Intevista a Stefano Bollani/ Compositore
a cura di Andrea Arnoldi

Il signor Bollani è il compositore più innovativo e sperimentale del jazz italiano. Nello stesso concerto può partire con una canzonetta stile anni quaranta e finire in un medley tra “acqua azzurra, acqua chiara” e la sigla di batman, passando per un complicato assolo alla Jarrett di dodici minuti. Il 27 novembre suonerà al teatro Creberg con “i visionari”, ensemble con cui ha composto alcune delle sue opere più contaminate e originali. Ha appena concluso la registrazione del suo ultimo album, “Stone in the Water”, e l’album precedente, “Carioca”, è stato in cima alle classifiche italiane per settimane, sfidando i Dari e Giusi Ferreri. Dopo esser stato intervistato dalla Bignardi e dalla Dandini, si è concesso anche a CTRL.
Grazie a dio (ma esiste poi?)


- Come stai? Cosa stai facendo in questo periodo?
- La mia attività principale ora è registrare le nuove puntate de "Il dottor Djembe" per radio tre con Riondino. In realtà andranno in onda da gennaio a maggio, però si registrano adesso, quasi tutti i giorni e ogni giorno c'è un pezzo musicale diverso. E poi subito dopo parto in tournée con i "miei" musicisti danesi per presentare dal vivo la musica del disco ECM appena uscito ("Stone in the Water", inciso a ottobre in quel di New York, ndr).

- Qual è il primo ricordo della tua vita?
- Accidenti è una domanda difficile! Non me l'ha mai fatta nessuno... neanche in privato. Forse la prima cosa che mi viene in mente adesso è l'asilo, in cui credo di essere andato due o tre giorni poi mi sono impuntato e sono riuscito a ottenere di restare a casa. In pratica non ho mai fatto l'asilo: non lo sopportavo. E non ero un bambino disobbediente, proprio non mi piaceva, piangevo tutto il giorno e alla fine mia mamma s'è intenerita. Aggiungiamo che ho anche preso una porta in faccia il primo giorno…

- Canti sotto la doccia?
- Solo canzoni italiane anni cinquanta, per esempio "domenica è sempre domenica".

- Da cosa nasce l'esigenza di creare il progetto dei "visionari"?
- Mah... è molto semplice: nasce dall'esigenza di avere un gruppo di coetanei. Io ho iniziato a suonare a quindici anni con trentenni e man mano io crescevo ma crescevano anche gli altri. "i visionari", e il trio danese anche, sono due gruppi invece formati da coetanei. Anzi, ne "i visionari" tre di loro sono più giovani di me.

- Tu hai sempre lavorato su diversi testi letterari, da Queneau a Fosco Maraini... Come riesci a conciliare la complessità delle fonti letterarie e la complessità della musica?
- Guarda... di solito mi piace giocare con autori come Queneau, Maraini e Calvino, tutta gente che giocava con le parole, e quindi mi sento autorizzato a giocare con la musica. Per di più non ci sono più, e per questo ho "campo libero". A me piace sempre lavorare con la letteratura, il teatro, la poesia, perchè credo ci sia la possibilità di raccontare una storia usando due binari paralleli: la parola, che mette l'accento sull'ascoltare i testi, letti o cantati, e la musica, che può operare su vari livelli legati alla storia. Mi viene in mente una serata che ho fatto con un attore che leggeva un racconto di Edgar Allan Poe terrificante, e io suonavo delle musichette anni quaranta. Poteva esser recepito come un contrasto ma in realtà stavamo raccontando la stessa storia: quella di un uomo che scivola verso la follia.

- Ma come fa la tua musica a raggiungere persone di età e cultura così diverse?
- Beh ma non arriva a tutti davvero. Si può dire che raggiunge persone al di fuori del cosiddetto jazz perchè io ho fatto cose molto diverse. Questo perchè prima di tutto io sono l'ascoltatore di me stesso e quindi la mia musica deve arrivare innanzitutto a me: io sono un ascoltatore globale, in senso che non sono un "purista del jazz", amo molto tutti i tipi di musica e sono il primo a voler contaminare la mia.

- Ci puoi spiegare questa foto?
- È una foto d'autore di un fotografo israeliano fatta nel suo studio a Tel Aviv. Un fotografo molto famoso laggiù che fa fotografie perlopiù sui luoghi di guerra. Quando si è trattato invece di fare le foto in posa con me gli è venuta quest’idea, non mi ha spiegato niente ma non ce n’è bisogno perchè si tratta di un'immagine e un'immagine può suscitare varie impressioni. E varie reazioni. Per esempio una signora ha scritto che la disapprovava perchè la trovava una parodia di Cristo... e invece non è vero. A me ad esempio evoca l'idea che se hanno deciso che sei un pianista, sarai sempre pianista. Un po' come dire: in questo mondo me la son scelta però mi tocca anche avere un ruolo fisso, e se le cose che mi piacciono rischiano di diventare un lavoro, alla fine… quando diventano un lavoro sul serio è pericoloso.

- E a proposito di ruoli, visto che tu e tua moglie Petra siete due genitori e allo stesso tempo due musicisti, come riuscite a conciliare la musica con l'educazione dei vostri figli?
- Non forziamo nulla. Non obbligheremmo mai qualcuno a fare musica perchè i suoi genitori lo fanno. Ovviamente la musica ha un valore educativo e il problema casomai è il resto del mondo. In Italia l'educazione musicale non esiste, e non mi sono mai spiegato il perchè. Non so perchè non possiamo giocare con la musica fin da bambini.

- Quali sono le cose che ti influenzano di più quando componi?
- Non lo so di preciso. Tutto quello che mi accade nella vita direi. Non ho ancora ben capito da dove nasce l'ispirazione. Ci sono persone, come Moravia, che semplicemente si alzavano la mattina e si mettevano davanti alla macchina da scrivere, per principio. Io non sono capace, se non ne ho voglia non suono. Mentre se si tratta di salire su un palco ho sempre voglia.

- Hai mai scritto la lista della spesa sopra un pentagramma?
- La lista della spesa? (ci pensa) No (ride).

Se dovessi rinunciare a una virtù, preferiresti fare a meno dell'autoironia o della capacità musicale?
- Porca miseria no. Non fatemi rinunciare a nessuna delle due.

- Se fossi obbligato a suonare al compleanno di Berlusconi, con che pezzo apriresti il concerto?
- Vorrei sapere come farebbero a obbligarmi. Col mitra puntato? Un sistema per non suonarci lo trovo, una scusa valida... potrei morire un attimo prima per esempio.

- Ma... com'è finita poi con la vicenda di "caos calmo"?
- Come sanno tutti... chi mi ha sostituito ha preso anche tanti premi quindi devo solo stare zitto. Le mie musiche erano molto più chiuse, più complicate... c'eravamo lasciati andare, era jazz molto sperimentale... però sembrava che piacesse l'idea di musiche molto tormentate per narrare questo personaggio che in fondo non riesce a parlare e si chiude sempre più in se stesso. Insomma la musica doveva essere un groviglio come i suoi sentimenti e io avevo giocato su questa cosa.

- Tu sei anche un personaggio di Topolino... com'è vivere a Paperopoli?
- Ma addirittura io sono un amico amico amico di Paperino, che è un personaggio che tutti vorrebbero avere come amico, un po' per simpatia un po' per consolarlo ogni tanto, visto che non gliene va mai bene una.

- Cosa devi fare assolutamente prima di stasera?
- Guarda tra poco devo andare a prendere mio figlio a una festa da compleanno.

- Allora questa sarà l'ultima domanda... Cosa ci proporrai il ventisette novembre a Bergamo?
- Innanzitutto con "i visionari" è da tanto che non suoniamo insieme... io faccio spesso così, per esempio con i ragazzi danesi con cui suono adesso, oppure con Chick Corea quest'estate. A me piace suonare con lunghi intervalli di mezzo... con "i visionari" non stiamo suonando dal due settembre quindi per noi sarà una gioia. Spero anche per voi.