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Intervista a Albert Einstein – come mai nessuno lo capisce e tutti lo amano?

09/12/2015
>5 min
a cura di Alessandro Monaci
illustrazione di Davide Baroni

 

La casa di Portland sembra contenere un uomo dalle profonde contraddizioni. Nell’aspetto non curato risaltano i suoi occhi scintillanti, dalla voce pacata emerge una risata squillante. Ha un comportamento spontaneo, che nasconde una mente che ha spazzato via dalla scienza molte delle idee sul mondo che ci derivavano dai sensi. L’unica percezione a non venire confusa e minimizzata è quella della sensibilità per la bellezza e semplicità della matematica. E il gusto per il buon tabacco.

EINSTEIN_bassa

Conferma che “senza le api l’umanità avrebbe solo quattro anni di vita”?

Non è una frase pronunciata da me. Sulla mia persona si raccontano ogni genere di frottole e circolano innumerevoli favole ben congegnate.

Passo alla fisica allora: posso riassumere la sua teoria dicendo che un minuto passato con una ragazza sembra un’ora, e un’ora seduto su una stufa pare un minuto?

No, in quanto la mia teoria non relativizza la realtà, ma mettere in risalto il carattere invariantivo delle leggi della natura e non certo la soggettività delle sensazioni. Il nome “teoria della relatività”, confesso, è infelice e ha dato lo spunto a parecchi malintesi filosofici. Avrei preferito Teoria dell’Invarianza.

Perché iniziò il suo studio sulla relatività?

Maxwell e Faraday con l’elettromagnetismo attestarono l’esistenza di fenomeni non legati alla materia ponderabile, mentre le leggi di Newton si dimostrarono valide solo se riferite a una determinata classe di sistemi, ossia quelli inerziali (non accelerati N.d.A.). Mancava una base unitaria per tutto l’insieme e io ho imparato presto a fiutare quello che poteva portare ai principi fondamentali.

Perché?

Una teoria è tanto più riuscita quanto più ha delle premesse semplici, collega tra loro un maggior numero di fenomeni diversi e il suo campo di applicazione continua ad ampliarsi.

Parlando di semplicità: la sua formula più nota è E=mc2. Cosa indica?

Che la massa è solo un enorme accumulo di energia. Questa linea di pensiero è affascinante: un corpo che assorbe o cede una quantità E di energia, acquista o perde una quantità di massa pari a E/c2. I valori nel nostro vissuto però sono piccoli, ad esempio una lampadina da 100 watt accesa per cent’anni perderebbe qualche milionesimo di grammo.

Mi perdoni, ma alcuni risultati delle sue idee paiono paradossali. Come si possono conciliare con le nostre esperienze?

I concetti stanno alle esperienze dei sensi come il numero di riconoscimento sta al mantello depositato in guardaroba.

Lei sembra passare dal razionalismo all’estremo empirismo!

Questa osservazione è assolutamente esatta. Un’oscillazione fra questi due estremi mi sembra inevitabile per non cadere in errore.

Ma per la relatività ristretta non esistono più un tempo o uno spazio assoluto.

Lo sono la distanza spazio-temporale, le leggi che li legano e la velocità della luce nel vuoto.

Quindi qual è la vera lunghezza di un oggetto?

Se si accetta la mia teoria questa domanda non ha più senso. Tutti i sistemi inerziali sono “veri”. Al massimo si può considerare quella dell’oggetto fermo la sua lunghezza “propria”, ma è una convenzione.

Ma per Newton la gravità si propaga all’istante, quindi questa forza corre più veloce della luce?

Questo problema mi fece lavorare alla relatività generale, ossia applicata anche ai moti accelerati: la risposta è no, perché non è una forza.

Ovvero?

Lo spazio-tempo agisce sulla materia/energia. A sua volta essa reagisce sullo spazio-tempo, dicendogli come curvarsi. Questa curvatura è la gravità.

Mi faccia un esempio per capire meglio.

Ebbene, i pianeti in realtà si muovono lungo delle rette, soltanto che esse sono distorte dalla massa del sole, diventando quindi geodetiche dello spazio/tempo curvo.

Quindi posso immaginarmi il cosmo come un lenzuolo e i pianeti e le stelle come delle palle che poste su di esso lo piegano?

Solo se riesce ad immaginarsi un lenzuolo ellittico.

Come ha fatto a concepire una cosa simile?

Deriva dal pensiero più felice della mia vita: se una persona cade liberamente nel vuoto non avverte il proprio peso. Ma di conseguenza con un razzo si potrebbe simulare una forza di gravità, diviene quindi impossibile distinguere fra un sistema inerziale e uno accelerato e questo mi rese necessario lavorare a una nuova teoria, visto che quella ristretta (da cui il nome) accorda un privilegio agli inerziali.

Cosa le piace di più dell’Italia?
Gli spaghetti e Levi-Civita.

Scusi?

Un matematico, allievo di Gregorio Ricci. Senza la loro creazione del potente calcolo tensoriale non sarei potuto giungere a leggi matematiche semplici applicabili all’equazione tensoriale del campo gravitazionale, contenente in sé le dieci equazioni numeriche di una varietà a quattro dimensioni; ossia alla formula della relatività generale.

Perché ritiene di essere così celebre?

Forse forse per il linguaggio: tutti pensano di sapere cosa significhi la parola “spazio” e chiunque sa cosa è una curvatura, ma quasi nessuno riesce a comprendere cosa sia realmente uno “spazio curvo”. Al tempo stesso però quelle parole sono sufficientemente familiari per comunicare al profano la sensazione di possedere la chiave di una conoscenza esoterica.

Come si immaginava la sua vita da giovane?

Quando ero giovane dalla vita non volevo altro che lavorare tranquillo nell’angolino, senza che nessuno mi facesse caso. E ora guardate invece cosa mi è successo!

Tutte le risposte trovano conferma in:

Albert Einstein, Pensieri di un uomo curioso, Mondadori, Milano, 2000
Fabio Toscano, Il genio e il gentiluomo, Sironi, Milano, 2004
Paul Schilp, Albert Einstein, scienziato e filosofo, Einaudi, Torino, 1958