Persone, luoghi e altre storie
Il Magazine
Abbonati

Quel branco di banchi – Sgombero al liceo Mascheroni

06/12/2017
Reportage

A cura di Mirco Roncoroni

Fotografie di Davide Volpi

Il Laboratorio Triciclo della Coperativa Ruah di Bergamo ha compiuto 20 anni di attività. In una serie di reportage cercheremo di trasmettere quello che è il senso del loro lavoro. Partiamo dagli oggetti per raccontare le storie delle persone che li hanno posseduti restando sul confine fra realtà e immaginazione, lasciando che siano anche gli oggetti stessi a raccontarcele.

_DSC9424

Kumasi, Ghana, fine anni Novanta. Dal campo di calcio della scuola elementare la polvere sale come vapore. Le gambe sottili dei ragazzini, i piedi scalzi, un pallone, due porte senza reti. Inhusa gioca a centrocampo. Nella sua classe sono in 49 e lui non ha mai mancato un giorno di scuola, gli piace, gioca a calcio con i compagni. Ora il caldo e la terra gli seccano la gola, la partita del torneo tra scuole sta per terminare. Qualcuno cade a terra, l’arbitro fischia il rigore. È lui a calciarlo, sbaglia, e la sua squadra perde.

“Ho buttato via il rigore. Tutti erano arrabbiati con me. Era una partita importante”. Inhusa Dopo anni lo racconta come una confessione, vicino all’orecchio, poggiandomi una mano sulla spalla, mentre camminiamo il corridoio del liceo Mascheroni. Lui e due colleghi della squadra sgomberi del laboratorio Triciclo sono qui per ritirare del materiale. Abbiamo seguito il tacchettio della “Direttrice dei Servizi Generali e Amministrativi” Adele – che qui chiamano semplicemente “la nostra segretaria” – fino al bar, per la colazione: cappuccio, brioches, una copia del giornalino della scuola.

_DSC9280

Ora quel materiale giace accatastato sotto i nostri occhi, nell’ala est del cortile dell’istituto, ai margini di un atrio circolare che collega in orizzontale due padiglioni della scuola e che divide, in verticale, due grossi magazzini al primo piano e nel seminterrato.

Il furgone del Triciclo, poco lontano, in testa al parcheggio dei docenti, ha già la bocca spalancata e pronta a fagocitare una gran quantità di legno e ferro: Mouake, Lamin e Inhusa, tridente ivoriano-ghanese, stanno per riempirne lo stomaco con banchi di scuola, nemmeno troppo vecchi ma ormai inutilizzabili.

Il furgone del Triciclo, poco lontano, in testa al parcheggio dei docenti, ha già la bocca spalancata e pronta a fagocitare una gran quantità di legno e ferro.

Anche negli inferi del liceo Mascheroni sono i banchi a dominare la scena. Di ogni tipo e condizione. E finalmente rispuntano testimonianze scritte dell’umanità che li ha vissuti: “SIGNORI BUONASERAH”, “VENDO CROMOSOMI”, “SANTA FREGNA”, “BRUCIA LA BICI”, “KAFFÈÈ!”, “GRIPPO VELO DI MAIA”, “GRIPPO FUTURISTA”, “INVIDIATEMI IN SILENZIO”, “COME UN CATERPILLAR – TI APRO LA COSCIENZA CAZZO”.

“Da quel giorno l’oggetto a cui sono più affezionato è il pallone” continua Inhusa, ora ha 25 anni e un figlio di quattro mesi. Lo dice con uno di quei banchi caricato sulle spalle, con la testa piegata sotto l’asse in compensato verniciato di bianco, e le braccia avvinghiate alla struttura in metallo arancione. Bei pezzi di ferro e di legno, tutto sommato.

_DSC8978

“Questi banchi non sono più a norma” interviene Adele, con una voce terribilmente pacata e conciliante, come di chi sentisse il dovere di scusarsi; una voce miracolosamente udibile tra le sferragliate del carrello trasportatore in dotazione al tridente, già in piena operatività. Carrello che Lamin, poco prima, aveva indicato come l’oggetto di maggiore importanza nella sua vita lavorativa.

È tutta colpa di quel ripiano inclinabile e del gancio regolabile sottobanco che se mal manovrato Dio non voglia possa schiacciare e ferire le braccia, i polsi, le mani, le dita, le unghie, finanche la dignità di qualche studente. Troppo rischioso. Per questo non c’è più spazio per loro – i banchi s’intende – nemmeno nel deposito. Nessuna seconda occasione per questi oggetti, così per come sono ora, se non quella di convertirsi chimicamente e continuare a vivere e diventare cose nuove, da inserire in nuove vite, dentro nuovi spazi.

C’è tanta dignità in questi oggettoni. Ogni singolo banco di quel branco di banchi accatastati ha avuto il suo piccolo posto nelle vite di molti, è stato parte dei periodi di vita che solitamente si ricordano con maggiore nostalgia. Privilegi non da poco per un oggetto. Così, insieme a quei banchi, il tridente carica un pacchetto intero di esperienze, di tempeste ormonali e bigliettini nascosti e schiacciatine all’origano e sigarette rollate sottobanco per risparmiare tempo all’intervallo. E chissà che altro. Sta tutto nel furgone del Triciclo ora.

_DSC9946

“L’abbiamo portata qui noi tutta questa roba” dice Liberata, bidella al liceo Mascheroni da 25 anni e in attesa di un pensionamento che non arriva mai. “Mettiamo sempre ordine negli archivi. Questa come vedi è una scuola pulitissima. La nostra segretaria ci tiene”. Insieme a un paio di colleghe si è preoccupata di pulire i banchi con spugna e detergente prima di accatastarli fuori dal magazzino, come se anche lì qualcuno ci si dovesse sedere e seguire una lezione.

Sparpagliati qua e là tra le gambe dei banchi spuntano altri oggetti, residuali: un tavolino pieghevole, gli scheletri di alcune sedie, un ombrello con targhetta “Susino”, un manico di scopa rotto, un manico di scopa integro, un cestino vuoto con sportello a pedale, una borsa sportiva vuota, la scatola di un telefono “Gigset”, uno sgabello e un cartone pieno di vecchi, mitici floppy disk, spuntati dallo scatolone come fossili dalla pietra. Su uno di questi una scritta, come un’epigrafe: “2^N – voti I quadrimestre – A.S. 93/94”.

_DSC9893

Nel frattempo, il carrello trasportatore continua a sferragliare avanti e indietro, dai banchi al furgone, dal furgone ai banchi. Per un breve tratto accompagna gli studenti che corrono lungo il perimetro del parcheggio. Fanno il “test di Cooper”, intramontabile appuntamento dell’ora di educazione fisica.

Sul bordo di uno dei banchi sgomberati spunterà, a fagiolo, una vecchia scritta: “COOPER INFAME”. E guardando le facce paonazze dei ragazzi in corsa, probabile che chi scrisse l’invettiva non si riferisse all’ex allenatore dell’Inter, Hector Cuper (cfr. 5 maggio, Lazio-Inter).

Sul bordo di uno dei banchi sgomberati spunterà, a fagiolo, una vecchia scritta: “COOPER INFAME”.

I ragazzi corrono. Il campanile della chiesa parrocchiale di Santa Caterina, poco lontano, rintocca le 11. Se ne scorge la punta. Mouake, dal ventre del furgone, ottimizza gli spazi come può. Deve starci tutto. Sotto la maglietta porta l’oggetto per lui più importante, un collanina con un piccolo elefante, simbolo della Costa d’Avorio. Un regalo di sua madre.
“C’è anche della roba da portare via nel magazzino qui sotto” gli ricorda Liberata.
“Va bene. Lamin, Inhusa, scendete voi?”.

Laboratorio Triciclo sgombero

Giù, nello scantinato c’è uno strano odore. Di cantina, si capisce. Mischiato a qualcosa che ricorda l’incenso liturgico. All’olfatto si direbbe una cripta, questo magazzino. Addossato alla parete, un quadretto con il ritratto più iconico di Gesù Cristo (“Gesù Cristo” su Google immagini: il primo). Se ne sta parcheggiato lì, con altri quadri di dubbio gusto, tra pacchi di carta igienica e una carriola arrugginita ricolma di sale grosso. Ci sono resti di computer, scaffali con faldoni, montagne di sedie, un proiettore, pala e rastrello, un cartello segnaletico: “P – riservato presidenza”.

Addossato alla parete, un quadretto con il ritratto più iconico di Gesù Cristo (“Gesù Cristo” su Google immagini: il primo).

_DSC9968

Riemergiamo che le porte del furgone sono già chiuse. Mouake sta firmando la bolla, dall’abitacolo suona della musica. Non resta che tornare in sede, smistare i materiali e portarli in discarica. Distruggere, trasformare, ricreare. Più in là due ippocastani stanno sfogliando, spargono l’autunno sul cortile. Raccoglieranno primavera.

“Le ceneri che stan di vita prive,
Testifican la morte a l’uom che vive:
Ma quella polve, che qui vedi unita,
Sen giace testimon d’un’altra vita”.
[Epigramma di Lorenzo Mascheroni, matematico e letterato]

 

Quello che avete appena letto è il racconto di uno sgombero svolto in collaborazione con Laboratorio Triciclo – Ritiro, Riuso Riciclo. Ognuno degli oggetti descritti o fotografati in questo reportage può essere trovato e adottato nel negozio dell’usato in Via Cavalieri di Vittorio Veneto 14 a Bergamo.
Attività e missione di Triciclo: laboratoriotriciclo.it  cooperativaruah.it