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Fly away – Cimitero di Orio al Serio

01/05/2017
RIPadvisor

A cura di Leone Belotti

Fotografie di Michele Perletti

Invece del solito trip certe volte è meglio un rip. RIPadvisor è la nostra rubrica di reportage cimiteriali: un racconto fotografico e narrativo aldilà dei luoghi comuni.

Valutazioni:

Cipressi    ++
Pietre        +
Eros          ++
Thanatos  +++++

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Domenica mattina di primavera, un piccolo paesino col suo cimiterino quadrato, banale. Il vialetto con i cipressi, le vecchie in bicicletta. Quiete, pace, atmosfera lounge-rip, con qualche cip-cip di passerotti. Entriamo. Ordinato, pulito, quattro cappelline, i colombari perimetrali, il prato centrale con le tombe a terra.

Improvvisamente gli uccellini smettono di cinguettare. Un istante di silenzio perfetto. Poi un tremolio, una vibrazione viscerale della terra e dell’aria. Un lamento che cresce, diventa un ruggito, un urlo disumano. L’ombra di una croce nera oscura il prato, e dai tetti dei colombari sorge l’enorme mostro infernale, il moderno Leviatano, il mega uccello con la pancia bianca. Ti incombe sopra, ti soggioga col suo boato, poi ascende nei cieli con volo a spirale. E i passerotti riprendono a cinguettare. Hai altri due minuti per riposare in pace.

Il cimitero di Orio al Serio è un locus paradoxus, il cimiterino suburbano ritrovatosi in pochi decenni nell’occhio di un ciclone, interamente avvinghiato dai super-flussi della vitalità di massa, sulla rotta di decollo dell’aeroporto più intenso d’Italia, tra le bretelle d’accesso di Oriocenter e il tratto autostradale più trafficato d’Europa. In un container sul retro giacciono i resti del povero aereo che quest’inverno è atterrato lungo, finendo qui la sua corsa. C’è pure il percorso ciclo-pedonale, dove sfilano schiere di dannati col trolley.

Improvvisamente gli uccellini smettono di cinguettare. Un istante di silenzio perfetto. Poi un tremolio, una vibrazione viscerale della terra e dell’aria. Un lamento che cresce, diventa un ruggito, un urlo disumano.

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Piacerebbe a Dante, questo luogo di contrappasso. Il traffico non lo senti, tutto insonorizzato. Ma ogni due o tre minuti il cielo si oscura, l’ombra della croce nera, la grande pancia bianca rutilante.

Un’enorme pressione di vivi brulicanti intorno (80.000 persone oggi all’Oriocenter) grava su poche centinaia di defunti locali (hit cognomi: Cagnoli, Carissoni, Crotti, Facchetti, Fadini, Longhi, Preda).  I poveri morti accettano con santa pazienza la mancanza di silenzio, che è la base del rip, e sfoggiano sottili ironie, e lapidarie: Vi amerò dal cielo come vi ho amato sulla terra. Da lassù proteggo i miei cari. Ora vado dove il sole non tramonta mai. L’amore ci ha uniti in terra, l’amore ci unirà in cielo.

Davanti alla cappella dei caduti, la lapide della vedova Bombardieri. Dentro: Abbattuto nei cieli di Bosnia in missione di pace 1992. Al centro del prato, la statua di un Gesù punta il dito al cielo, indica esattamente l’aereo che sorge di fronte a lei. Il nome di famiglia? Airoldi.

Usciamo. Al bar del paese due parole con i vivi. Chiedo: Ci si abitua? Risposta: No, ma l’aeroporto paga i vetri tripli e l’aria condizionata a tutti. Un altro dice: Però il giardino non lo vivi. Un aereo al decollo inquina come mille auto. Il tizio con la Gazzetta: Mille in più mille in meno, quante ne passanosull’autostrada? E i tir?

Chiedo: Ci si abitua? Risposta: No, ma l’aeroporto paga i vetri tripli e l’aria condizionata a tutti.

Ma la vera risposta ai problemi “respiratori” di Orio, era già là, a caratteri cubitali, sull’arco d’ingresso del cimitero: INTER ELECTOS TUOS RESUSCITATI RESPIRENT. Traduzione: l’aria buona, nella prossima vita.

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