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Necrometropoli – Cimitero di Lambrate

07/06/2018
RIPadvisor

A cura di Nicola Feninno

Invece del solito trip certe volte è meglio un rip. RIPadvisor è la nostra rubrica di reportage cimiteriali: un racconto fotografico e narrativo aldilà dei luoghi comuni.

Valutazioni:

Cipressi +
Pietre ++
Eros +
Thanatos +

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Non seppellitemi a Milano. Non al Monumentale, che tutto quell’affannarsi e accumularsi di arte e architettura e marmo e pietra e lirismi e nomi noti e notabili e vialetti e romanticismo e liberty contro la morte che è così semplice mi fa venire lo schiacciamento, l’oppressione, l’attacco claustrofobico o quello agorafobico o tutti e due insieme.

E soprattutto, no, no di certo, non al Cimitero di Lambrate – vi prego – che è peggio, molto peggio del Monumentale, perché neanche ha le scolaresche o gli anziani delle pro loco in gita.
A Lambrate loro – le pro loco, le gite – non ci sono, nemmeno quella consolazione, è peggio anche perché è lambito dalla A51, tangenziale est. È sorvolato dagli aerei che decollano e atterrano a Linate. È annunciato da un enorme parcheggio all’ingresso.

E poi c’è la facciata vera e propria del camposanto, profanissima nonostante la croce, facciata degli anni Settanta di quel rosso carminio che è già color ferro arrugginito, così non si vede se arrugginisce, che pare la tettoia di un’enorme stazione di rifornimento, o di una stazione dei treni, l’ultima stazione che delusione, neanche c’è il mare, o un deserto, mica dico il paradiso, mica voglio il paradiso ma, almeno, non le sbarre che si aprono come quelle del telepass, come quelle che ci sono qui sotto la tettoia, a regolare un traffico piuttosto sostenuto di carri funebri.

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Fuori c’è la fermata dei pullman, ecobus, da cui scendono in tanti, i vivi della città, soprattutto anziani. E c’è il più grande chiosco di fiori che abbia mai visto; con annesso bar.
Aggiro la sbarra del telepass ed entro. Faccio un sommesso cenno di saluto con la testa all’addetto rinchiuso nella gabbia di vetro della guardiania; quello, come un casellante, non risponde al saluto perché non l’ha notato. Un Cerbero indifferente impiegato comunale.

Se si pensa che qui è sepolta Sandra Mondaini, divisa da Raimondo Vianello (che invece è sottoterra a Roma, nel cimitero del Verano) la distopia è completa e perfetta. Ma entro, entro lo stesso, e prendo la strada – che è d’asfalto – sulla destra, porta verso il crematorio eretto nel 1988 dall’arch. Sarno e dall’ing. Gianni. Immenso. Severo. Architettonicamente razionalista. D’azzurro-violaceo lamierato nel tetto.

Entro nel crematorio da un’apertura che pare stretta solo per il gigantismo della struttura tutta. All’interno c’è scuro e solennità, le famiglie dei defunti nelle bare prima di farsi cenere stanno ordinate e dignitose, aspettano il loro turno, il turno dell’entrata del loro defunto tra le fiamme, c’è un lungo bancone dietro cui siedono gli addetti silenziosi e ben vestiti, un ufficio delle poste ieratico e oltreumano, transumano, ogni famiglia ha un numero e, in alto, si accende un segnalatore rosso, che indica il momento, quando s’illumina il tuo numero è il momento per il tuo caro di andare tra le fiamme dentro la bara e trasformarsi in cenere.

Se non trovi i tuoi morti, scopro, c’è una app ufficiale del comune di Milano: si chiama “Not2 4get”.

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Nonostante tutto, nonostante l’architettura e il segnalatore con i numeri rossi, qui dentro c’è una dignità umana densa, così densa da annullare tutti questi così concettuali spazi, e sacra davvero. Mi viene addosso subito, e subito inizio a sentirmi sacrilego. Dunque muovo solo pochi passi all’interno, guardo tutto con le code degli occhi, trattengo qualche particolare – ma non delle persone che qui attendono – ed esco.
E riesco al sole e alzo gli occhi al cielo; dalla ciminiera del crematorio esce un filo di fumo. E penso che prima o poi ricadrà sulle teste di noi vivi.

Se non trovi i tuoi morti, scopro, c’è una app ufficiale del comune di Milano: si chiama “Not2 4get”. Basta digitare il cognome del defunto e la data del decesso, ti guida lei alla sepoltura esatta. Disponibile su Play Store di Google ed Apple Store. A garanzia della privacy sarà possibile effettuare sino a un massimo di dieci ricerche nominative al giorno. Saputo ciò mi sono guardato in giro per vedere se qualcuno usa questo sistema; mi è parso di no. Ma sono quasi tutti anziani.

Gli annaffiatoi non sono liberamente disponibili. Serve inserire la moneta, come nei carrelli dei supermercati, per disincastrare il meccanismo che li assicura contro il furto; quando lo riattacchi alla loro sede riottieni la moneta.

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A un certo punto sono entrato nel Giardino del ricordo. Dall’alto ha la forma di un cuore in sezione, delimitato da un sentiero, e tagliato a metà da un altro sentiero, dev’essere un richiamo anatomico al setto interventricolare. Il Giardino è di sassi bianchi, alcuni sono dipinti. In mezzo però ci sono aiuole come isole in cui crescono magnolie, un faggio selvatico, un ulivo, un nocciolo contorto, un roseto e qualcos’altro, isole circondate da questo stagno di sassi. Sui sassi vengono sparse le ceneri di chi in vita ha così desiderato. Seguirà una nebulizzazione di acqua che faciliterà l’assorbimento delle ceneri da parte del terreno.

Sui sassi vengono sparse le ceneri di chi in vita ha così desiderato.

A Milano, nel 2013, ci sono stati 8.879 cadaveri cremati. Nel 2016, 10.776. Un significativo incremento del 5,8%. Che s’inserisce in un incremento del 3,2% su tutto il territorio nazionale, sempre negli stessi soli tre anni. È un dato che mi fa pensare; e che certamente avrà più d’una causa.

Sui bordi delle mie suole in caucciù – noto uscendo dal giardino e poi, dopo un ampio giro in lungo e in largo, dalle sbarre del telepass dunque dal cimitero – è rimasta delle cenere, non credo di sbagliarmi, dev’essere quella del Giardino, dev’essere quella che sfugge alla nebulizzazione, è di quel grigio e dev’essere proprio cenere, non riesco a toccarla per assicurarmene.