Persone, luoghi e altre storie
Magazine
Books

Natura viva con insetti

Persone

A cura di Melissa Ghidini

Fotografie di Mattia Rubino

Non ho mai giocato a Pokémon Go.  Però, dei Pokémon, avevo l’album delle figurine, una cotta per entrambi i tizi del Team Rocket e mi piaceva Jigglypuff. A parte l’album delle figurine che prende polvere in solaio, non ho mai collezionato nulla.

Scrivo “Pio Pitigliano” su Google, perché non mi ricordo il suo nome per esteso e ho perso il biglietto da visita. Appare qualcosa su Instagram.

juls8412: In quel di Pitigliano, subito all’inizio del borgo, andate a trovare Adrian Americo Pio Mackenzie Cook (sì, ha tutti questi nomi!😆) : è un bravissimo pittore, ma se entrerete nel suo “museo”, vi illustrerà orgoglioso la sua enorme collezione non di quadri, bensì di insetti (e non solo), spiegandovi con passione tutte le caratteristiche delle specie presenti, teca per teca, e vi racconterà come le ha trovate e catturate.
se vi fanno impressione ragni, scorpioni e coleotteri, evitate…in caso contrario, ne uscirete sicuramente arricchiti!

pio_natura_viva_con_insetti7

Tutto vero.  Adrian Americo Pio Mackenzie Cook, nasce a Milano nel ’54 e a Pitigliano ci vive dagli anni ‘80. Morte e vita si intrecciano nella sua grotta di oggetti, teche colme di insetti, conchiglie e fotografie di famiglia. Siamo andati a trovarlo e l’abbiamo sorpreso a dipingere un quadro. All’inizio è lui a farci domande. Cosa vogliamo sapere? Vogliamo fare la visita?

Intravedo una fotografia in bianco e nero. Ritrae un bambino mentre mostra e sostiene una teca con qualche insetto:

“Questo sono io a undici anni. Avevo undici anni quando già pensavo agli insetti. Questo è un agnus imperato. Questa è mia nonna, questa è mia madre. Questo qui è il mio bisnonno e quel signore lì che sta in piedi, è Winston Churchill che all’epoca era cadetto, ed era agli ordini del mio bisnonno.”

La sua collezione, ci dice, è di tipo storico e comprende teche ed esemplari che ha ereditato dalla nonna o appartenenti a predecessori o collezionisti scomparsi. L’ha rilevata nel tempo.  Un lavoro di raccolta e cura al quale ha dedicato più di vent’anni. È a dieci anni che Pio inizia a collezionare, anche se a livello amatoriale. Raccoglie delle scatole, non ha molti soldi e suo padre-padrone è un uomo che preferisce la cinghia al rapporto con i figli. La passione di Pio si intensifica. Viene preso di mira da tutta la scuola per questo suo interesse nell’osservare gli animali soprattutto durante la defecazione. È proprio in questi momenti, ci spiega, che i coleotteri e gli stercorari emergono dal terreno e lo lavorano prima che si secchi.

“Questo sono io a undici anni. Avevo undici anni quando già pensavo agli insetti.”

Anche Satoshi Tajiri da bambino catturava e collezionava insetti, veniva chiamato Mr Bug e si interessava soprattutto agli scarafaggi. Questo molti anni prima che si appassionasse ai videogiochi e diventasse il creatore dei Pokémon, con l’intenzione di digitalizzare quell’esperienza, condividerla e renderla accessibile al resto mondo e soprattutto per chi non avesse l’opportunità di esperire la natura, di osservarla, di cristallizzarla. Non sapevo questa cosa quando abbiamo incontrato Pio. Non sapevo nemmeno chi avesse inventato i Pokémon.
Penso all’interesse di Pio come ad un gioco meticoloso, contro il tempo. Una pratica rituale, quasi religiosa, connessa alla necessità di incorniciare, contenere e conservare le fasi effimere della vita, dello sviluppo. Un esercizio alla cura del dettaglio, del particolare.

pio_natura_viva_con_insetti6

Gli insetti devono essere secchi per mantenersi nel tempo. Non so nulla di come si debbano trattare. Scopro che per conservare gli insetti è necessario costruirsi una “camera umida” – una scatola che contenga l’insetto e i materiali utili per ammorbidirlo (fazzoletti e acqua generalmente). Questo procedimento rende le articolazioni flessibili in modo da poterle riposizionare senza causare danni all’esemplare.

Negli anni Pio si è occupato anche di restaurare collezioni. Il restauro dell’insetto, ci dice, è molto simile al lavoro del meccanico. Se manca un’unghietta, un articolo, un pezzo di antenna… devi avere i pezzi di scorta. Poter utilizzare lo stesso individuo è raro, ma bisognerebbe almeno averne uno della stessa famiglia o genus, da poter utilizzare e smontare in caso di bisogno.

Parliamo del rapporto che storicamente l’uomo ha avuto con gli insetti. Gli insetti, ci dice, venivano venerati in tutto il mondo. C’è un insetto che mangia il parassita della carruba, pianta fondamentale nel Borneo, a Sumatra, unica fonte di sostentamento in luoghi dove non cresce nulla. L’insetto si traveste da seme e sta attaccato alla pianta. Appena il parassita si avvicina, se lo mangia. Gli Induisti gli hanno dato un posto tra le divinità attraverso la simbologia dell’omega, che riprende la forma di questo insetto.

Gli domando se sa qualcosa della figura dello scarabeo per gli Egizi. Pio ci racconta che lo scarabeo è lo stercorario del cammello e dà origine alle oasi. Ogni animale necessita del suo stercorario, ospite dello sterco che trasforma in cibo non solo per sé, ma per tutti. Lo sterco da solo non fertilizza, brucia tutto. L’insetto è necessario per lavorare il terreno, per la torba. Pio ci dice che durante la seconda guerra mondiale una grande quantità di ovini e bovini fu trasportata in Australia, senza tener conto degli insetti ospiti. L’intera zona del Queensland rischiò così di trasformarsi in deserto e in seguito vennero introdotti gli stercorari dei paesi d’origine per i rispettivi animali.

pio_natura_viva_con_insetti2

In Giappone pare siano molto avanzati nello studio degli insetti. In Italia le cose sono un po’ diverse. Pio ci fa notare come spesso si osservi l’insetto non in quanto collaboratore, ma dal punto di vista agronomico, delimitandone lo studio e l’approfondimento. Abituati a considerare l’insetto come nemico, lo chiamiamo parassita. “Ogni insetto ha un ruolo ed è con l’esperienza, con l’andare sul campo e osservare come vive, che puoi scoprirlo.  L’insetto va visto anche con una chiave di lettura antropologica.”

Parliamo di una microfauna che regola tutto. Anche le zanzare, ci dice Pio, servono come nutrimento per altri animali come il geco o il pipistrello. Il geco si posiziona in un punto cardinale della stanza e spalanca la bocca, aspettando che si posino zanzare e moscerini per poi richiuderla nel momento più opportuno. La zanzara è importante per il geco e il geco è importante perché con i suoi escrementi produce zinco, prezioso per l’ambiente.

Abituati a considerare l’insetto come nemico, lo chiamiamo parassita.

“Le zanzare sono un fattore chimico necessario all’ambiente. Nella chiave agronomica c’è sempre l’inutilità, si finisce sempre alla parola inutile. Siamo noi inutili, non la zanzara o la cimice.”

Parlando di gechi Pio si ricorda di un ippopotamo che da bambino andava a visitare con la famiglia allo zoo di Milano.  Era sdentato e un poco malconcio. Da casa o passando dal mercato, portavano sacchi di verdura andata a male “Quattro, cinque chili. Borsate di roba che gli buttavamo in bocca. Lui stava lì così, immobile, con la bocca spalancata. Poi, d’un tratto, chiudeva la bocca. Come io quando mangio la fiorentina, uguale.”

pio_natura_viva_con_insetti4

Pippo l’ippopotamo era un pupazzo blu dalle lunghe ciglia. Nato per sponsorizzare pannolini ai tempi del carosello, è sopravvissuto agli anni ’90, trasformandosi poi in contenuto digitale sotto il nome “Pwipper” (lo trovate su Twitter, potete anche scaricare una App a lui dedicata). Forse Pio lo intravedeva negli anni ’60, quando non era in collegio dai preti a Santa Maria Maggiore. Ci dice che qui ha rischiato di subire violenze. Suo padre, uno dei fondatori della Plasmon, è distaccato, assente, non si interessa alla vita dei figli, “erano cose di poco conto”. In un momento di pericolo, Pio telefona all’autista di suo padre. Antonio è un uomo di Aci Trezza, scelto dal padre per sostenere la famiglia, si rivela una figura di riferimento, soprattutto per Pio.  “Antonio, Antonio ho paura, ti prego, ho paura questo prete così e così.”

Antonio parte con la Fiat 1100, senza dire nulla alla famiglia di Pio. Una volta arrivato gli dice di lasciar perdere i vestiti e di salire in macchina. Pio sente un gran gridare, un casino. Antonio menerà il prete e in collegio Pio non ci metterà più piede. Arrivano in una casetta ai piedi del Monte Rosa. Qui vive la madre della donna di servizio e qui Pio rimarrà durante la settimana, all’insaputa del padre. A conoscere la situazione e ad aiutare Pio c’è anche la nonna, che scrive un mandato di responsabilità e affida la situazione ad Antonio.

Pio ci racconta che il mondo degli insetti è riuscito a proteggerlo, che nei suoi quadri riprende le forme degli insetti, della natura.

pio_natura_viva_con_insetti8

I solifugi sono animali simbionti. Stanno sotto il ventre di altri animali e vivono in simbiosi con esso. Si nutrono dei parassiti. Il rinoceronte ha un uccello che lo sceglie e che lo accompagna per tutta la vita. La cernia, i suoi pesciolini. Anche gli insetti si aiutano tra loro. Le formiche soldato, ad esempio, hanno bisogno delle Atta per nutrirsi. Vengono imboccate: “C’è una necessità di una verso l’altra. Devi stare alle regole in natura. Queste cose sono manuali di morale pazzeschi.”

Pio ci racconta che il mondo degli insetti è riuscito a proteggerlo, che nei suoi quadri riprende le forme degli insetti, della natura. “La mia pittura è un parametro dalla genesi fino a qualcosa che sta segreto. Nessuno doveva violarlo quel mondo. Tu sviluppi una cosa, una fede, una religione che si mescola con il colore, con gli insetti, una visione del mondo dove capisci che non è inutile quello che ci circonda. Cominci ad osservare quello che fa un animale. Te ne accorgi.”

Continuiamo a parlare della sua pratica, della pittura e del collezionismo, dei motivi per cui la gran parte dei ricercatori considera il mondo degli insetti in chiave utilitaristica. È questione di produzione forse, non è ai fini del mercato sapere queste cose. Pio ci sottolinea la necessità di documentare il tempo, gli eventi della vita. Il senso della sua pittura e della sua collezione, ci dice, è quello che ha fatto, che ha vissuto, che ha provato. Parliamo della figura dell’artista: “Devi parlare della tua vergogna, del tuo male. Ecco, quella è la cosa di cui devi parlare. Quello che ti turba, che ti fa piangere, quello, quello, quello. Del resto frega un cazzo.”