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Le vite precedenti di un’edizione creativa

21/06/2016
Fotoracconti

Foto-racconti è una rubrica che esercita la riflessione attraverso l’osservazione fotografica, cosa non da poco in una società non fotologica, bombardata da stimoli fotografici complessi e multiformi, che spesso non riesce a decifrare. Qui, nel caso vi interessasse l’argomento, una introduzione alla rubrica.

foto racconti 2

Era il 2005, quando l’azienda tedesca Rollei entrò nei magazzini dell’agonizzante Agfa (tecnicamente in amministrazione controllata) e scoprì enormi rimanenze di emulsione fotografica un tempo utilizzata per una vecchia diapositiva: la Agfachrome RSX II. Erano quantitativi davvero industriali e forse anche scaduti. Un peccato buttarli; un delitto se bisognava anche pagarne lo smaltimento. Ed ecco che si ricordarono della MACO: fornitore di pellicole con il loro marchio in licenza, che già da tempo con l’emulsione Agfachrome prodotta da una sopravvissuta succursale belga della Agfa, ci tagliava pellicole 135 e 120 su base di PET, immettendole sul mercato col nome di Rollei Digibase CR200. Riutilizzarli era dunque possibile, ma come? Una diapositiva l’avevano già prodotta quelli dalla MACO, non potevano fare una copia di una copia… c’era un limite a tutto. O forse no?

A venire loro in aiuto fu il rinato movimento Lomografico [leggesi Finto-dadaismo Naif Armato di Toycamere; non Azienda Leningradese di Strumenti Ottici e Fotografici], goloso di pellicole scadute, invertite, maltrattate… sostanzialmente sputtanate. A qualcuno venne in mente che già ai tempi dell’originale Agfachrome RSX II i movimenti underground si divertivano a svilupparla con gli acidi sbagliati, creando immagini dalle forti dominanti verdi ed azzurrognole. Questa tecnica imperfetta e dai risultati spannometrici (chiamata cross-processing) era ora più che mai viva negli ambienti lomografici, dove RANDOM è la parola d’ordine. Detto fatto, ecco nascere la Rollei Crossbird ‘Creative Edition’. Ovvero una diapositiva Rollei Digibase sviluppata come una negativa colore. Ovvero il fantasma dei natali passati della Agfachrome.
Riuscirono così a rivendere materiale dai risultati non assicurati a gente che non chiedeva altro.

foto racconti 1

Il merito (se così si può dire) della Rollei in tutta questa complicata faccenda non fu quella di riconvertire vecchie pellicole per ridurre gli sprechi ed aumentare i profitti, ma di ideare (di nuovo, se così si può dire) pellicole appositamente create per il cross-processing, e quindi per il difetto: diapositive che venivano confezionate in cartucce con stampato “PROCESS C-41”, come se contenessero una normale pellicola negativa. Sull’onda, la Rollei uscì con altre due pellicole ‘Creative Edition’: la Redbird e la Nightbird, pellicole redscale, ovvero avvolte nella cartuccia al rovescio.
L’esempio fu dato, e fu l’inizio della fine.

Poco tempo fa, vagando in rete, ho scoperto l’esistenza di Revolog: produzione (a mano) di pellicole difettate, se mi passate il termine. Michael Krebs e Hanna Probitzer non fanno altro che vendere il prodotto già pronto e confezionato alla gente che maltrattava le proprie pellicole per effetti artistici sperimentali. Gente che stava a graffiare l’emulsione del film al buio; o le faceva fare il bagno nella lavatrice, nel vino, nel caffè o direttamente nella lavastoviglie; o ancora che riesumava vecchi rullini con principi di muffa o esposti a scariche elettrostatiche, hanno ora la vita più facile, potendo scegliere fra ben 11 pellicole dagli effetti differenti. E quando c’è gente che paga 10 euro e 50 per fare foto difettose e casuali, significa che siamo davvero alla deriva artistica.