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Che questo giardino sappia dare a tutti tanta pace

23/08/2017
Persone

A cura di Nicola Feninno

L’Oasi WWF Valpredina, di Cenate Sopra, è uno dei luoghi in cui si svolgerà il festival Fiato ai Libri, interamente dedicato alla lettura. Gli appuntamenti vanno dal 7 settembre al 21 ottobre. Qui trovi il programma completo: https://fiatoailibri.it/

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Cenate Sopra, Bergamo. Oasi WWF di Valpredina. Tutto tace, a parte gli uccelli. Ho un appuntamento. Sul muro dell’edificio che ospita il Centro Visite della riserva naturale c’è una targa in pietra: “Che questo giardino sappia dare a tutti tanta pace. Enzo e Lucia Bardoneschi”.

Sul vetro della finestra un foglio di carta: “Ai visitatori del Centro Visite. Le macchie nera a terra sulla porta d’ingresso e su questa finestra sono state causate dal lancio di due bottiglie di olio di motore da parte di un vandalo la notte del 28 aprile scorso. Ci scusiamo per il disagio.”

Suono al campanello. Non risponde nessuno. Intorno ci sono novanta ettari di terreno, che si arrampicano sul versante meridionale del Monte Misma: tutti dichiarati area protetta. Ci sono gufi reali, civette, allocchi, sparvieri, falchi pellegrini, poiane, volpi, faine, tassi, caprioli, ghiri, ricci, scoiattoli, si è fatto vedere anche un cervo, nel torrente Predina ci sono gamberi di fiume (rarissimi), la salamandra pezzata (nera e gialla) è il simbolo della riserva. Passano una decina di minuti. Mentre inganno il tempo scopro sul web che il Monte Misma è noto per l’estrazione di pietra cote; serviva per affilare le lame. I romani, duemila anni fa, ci mandavano i prigionieri di guerra ad estrarla.

Decido di suonare di nuovo. Sento lo scampanellio. Probabilmente prima non avevo esercitato abbastanza pressione. Gloria scende dalle scale. Mi apre.

GLORIA SIGISMONDI: Piacere, sono Gloria. Benvenuto.

IO: Piacere.

Sulle pareti della sala sono appesi dei pannelli, che raccontano tutto quello che c’è da sapere sulla flora, la fauna, la storia di questo luogo. Il versante meridionale del monte Misma, ove attualmente si estendono i boschi della Riserva Naturale di Valpredina, nel corso di centinaia di milioni di anni ha cambiato il proprio aspetto a seguito di avvenimenti geologici legati anche ai movimenti di sollevamento orogenetico delle Prealpi. La storia geologica del Monte Misma è leggibile nelle rocce affioranti lungo i sentieri: trovarsi in escursione tra rocce antiche di milioni di anni, dal Triassico Superiore al Cretacico Superiore è emozionante.

GLORIA: Quindi, che cosa vuoi da me?

IO: Bella domanda.

GLORIA: Allora, premessa: innanzitutto non mi piacciono le storie smielate cìcìcì còcòcò. È vero, della riserva ci occupiamo io e mio marito. Ci siamo presi un impegno di vita. Una scelta che c’entra con i nostri ideali. Ma non siamo due martiri. E non ce l’ha prescritto il dottore di stare qui. Poi abbiamo fatto anche un figlio, e questo figlio ormai è grande e – toh! – si occupa di animali selvatici! Si chiama Matteo, si è laureato in Scienza del benessere animale, una branca di Veterinaria; adesso gestisce il Centro Recupero Animali Selvatici, qui nella riserva. Quindi, a questo punto, la storia diventa una robettina cìcìcì còcòcò alla seconda. Mamma papà bambino che lavorano insieme…io queste cose sdolcinate le odio. Piuttosto scrivi che siamo delle merde.

PANNELLO APPESO AL MURO: Le rocce affioranti, alterate dagli agenti biotici ed abiotici, danno origine al suolo; il Monte Misma in corrispondenza di una sottile striscia di rocce ricche in silice (le Radiolariti) esprime una vegetazione frugale e tipicamente acidofila come la ben riconoscibile erica arborea.

GLORIA: Sarebbe interessante parlare delle difficoltà di gestire un posto come questo, facendone rispettare le regole. Le regole non attirano simpatia. Ci hanno buttato una bottiglia incendiaria, con l’olio esausto della macchina, qualche settimana fa. Hai letto il cartello?

“Sarebbe interessante parlare delle difficoltà di gestire un posto come questo, facendone rispettare le regole. Le regole non attirano simpatia”.

[Sto per chiedere il perché di quel gesto, dalla porta entra Enzo, il marito]

ENZO MAURI: Sono passati 30 anni, e siamo ancora qui a chiedere il rispetto delle regole. Guarda come siamo conciati! Siamo sul disperato-andante, si vede?

GLORIA: Oggi è arrivato un ghiro, me l’ha portato una signora. Noi abbiamo questo servizio di ospedale, dove curiamo gli animali selvatici, come ti dicevo. Ma non possiamo fare miracoli; non ci occupiamo di resurrezioni. Un ghiro che non si muoveva più. E poi un topo, marroncino, probabilmente i suoi gatti gli hanno fatto la festa. E io cosa ci posso fare?

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Un altro, qualche giorno fa, è arrivato dalla Francia con un rondone. L’ha trovato in mezzo all’autostrada. Ha inchiodato, l’ha caricato in auto e se l’è portato fino a qui, tutto spennato, mezzo morto. Dalla Francia.

ENZO: Oggi, una delle maggiori difficoltà che notiamo è che il movimento ambientalista si scontra con una fetta di animalismo e ideologia del naturalismo naïf che non ha niente a che fare con l’ambientalismo.

GLORIA: Io ad alcuni vorrei chiedere: ma siete coscienti? O lo fate per pulirvi la coscienza?

ENZO: L’ambientalismo – quello serio, alla Gianfranco Bologna (direttore scientifico del WWF Italia, nda) – fa fatica ad entrare all’interno di una cultura del supermercato, del fa caldo quindi mi creo artificialmente il fresco, degli animali visti come gioco, visti come carini. Non esiste l’animale bello e quello brutto. È totale mancanza di cultura ambientale. Ci sono degli esseri che dal punto di vista dell’ecosistema sono fondamentali, anche se sono bruttissimi, ignobili per tanti versi, e non hanno nessuna interazione con l’essere umano.

“Oggi, una delle maggiori difficoltà che notiamo è che il movimento ambientalista si scontra con una fetta di animalismo e ideologia del naturalismo naïf che non ha niente a che fare con l’ambientalismo.”

GLORIA: Uno guarda un metro quadrato di terra e dice: va bè. Ma quando tu stai guardando quel metro quadrato, stai guardando milioni di essere viventi. L’interazione di quegli esseri viventi ti permette di stare su questa palla qua (il pianeta Terra, nda)!

ENZO: È una questione di carico ambientale; tecnicamente si definisce così. C’è il carico che l’essere umano, globalmente, esercita sul pianeta. Ma c’è anche – e soprattutto – il carico locale. Ok, hai una visione globale; poi scendi, scendi, vai a vedere quello che fa la tua comunità, scendi di più e vai a vedere quello che fai tu. Qual è il carico che tu porti all’ambiente come individuo?

GLORIA: Ed ecco perché le regole hanno un loro senso. Cercano di rendere sostenibile l’utilizzo del tuo – del nostro – territorio. La riserva, che esiste perché ha delle regole, regala qualità della vita, tra le altre cose, a quelli che ci vivono intorno.

ENZO: È chiaro che una riserva naturale nasce per tutelare determinati habitat e determinate specie. È prioritario. Ma non significa che questo territorio non possa essere usufruito da nessuno. Lo si può fare, ma con delle limitazioni. Puoi camminare, ma non devi uscire dai sentieri, non ti devi portare il cane, non puoi raccogliere funghi o fiori.

GLORIA: Oltre alle regole che sono uguali per tutti i luoghi: mica dobbiamo mettere il cartello “non gettare rifiuti”. Quello è – dovrebbe essere – normale.

ENZO: E poi c’è l’aspetto di interazione con la pianificazione urbanistica. E lì hai a che fare coi residenti. I parcheggi, lo sfruttamento del suolo, le ristrutturazioni delle case che devono passare da un nostro parere vincolante… Quindi tu diventi il rompicoglioni, nel contesto locale.

GLORIA: E da qui le bottiglie incendiarie. E tutto il resto che ci hanno combinato in questi anni.

ENZO: Noi non abbiamo la competenza sul “puoi fare questa cosa, oppure no”. La nostra competenza è su “come la puoi fare”. Per il trentennale del lascito dei coniugi Bardoneschi abbiamo posato una targa commemorativa; e io ho scelto questa frase: “Sei tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. L’ha detto Gandhi. Il tuo comportamento personale pesa, eccome. Dovresti chiederti: cosa posso fare io? E non farmi citare Kennedy…

GLORIA: …ma va là, Kennedy!

PANNELLO APPESO AL MURO: “In natura gli elementi geologici, faunistici e floristici si armonizzano e originano ambienti tipici riconoscibili: gli habitat. Dal 2008 il territorio della Riserva naturale di Valpredina è istituito a Sito di Interesse Comunitario per garantire la protezione degli habitat e delle specie animali e vegetali che ospita.”

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IO: Raccontatemi qualcosa dei coniugi Bardoneschi. Quelli che hanno fatto la donazione.

ENZO: Noi abbiamo conosciuto solo la Signora.

GLORIA: La Signora ha donato nel 1983. Aveva già superato gli 80 anni.

ENZO: Sì, ne aveva 82.

GLORIA: Immagina che casino successe quando i parenti seppero della sua scelta! Sai, la Bergamo-bene… Quella che normalmente dà tutto in eredità al figlio stupido che dilapida ogni cosa. Oppure dona tutto alla Chiesa.

ENZO: Alla signora invece prese questa idea del WWF. Una donazione in vita. Il primo lascito è avvenuto quando lei aveva 82 anni, ed è campata fino a 98.

GLORIA: Era un personaggio!

ENZO: Era molto carabiniera.

GLORIA: Aveva le scarpe col fiocco coordinato al cappello. Arrivava in questa sala dove siamo adesso. Toglieva le scarpe. Si metteva gli stivali. Mi prendeva sottobraccio e mi diceva: Accompagnami là! Fammi vedere che cosa hai fatto. Lo sai come si chiama quella pianta lì?

ENZO: Quando venivano le scolaresche lei si metteva sul balcone, come il duce. Gridava Chi è la maestra? E quella, poverina: Sono io signora. E lei: Le insegnanti sono tutte ignoranti!

GLORIA: Quello che interessava a lei era che questo posto rimanesse intatto. Le interessava il destino di questo luogo dopo la sua morte. Per questo scelse il WWF, e noi.

ENZO: Diversamente, già negli anni ’90 qui sarebbe stato tutto coperte di villette a schiera. Come in tanti altri posti nei dintorno.

GLORIA: Ce la sentiamo ancora addosso, la Signora. È come se fosse qui anche adesso! Ci prendeva sottobraccio tutti e due, qualche volta, e ci diceva Eh, quando non ci sarò più…

LA SIGNORA LUCIA BARDONESCHI: … [silenzio]

P.S.: Mentre scrivo questo articolo su L’Eco di Bergamo del 6 settembre compare la notizia che Fabio Terzi, sindaco di Albino vuole ridurre la fascia di rispetto dell’Oasi WWF di Valpredina. La fascia di rispetto è una sorta di linea di confine tra l’area protetta e il resto del territorio. I motivi di questa scelta – mi pare – sono prettamente elettorali.