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Requiem vista lago

28/01/2016
RIPadvisor

A cura di Leone Belotti

Copia di lion2

Scenografia +
Empatia +++++
Memoria ++++

In cerca del vero lusso, che non è un diamante, andiamo a Tavernola, piccolo borgo di pescatori sulla sponda bergamasca del lago d’Iseo. Abbarbicato a mezzo monte, incombente sull’abitato, introvabile, ecco un cimiterino assurdo, verticale, dominante, teatrale, scenografico.

Insegna/slogan d’ingresso: HODIE MIHI CRAS TIBI  (oggi a me, domani a te).

Architettura: vedi questo piccolo complesso con vista (sight) per defunti, e capisci (insight) che le schiere di seconde case con finiture di pregio sono pallide imitazioni. Il parcheggio qui non è interrato, ma aereo, e dall’alto scendi nella zona residenziale.

Negli upper flats a gradoni, trovi la common people, e come spesso accade nei piccoli paesi isolati, hanno tutti gli stessi tre cognomi (un tripudio di Bettoni, Colosio e Fenaroli, più qualche Foresti e Martinelli).

Dopo qualche minuto d’incanto, sei annichilito, è troppo, insostenibile, realmente mozzafiato, e capisci che anche l’eternità in dose eccessiva uccide, come e più dell’eternit.

Nel garden-dehor panoramico trovi cristiani d’altri tempi; marinai, pescatori, soldati, maestrine innamorate del Duce e arcipreti arcigni. In posizione defilata, a ridosso della chiesa, l’ossario, in forma di curiosa “mecca” bianca, un cubo di cubicoli, ti attira e comunica potenza, una vera opera concettuale.

Ma è il panorama l’elemento davvero ultraterreno, davanti hai Montisola e come fondale il monte dei Trenta Passi, con quelle creste plissettate, che forse hai già visto al Louvre (Leonardo lo ha usato come landscape per le sue Madonne must). Dopo qualche minuto d’incanto, sei annichilito, è troppo, insostenibile, realmente mozzafiato, e capisci che anche l’eternità in dose eccessiva uccide, come e più dell’eternit.

Romanticismo: nel dehor un florilegio di donne giovani e belle, misteriose, incarnazioni di creature letterarie, siamo nell’immaginario “woman in lake”, e non penso alla bortolina Lucia su quel ramo del lago, ma alla Marina-Malombra di Fogazzaro, alla Tosca di Tarchetti, e naturalmente alla Pazza del Segrino, penso alle fatalmente femmine della boheme/scapigliatura Milano-laghi, Eros e Thanatos di nuovo insieme, dopo secoli di donne/angelo mezze smorte (Lauretta, Beatrice).

Silenzio: durante la mia visita, un susseguirsi di rumori e dissonanze; dalla strada lamenti di scooter smarmittati (motori impiccati per la forte pendenza); dal lago il ruggito degli off-shore; dal monte un cane che da qualche parte latrava, e altri due ri-abbaiavano in sensorround. Aggiungi un vecchio con bastone e vocione in show parade, ogni tre passi si ferma davanti a un loculo, annuncia l’ospite, e fa un commento (“La mia capa!”, “Guarda dove sei finita anche te”). Davanti a un baffone: “Mio suocero! Te si che stai bene!”. E a nostro beneficio: “Lei c’è ancora, e anche sua figlia!”. Al che la giovane donna che lo accompagna/accudisce, spiega: “Che sarebbe mia madre”. In questi casi è bene accennare una smorfia da acidità di stomaco, e sussurrare un: “Capisco”.