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Il cimitero marino

07/09/2016
RIPadvisor

A cura di Leone Belotti

Fotografie di Michele Perletti

cimitero marino leone belottiScenografia +++++
Empatia +++++
Memoria +++++

Sète, 20 km da Marsiglia, 1917: lo sguardo di Paul Valéry corre dal piccolo camposanto “vista mare” della sua città all’orizzonte marino. Improvvisa, un’intuizione: smisurato, infinito, il mare è il vero cimitero.

Massa di calma, inerzia strana, ma piena di forza: il mare dorme fedele sulle tombe.

Dopo tre anni, pubblica “Il Cimitero Marino”, quasi il controcanto dei Sepolcri, capace di smitizzare, oltre alla poesia romantica, la retorica allora imperante dei cimiteri monumentali. Tutta la poetica del Cimitero Marino deriva dalla citazione in epigrafe (da Pindaro): Anima mia, non aspirare a vita immortale, ma esaurisci un compito fattibile. Non hai bisogno di monumenti, lapidi o croci. Avrai la più umile, la più nobile delle tombe possibili.

Alcuni decenni dopo, il suo concittadino Brassens riprenderà il discorso, e con una “boutade” chiederà alle autorità di “essere sepolto sulla spiaggia” (ma in Tunisia effettivamente ci sono cimiteri “in spiaggia”). Oggi sono entrambi nel cimitero “vista mare” di Sète.

Ma il desiderio latente, è quello di essere affidati al mare.

Ti dissolvi nell’elemento base della vita: l’acqua.

Un corpo che si inabissa, e si allontana in silenzio dalla luce, dalla superficie. Quanti film abbiamo visto con questa sequenza, così precisa nel rendere il momento del distacco, del lasciare andare chi muore. Alla fine, torniamo nel mistero da cui proveniamo, nel ventre liquido della terra. Sei risucchiato, inghiottito, in pochi istanti e per sempre. Ti dissolvi nell’elemento base della vita: l’acqua. Quel giorno a tua madre si ruppero le acque, oggi le acque si chiudono su di te. Un parto amniotico al contrario, a ritroso.

Chi ha perso qualcuno in mare, sentirà sempre nell’onda che s’infrange la sacralità, la spiritualità del mare. Memento mori e inno alla gioia, insieme, ecco il finale del Cimitero Marino: S’alza il vento! L’onda in polvere balza sulle rocce! Bisogna tentare di vivere!