, grande regione geo-storica

Le tombe più note hanno nomi che sono programmi, inviti after party, al termine della notte: la tomba della Regina, dei Giocolieri, dei Baccanti, del Cacciatore, del Cervo, del Cinghiale, della Scimmia, dei Leopardi, dei Tori, dei Leoni, degli Scudi, dei Troni, del Triclinio, dell’Alcova. Ma migliaia sono le tombe senza nome, in questo cimitero diffuso che occupa un’intera, grande regione geo-storica, l’Etruria-Tuscia, costituita dalla “fascia del tufo” tra il Tirreno e il Tevere, puntellata di città scavate, scolpite (Tarquinia, Tuscania, Sovana, Sorano, Pitigliano, Civita, Orvieto) e disseminata di necropoli, tombe nella roccia, a tumulo, a dado, ipogee, a camera, a camino, a piramide.

E ti può succedere, mentre fai il morto nella tomba etrusca, di sentire improvvisamente una carezza, un fruscio, e un alito caldo e fetente: spalanchi gli occhi terrorizzato, e hai davanti il muso di una pecora, o di un cavallo, che t’interroga muto: cosa ci fai nella mia stalla?