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Italianisti e Brexit nella provincia del mondo

22/05/2017
Reportage

A cura di Federico Faloppa

Fotografie di Luca Prestia

Federico Faloppa, autore di questo reportage, è docente di Storia della lingua italiana e di Linguistica nella sezione di Italian Studies del Department of Modern Languages dell’Università di Reading, UK: anche uno dei più importanti centri di italianistica del paese – e di conseguenza i suoi docenti – deve fare i conti con Brexit.

Luca Prestia, dopo il Dottorato di ricerca in Storia moderna, ha iniziato a lavorare in ambito editoriale. Fotografo professionista, collabora attualmente in questa veste con riviste e quotidiani italiani e stranieri. 

Paola Nasti, italiana di Napoli, 43 anni. Vive in Inghilterra dal 1993. Sposata con un geologo inglese, ha due figli. Insegna Dante e Letteratura italiana medievale e rinascimentale Paola Nasti, italiana di Napoli, 43 anni. Vive in Inghilterra dal 1993. Sposata con un geologo inglese, ha due figli. Insegna Dante e Letteratura italiana medievale e rinascimentale

Vivere nell’Inghilterra di Brexit. Da italiani che insegnano le lingue e le culture d’Italia. Lontani dai riflettori, tutti puntati su Londra, ma al centro di un mondo tanto anomalo quanto privilegiato per osservare i fenomeni culturali e sociali, quello accademico: quello del dipartimento di Italian Studies dell’Università di Reading.

Sonnolento capoluogo della contea del Berkshire, Reading è troppo vicina alla capitale britannica per avere una sua identità culturale precisa, e troppo lontano per farti respirare quel dinamismo multikulti di cui i Londoners vanno (giustamente) fieri. Eppure in questa città adagiata sul Tamigi a sessanta chilometri da Londra esiste un’università con 17mila studenti provenienti da 141 Paesi, un campus con centri di eccellenza mondiale (Meteorologia, Archeologia, Scienze della nutrizione, Scienze del suolo) e un corpo docenti di una cinquantina di nazionalità diverse.

Tra queste, ben rappresentata è quella italiana. Non solo quantitativamente, ma anche culturalmente. Reading ospita infatti uno dei centri di italianistica più celebri e importanti d’Inghilterra, oggi formalmente parte del dipartimento di Modern Languages, ma fino a ieri conosciuto con il nome che nel 1960 gli diede il suo fondatore Luigi Meneghello: Department of Italian Studies.

Vivere nell’Inghilterra di Brexit. Da italiani che insegnano le lingue e le culture d’Italia.

Charles Leavitt, 37 anni, statunitense del Minnesota, in Inghilterra dal 2012. Sposato con una connazionale che insegna francese in una scuola nei pressi dell'Università, ha un figlio. Insegna Letteratura italiana contemporanea e CinemaCharles Leavitt, 37 anni, statunitense del Minnesota, in Inghilterra dal 2012. Sposato con una connazionale che insegna francese in una scuola nei pressi dell’Università, ha un figlio. Insegna Letteratura italiana contemporanea e Cinema

Meneghello venne qui con una borsa di studio subito dopo la guerra, nel 1947, con l’idea di restarci un paio d’anni per respirare quella “cultura dell’Europa moderna” che in Italia ancora mancava. Ma qui rimase invece fino a quando andò in pensione nel 1980. Nel frattempo, in quei quattro decenni, aveva dato vita a un dipartimento di italiano che divenne non solo il fiore all’occhiello dell’Università di Reading, ma anche il modello per molti altri dipartimenti sparsi nel Paese e nel mondo.

L’autore di Libera nos a Malo e de I piccoli maestri aveva infatti le idee piuttosto chiare su che cosa dovesse essere il “suo” dipartimento: una mini facoltà di lettere all’estero, capace di attrarre nel tempo eccellenti accademici (come Zygmunt Baranski, Nadia Cannata, Christopher Duggan, Giulio e Anna Laura Lepschy, Franco Marenco, Lisa Sampson, John Scott, Chris Wagstaff, Stuart Wolf) e di formare studenti che sarebbero potuti diventare cittadini di una comunità intellettuale transnazionale che aveva le sue radici nella conoscenza della Commedia, del Rinascimento, di Leopardi, Gramsci e Pasolini, del grande cinema neorealista. Un luogo per ibridare metodi e strumenti, per la libera circolazione del sapere e delle idee: cuore in Italia, cervello in Gran Bretagna, sguardo sull’Europa e sul mondo.

Nel tempo sono cambiati i nomi e il contesto, ma la sfida e la passione sono rimaste le stesse. Con un’incognita in più, oggi. Un’incognita chiamata Brexit, che pesa come un macigno tanto sulle vite individuali quanto su un progetto collettivo che proprio nel laboratorio umanistico di Meneghello affonda le sue radici.

“Qualche giorno fa – racconta con un filo di amarezza Enza Siciliano Verruccio, coordinatrice degli insegnanti di lingua – ho chiesto in classe ai ragazzi che cosa sarebbe cambiato, secondo loro, con Brexit. Mi sono sentita rispondere, quasi con un tono di sfida, verranno assunti solo insegnanti inglesi. Sono trasalita: in qualche modo quella risposta diceva a me, a tutti noi, che non eravamo più i benvenuti qui. Che potevamo facilmente essere sostituiti: come fossimo estranei, alieni”.

Ho chiesto in classe ai ragazzi che cosa sarebbe cambiato, secondo loro, con Brexit. Mi sono sentita rispondere, quasi con un tono di sfida, verranno assunti solo insegnanti inglesi.

Daniela La Penna, italiana di Napoli, ha 46 anni e vive in UK dal 1993. Sposata con un neozelandese docente nella stessa Università di Reading e da poco diventato cittadino britannico, insegna Letteratura italiana contemporanea e Storia moderna e contemporaneaDaniela La Penna, italiana di Napoli, ha 46 anni e vive in UK dal 1993. Sposata con un neozelandese docente nella stessa Università di Reading e da poco diventato cittadino britannico, insegna Letteratura italiana contemporanea e Storia moderna e contemporanea

Eppure Enza aliena non lo è affatto. In Gran Bretagna dal 1992, ha sposato un inglese da cui ha avuto una figlia, ora undicenne. La sua è una delle tante famiglie miste che sono l’ossatura di questo Paese, e di questa città universitaria.

Come le famiglie di Paola Nasti e di Daniela La Penna, le cui biografie riassumono perfettamente quel sogno europeo infrantosi con Brexit. Napoletane, arrivate qui nei primi anni Novanta con uno scambio Erasmus, hanno scoperto a Reading la loro vocazione intellettuale e qui si sono fermate costruendo le loro carriere, divenendo la colonna portante di Italian Studies.

Paola, dantista nota per i suoi lavori sull’influenza della Bibbia nella Commedia, ha sposato un geologo inglese e in Inghilterra ha visto nascere e crescere i suoi due figli.

Carla Battelli, romana, ha 51 anni e vive in Inghilterra dal 2011. Lettrice ministeriale di ruolo, insegna Lingua e cultura italianaCarla Battelli, romana, ha 51 anni e vive in Inghilterra dal 2011. Lettrice ministeriale di ruolo, insegna Lingua e cultura italiana

Daniela, raffinata studiosa di letteratura contemporanea – suo uno dei saggi fondamentali sulla poetessa Amalia Rosselli – ha sposato un neozelandese, anche lui professore a Reading e da poco cittadino britannico. Sono inglesi anche il marito di Chiara Ciarlo e il compagno di Rita Balestrini, insegnanti di lingua italiana di grande esperienza da anni in forze a Italian Studies.

Ancor meno alieno è – almeno sulla carta – l’anglofono Charles Leavitt, che dagli Stati Uniti è venuto qui a insegnare letteratura italiana contemporanea e cinema, raccogliendo con successo il testimone di un grande esperto di cinema italiano, Chris Wagstaff.

Almeno sulla carta, si diceva: nato nel Minnesota, studi di italiano nelle università dell’ Oregon e di Notre Dame, Chicago, sposato con un’americana che insegna francese in una scuola della zona, e padre di un bambino nato pochi mesi fa proprio qui, su suolo britannico, Charles non sarà toccato dalla Brexit per il semplice fatto che lui la trafila dell’immigrato overseas (come si chiamano le persone che vengono da fuori l’UE) l’ha già fatta, e sa quanto sia complicata, snervante.

Destini individuali e di gruppo si mescolano, quando si parla di Brexit. Perché l’incognita non investe solo le scelte personali, ma anche lo scenario di un’università che sarà probabilmente depauperata di risorse (le borse Erasmus, tanto per fare un esempio) e dei tanti studenti provenienti dalla UE. Senza contare che il rischio che anche l’accademia – in UK per definizione internazionale e multiculturale – si chiuda su se stessa è più reale di quanto sembri: venendo meno i cervelli, verranno meno le idee.

Reading è solo “provincia”: ma è provincia del mondo.

Enza Siciliano Verruccio, 51 anni, italiana di Potenza, vive in Inghilterra dal 1992. Sposata con un inglese, ha una figlia undicenne. All'Università di Reading insegna Lingua italiana e coordina gli insegnanti di linguaEnza Siciliano Verruccio, 51 anni, italiana di Potenza, vive in Inghilterra dal 1992. Sposata con un inglese, ha una figlia undicenne. All’Università di Reading insegna Lingua italiana e coordina gli insegnanti di lingua

C’è il timore fondato che un certo isolamento culturale si affiancherà alle tante diseguaglianze sociali che già esistono, qui più che altrove: che non soltanto la generazione Erasmus possa presto diventare un ricordo, ma che anche la mobilità dei docenti – dice Carla Battelli, Lettrice di ruolo e garante del sostegno della Farnesina nei confronti di Italian Studies a Reading – possa subire un contraccolpo. Altro che le magnifiche sorti e progressive strombazzate da Theresa May e dalla stampa popolare: si vaticina un enorme salto all’indietro, invece, di cui pagheranno le conseguenze proprio i più giovani.

Eppure non è tempo di resa, questo. Anzi, è tempo semmai di far capire ai giovani quanto sia importante provare a lasciare la comfort zone dell’anglofonia per buttarsi a capofitto nello studio delle lingue. E non è un caso che l’interesse verso le lingue non solo non sia diminuito dopo il 23 giugno 2016, ma sia addirittura aumentato. Noi la nostra parte continueremo a farla, malgrado Brexit. Abbiamo sempre cercato di essere «costruttori di ponti», per citare un europeista non sospetto come Alexander Langer: ponti tra Italia e Inghilterra, tra il passato e il presente, tra discipline diverse, tra persone di diversa estrazione sociale e culturale.

Federico Faloppa, autore del testo di questo reportage, cuneese, ha 44 anni e vive a Reading dal 2008. Insegna Storia della lingua italiana e LinguisticaFederico Faloppa, autore del testo di questo reportage, cuneese, ha 44 anni e vive a Reading dal 2008. Insegna Storia della lingua italiana e Linguistica

Qui a Italian Studies a Reading abbiamo deciso di non porre sbarramenti in ingresso: anche chi è uscito dal college con voti medi può iscriversi da noi, cominciare gli studi di italianistica da zero. E se questo in parte ci penalizza sul piano delle statistiche, ci gratifica però sul piano dell’impegno e dei risultati. Perché vediamo, ogni giorno, quando sia importante offrire una chance a tutti, e di tutti sondare le potenzialità attraverso lo studio delle lingue e delle culture altrui.

Ecco la risposta migliore alla Brexit: convincere i più giovani ad aprirsi, a non spaventarsi di fronte alla complessità e alla diversità. Alla fine del mio corso su lingua e migrazioni, quest’anno, gli studenti mi hanno detto che non solo hanno rivisto i loro preconcetti su migranti e rifugiati, ma che hanno anche ripensato all’idea stessa di confine. Perché non c’è Brexit che tenga di fronte al desiderio di viaggiare, di conoscere, di oltrepassare le artificiose barriere che la politica sta imponendo. Sarà anche vero che – parafrasando un celebre passo de Il dispatrio di Meneghello – Reading è solo “provincia”: ma è provincia del mondo. E i nostri studenti, per fortuna, lo sanno.