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Cinéma Trouvé: Oh! Uomo (2004)

10/01/2015
>5 min

Si dice: è morto da eroe. Perché non si dice mai: ha subito una splendida, eroica mutilazione? Si dice: è caduto per la patria. Perché non si dice mai: si è fatto amputare entrambe le gambe per la patria? Il vocabolario della guerra è fatto dai diplomatici, dai militari, dai potenti. Dovrebbe essere corretto dai reduci, dalle vedove, dagli orfani, dai medici e dai poeti.

[Arthur Schnitzler]

CT_Oh! Uomo


Film:
Oh! Uomo (2004)
Regista: Yervant Gianikian & Angela Ricci Lucchi
Lingua: Muto con intertitoli italiani

Avvertenza: con l’anno nuovo, non risolvendosi a chiudere quella fogna che si trovano per bocca, Cinéma Trouvé e Videobored provano almeno a farsi più sintetici (e, ci si augura, più essenziali).

 

In ideale accoppiata con torneranno i prati (film del mese sull’ultimo CTRL cartaceo), anche Oh! Uomo è un’opera che affronta l’inutile carneficina della Prima Guerra Mondiale con sguardo “umano troppo umano”. Non è fiction, a differenza del malinteso atto di accusa di Olmi, ma un film di montaggio, non meno radicale e ammutolente, fatto di found footage e scorie documentarie. I morti di quel conflitto tornano a interrogare i vivi, come nel classico antimilitarista J’accuse di Abel Gance, o appunto come nello stesso torneranno i prati, sin dal titolo fraintendibile (e in effetti frainteso/preinteso) come un retorico e sedativo “addà passà ‘a nuttata”, quando all’esatto contrario è un assalto d’intransigenza all’amnesia ciclica e irreversibile di “noi vivi”. Con Prigionieri della guerra e Su tutte le vette è pace, Oh! Uomo è parte di una trilogia dedicata alla guerra ’14-’18 da Gianikian e Ricci Lucchi, chirurghi di lembi d’immagini dimenticate e teorici del senso della visione, dell’impatto della memoria, della necessità di ritornare sul passato per rileggerlo, riviverlo, liberarlo. Il film/saggio Oh! Uomo compie così un affondo critico simile a torneranno i prati, ma tra le pieghe cliniche dell’immagine documentaria, recuperando materiali d’archivio oscurati e rimossi, dove scorrono, provenienti da diversi fronti, i filmati medico-militari delle ferite di guerra subite da anonimi soldati e bambini, menomati in guerra (i primi) e deformati dalle sue conseguenze (i secondi). Si sfoglia così uno scioccante campionario anatomico dei cosiddetti “effetti collaterali” del primo conflitto mondiale, che agghiaccia e commuove nel venir meno del corpo (come dell’equilibrio mentale) e nel comparire delle protesi artificiali chiamate a surrogarlo. Questi corpi mutilati o deturpati urlano di dolore anche nei sorrisi forzati dall’obiettivo, costringono nel loro stesso persistere afono a guardare in faccia le conseguenze umane della guerra (di ogni guerra), e ribadiscono con sguardi che non necessitano di altre parole come non esistano eroi né caduti né reduci, ma solo uomini – che dalla macchina bellica, senza più posto per marsine e bandiere, vengono automaticamente ridotti a carne da macello. L’invito, sottinteso, è a guardarsi con i propri occhi.

IL FILM

 

a cura di Dario Incandenza

 

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