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Musica da dormire – Robert Rich e lo sleep concert

10/06/2016
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A cura di Davide Gritti

51-aspetti_di_vita_quotidiana,_sonno,Taccuino_Sanitatis,_CasAspetti della vita quotidiana, Il sonno – Tacuina Sanitatis, XIV secolo

Alcune cose hanno una filogenesi chiara. Si sa chi le ha inventate, chiunque le ripeterà sarà un emulatore. Per alcune di queste, soprattutto gli oggetti e gli strumenti, esistono dei brevetti o altri accorgimenti inventati allo scopo di preservare l’originalità del creatore, almeno entro certi confini di tempo e di spazio. Altre cose vengono inventate mille volte e mille volte dimenticate, ciò si verifica soprattutto per quelli che potremmo chiamare fatti sociali puntuali, gli eventi.

Chi ha deciso di dormire ascoltando della musica? Un’antica tribù dell’Indonesia 1000 anni fa. Una confraternita di monaci in un convento del Nord della Francia nel 1200. Il lettore di questo articolo, una notte con degli amici sulla spiaggia, qualche mese fa.
Di origini lo sleep concert, la sonorizzazione di un intero ciclo di sonno, ne ha migliaia, con mille diverse interpretazioni e intenzioni: meditative, religiose, scientifiche, ludiche. Ve ne raccontiamo una delle più note, molto occidentale.

Stati Uniti, 1982, Reagan presidente e il Commodore 64 appena entrato in produzione. Se frequentate l’Università di Stanford in California e passate per la Hall dell’ateneo in un pomeriggio del primo semestre, notate dei flyer in bianco e nero, fotocopiati in fretta, che recitano più o meno “Sleep Music – 22pm to 8am. Bring a sleeping bag” e l’indicazione di un dormitorio.

A produrre e distribuire quel flyer è stato Robert Rich, matricola. Robert è un ragazzo timido e ancora poco inserito nel campus, con due passioni: la musica elettronica colta (John Cage, Terry Riley, Steve Reich) e i sogni. Ha scelto l’università di Stanford anche per il suo dipartimento di Psichiatria, o meglio, per il laboratorio di ricerca sul sogno e sui sogni lucidi. Il laboratorio è mandato avanti da un certo Stephen LaBerge, un giovane matematico che dopo alcuni anni passati alla ricerca del Sacro Gral si è deciso a studiare il sonno. LaBerge è lo scopritore, dei sogni lucidi, che non sarebbero dovuti esistere, tenendo fermo il postulato secondo cui il sogno è un atto incosciente. La scienza non ha ancora accettato questa scoperta, lo farà solo l’anno successivo. LaBerge intanto passa le notti con degli elettrodi attaccati alle tempie, il suo fedele assistente Lynn Nagel sta sveglio accanto a lui, monitora il sonno e lo sveglia quando sta per entrare in una fase REM. Ogni tanto prova a cantargli qualche motivetto.

Robert è solo una matricola e freme di poter aver contatti con LaBerge e mettersi ad attaccare elettrodi e registrare sogni. Decide intanto di affrontare personalmente il tema, attraverso le sue passioni. Pensa ai rave e alle cerimonie dei Navaho e decide di fare qualcosa di molto adolescenziale: “venite da me, suono per tutta la notte mentre dormite”.

Gli sleepers della prima ora sono una ventina, su dei vecchi materassini, i pochi amici di Rich, qualche fissato con la meditazione e curiosi con poca voglia di stare in camera loro. Rich suona per 8 ore con 2 mangianastri, 1 sintetizzatore modulare costruito da solo, un echo ed un delay. Una drone molto primitiva e soprattutto tranquilla. Perché non è nello sconvolgimento e nell’alterazione che si trova la ricerca e il confronto con l’inconscio o il profondo.

Qualcosa che convinca della gente a dormire con degli estranei, a consegnare almeno un pezzo di una parte nascosta di sè.

Il primo sleep concert è un successo, Rich viene invitato a Berkeley, dalla Associazione per lo studio dei sogni. Per i successivi cinque o sei anni farà 3 o 4 sleep concert all’anno, finché la sua ragazza gli trasmette la mononucleosi e lui si stanca troppo in fretta, non riesce più a suonare per 8 ore di seguito, deve dormire anche lui.