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Per un cyberattacco russo gli iPhone non recepiscono il passaggio all’ora legale

24/03/2017
Non succede ma se succede

A cura di Francesco Muzzopappa

Collage di Linda Alborghetti e Marco Bellini

“Non succede ma se succede” è una pagina di cronaca dal futuro del nostro magazine cartaceo.
I fatti narrati sono non verificati ma verificabili, basati su dati, oggetti, situazioni reali e proiezioni plausibili della realtà storica, commentati secondo un principio di continuità della cronaca presente. I personaggi pubblici dicono e fanno cose che potrebbero dire e fare, in continuità con la loro condotta. I personaggi secondari, spesso protagonisti della cronaca, sono inventati, ma hanno, per la logica dei grandi numeri e della massa, dei corrispondenti nella realtà presente.

La notizia si riferisce al 26 marzo 2017, è stata scritta il 16 gennaio 2017.

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La Cia ci aveva avvisato per tempo, ma il TG1, per non distogliere l’attenzione dalla lunga, avvincente soap opera ambientata nel Comune di Roma, ha preferito non dare la notizia.
Che la Russia si stesse specializzando in cyberspionaggio era cosa nota.
E stavolta il target era, ironia della sorte, proprio il tempo.

L’abitudine medievale di portare avanti le lancette dell’orologio, come vivessimo ancora in stamberghe senza elettricità e telefonia mobile, costituisce purtroppo una snervante tassa fissa per gran parte della popolazione mondiale, costretta a ritarare impegni, lavoro, appuntamenti serali e l’inevitabile inizio della fase REM che prelude al sonno, pur di stare al passo col tempo.
Anche quest’anno, nel marzo del funesto 2017, alle due di notte è scattata l’ora legale, un cambio d’orario che gli iPhone normalmente attivano in automatico. Normalmente.

Anche quest’anno, nel marzo del funesto 2017, alle due di notte è scattata l’ora legale, un cambio d’orario che gli iPhone normalmente attivano in automatico. Normalmente.

Stavolta invece l’azienda statunitense con sede a Cupertino è stata vittima dell’accanimento russo che nella staffetta Obama-Trump avrebbe dovuto sedarsi, ma a quanto pare così non è avvenuto.
Il bug è stato chiamato DeFone, dal latino De (preposizione che esprime allontanamento, distacco, moto da luogo) e dal latino Fone (sostantivo che indica il telefono portatile) ed è stato iniettato nel sistema operativo centrale iOS, bloccando notifiche e sfasando la stabilità di altri widget come Meteo e Stelle. Ma il danno principale è stato causato, per l’appunto, dall’allineamento globale dell’orologio all’ora legale, con la catastrofe conseguente che tutti abbiamo potuto notare, provare e maledire.

Inutili e tardivi i comunicati stampa rilasciati dalla sede principale, nella Silicon Valley. Nel mondo, infatti, si contano oltre un miliardo di apparecchi Apple distribuiti sui cinque continenti, alcuni di questi poco alfabetizzati o vittime di censura. In Cina è stato, ad esempio, impedito sia di controllare l’orario che di confrontarlo con altre realtà internazionali, con un conseguente e inconsapevole aumento delle ore lavorative e sovrapproduzione delle bamboline TommyGo, il pupazzo che, con l’ausilio di una sola batteria stilo, copre la distanza Shangai-Nanchino senza consumare le scarpette al cadmio.

Ma non serve spingersi così lontano per constatare i danni irreparabili che il cyberattacco russo ha provocato nelle città nevralgiche dell’intero emisfero. Il Big Ben ha scandito le otto del mattino alle nove e poi ancora alle otto, con nove rintocchi a cui ne è stato sottratto uno, in fretta, per non dare nell’occhio.

Il cambio della guardia davanti a Buckingham Palace è saltato: le guardie, infatti, in preda alla confusione hanno mancato il turno, con conseguente danno erariale e proteste da parte di centoventi turisti di Bergamo, in aeroporto già alle 2 del mattino, per prendere il primo volo Ryanair e assistere all’evento, riportato con enfasi su tutte le guide turistiche.
A Milano gli aperitivi sono durati un’ora in più, per paura di durare un’ora in meno. La scelta discutibile, a tratti nonsense, ha generato maggiori bevute, maggiori introiti e un’ondata inattesa di ubriachi molesti segnalati alle forze dell’ordine e rinchiusi in uno stabile fatiscente alla Barona.

A Milano gli aperitivi sono durati un’ora in più, per paura di durare un’ora in meno.

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All’ONU, per correre ai ripari, si è eliminato il primo punto all’ordine del giorno: l’aiuto concreto in termini di sviluppo alla popolazione Kajuli in America del Sud. La popolazione sarà dunque ancora costretta a mangiare i feroci gamberi killer statunitensi e bere lattine scadute di Coca Cola importate da Cuba.

Il Cyberattacco ha inoltre interessato e mandato in tilt le vecchie promozioni Vodafone con scatto alla risposta e dodici centesimi al minuto, che moltiplicati per l’ora in più (conteggiata una tantum) sono diventati sette euro e venti, addebitati a circa duecentomilioni di utenti per una totale di un miliardo e quattrocento milioni di euro sottratti in sessanta minuti, reinvestiti in borsa su derivati sicuri, rivelatisi in poche ore buchi neri finanziari creati ad hoc da una holding con sede nelle isole Cayman e uffici alle Barbados.

Tra gli altri danni: il campione di apnea il neozelandese William Trubridge, per battere il record, ha dovuto trattenere il fiato per un’ora, quattro muinuti e trentacinque secondi (battuto comunque dal Keniota Abasi Adisa); i timer delle cucine di Masterchef sono esplosi, mandando a fuoco lo studio. La puntata, registrata mentre anche le telecamere andavano a fuoco, è stata comunque trasmessa raggranellando un ragguardevole 21% di share, con un picco del 35% nel momento in cui le fiamme hanno lambito i giudici. Con un comunicato, Sky ha espresso soddisfazione per il successo del programma, mandato poi in replica su Cielo con un rimontaggio dell’incendio sottolineato dalla pregevole colonna sonora di Vangelis.

Una sequenza di Disguidi e Disgrazie da cui il ministero russo ha immediatamente preso le distanze dopo sei giorni.

Una sequenza di Disguidi e Disgrazie (abbreviati in D&D dal ministero degli interni) da cui il ministero russo ha immediatamente preso le distanze dopo sei giorni. È stata per questo avviata una procedura di trasparenza che nel giro di una manciata di secoli arriverà a stabilire con certezza chi dovrà far parte della commissione di ricerca che appurerà in pochi decenni mancanze e colpevolezze.

Per l’occasione, la Swatch ha lanciato sul mercato un orologio commemorativo fermo sulle 12. Un modo simpatico per dimenticare l’accaduto.

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