Ghemon Scienz/ cantante
a cura di Matteo Postini

- E' passato un anno dall'uscita del tuo ultimo e, personalmente ottimo, album "E poi,
all improvviso, impazzire", insomma sei impazzito o no?

- Impazzito di gioia dalle vendite? impazzito di noia dalle svendite? come stai?
Felice del riscontro del disco tra il pubblico e gli addetti e del lavoro che la Macro Beats
ha svolto! A giorni esce il terzo video (di "Goccia a Goccia" con Al Castellana) e avrà
anche quello dei passaggi televisivi come i precedenti. Quindi, come dire, la continuità mi
sta ripagando. Ma essere continui non vuol dire essere stabili, purtroppo, ne mentalmente,
ne emotivamente e ne lavorativamente. Quindi: "tutto ok, anche più di ok,
ma possiamo migliorare!"


- Cos' hai fatto per colazione stamattina?
- Caffè. è perchè sono stato costretto da Macro Marco!

- Ti ricordi i sogni che fai?
- Decisamente si. Li ricostruisco il giorno dopo, ma li ricordo.
Da bambino me li ricordavo spesso. Mi ricordo uno in cui c'era AlBano...


- Oltre a essere un rapper, cos'altro sei nalla vita?
- Non sono un rapper, sono un cantante. Di base sono un appassionato di cose
belle.


- E cosa sognavi da piccolo?
- Di fare il calciatore. Mi piaeva Baggio, poi Vialli, perchè si chiamava come me.
Poi mi sono appassionato a Seedorf e Veron nella Samp. Per un po di tempo volevo
aprirmi un'edicola, che è un luogo che tuttora mi affascina tanto e che ha un buon odore.
Da bambino lo volevo solo per le figurine dei calciatori....


- In un tuo pezzo dicevi " ..per la mia forma mentis di borghese disagiato..",
com'era quel periodo della tua vita? Holly e Banji, liceo classico, avellino poi?

- Poi Roma, università. Gonfie vele i primi due anni di illusione, poi mi sono
fatto la guerra, perchè la musica non era più relegabile ad hobby. Non è mai stata un passatempo a dire il vero, ma mi ero impegnato a studiare pensando di riuscire a
equilibrare le due cose. Non è stato così, poi ho trovato la forza di laurearmi e nello
stesso tempo ho fatto uscire mixtape e album. Perciò, finito, chiuso, siamo apposto così.


- La prima rima che ricordi di aver imparato a memoria era tua
o di qualcun altro?

- Altri. Jovanotti o J.Ax, avrò avuto 13 anni, 94 circa. E non è che a quell'età,
ad Avellino, potevo trovare informazioni di altro genere!


- J Dilla ti ha cambiato la vita?
- Sì. E non smetterò mai di ringraziarlo tramite la musica.


- E i "propositi di inizio anno" 2010 quali sono?
- Staccare il cordone ombelicale con tutte le cose che non mi sento più di fare. Quando cresci, se non ti disponi per bene verso il rap, ti può creare dei grandi disagi.
Se ho voglia di cantare canto, se ho voglia di rappare rappo. Ecco e magari mi curo
anche un pò di meno di quello che pensa la gente, perchè non ero sicuro di dare questa risposta così, mi sembrava arrogante...haha!
...


- Come vedi "la scena hip hop" in Italia? ....e quella americana?
- Sempre uguali tutte e due. La scena hip hop italiana è pervasa da
un'ignoranza crassa. L'innovazione è poca, ma per fortuna c'è finalmente una varietà
di situazioni musicali, chi ascolta può scegliere. Di base moltissimi ascoltatori sono
poco informati e gli piace sentirsi ancora i dischi del 94' tutti i giorni. Questo penalizza
il movimento perchè senza musica nuova non si incamerano informazioni e non si cresce
come ascoltatori. La scena americana è sempre vivissima, non a caso ci ispiriamo a loro
e a quello che li viene fuori spontaneità, e che noi modifichiamo e reinterpretiamo
(qualcuno scopiazza, ma ok, è parte dell'esempio)


- E la scena successiva?
- Meglio di questa. Le terze generazioni di immigrati saranno più integrate e rafforzeranno, anzi, faranno progredire il livello musicale e amplieranno il pubblico
e le vedute. Peccato che io all'epoca avrò dieci anni in più!



- Stai dando una mano a della bella gente per la scrittura di un libro, è vero?
di che si tratta?
- Mi hanno chiesto di partecipare con un saggio scritto a una raccolta di storie
fatta da "rapper". Ho accettato, ho qualche cose scritta qua e là, ma gli impegni mi frenano...sono abbastanza puntiglioso sulla scrittura, e non posso dire che questo sia
il mio periodo creativo più spontaneo. La capacità di padroneggiare in maniera elegante
molti argomenti della conoscenza.


- Cos'è la cacofonia?
- Una parola che non mi piace. Proprio perchè è cacofonica. Anche questa
seconda declinazione mi fa schifo.


- Qual'è la tua parola preferita?
- "Lei"

- Ultimo libro letto?
- "I Fiori Del Male" di Baudelaire, che non avevo avuto il piacere di leggere
prima della scorsa estate.


- Io ti ho sempre definito un rapper "conscio" ma tu non la pensi così, gusto?
- Sarà il cattivo retaggio che il "rap" si porta dietro, ma a me non mi pare
così strano che una persona scriva delle canzoni per fare dei ragionamenti o delle considerazioni personali. Io sono italiano, di estrazione media, parlo la lingua di
De Andrè, e a De Andrè nessuno gli diceva che era conscio. Quel ragionamento
lo si può fare negli Stati Uniti, dato il gigantesco tasso di cose "analfabetismo musicale"
o il "gangsterismo" che ha reso il rap celebre. Ma qui in Italia non mi pare questo grosso scandalo essere ragionativi. Siamo il paese delle pippe mentali. Poi mi verrete a dire
che il rap è nato nei sobborghi e tutto il resto. Io vi risponderò che lo so, e metteremo
su un disco. Ci beviamo un martini e mangiamo due olive, che col Martini mi piacciono
tanto.


- Cosa canti sotto la doccia?
- Il pezzo per cui sto in fissa nel momento in cui la faccio. Al momento è
"House Of Cards" dei Radiohead


- Quando farai quel famoso featuring con Jack the smoker?
- Non saprei dire, potrebbe avvenire domani come mai.
Credo che la stima sia reciproca da anni, ma i nostri viaggi musicali sono lontani.
Ciò nonostante mi piacerebbe fare un pezzo con lui, mi stimolerebbe sicuramente
a fare bene.


- Tu invece hai smesso di fumare?
- Sì, non lo ritengo più necessario.

- Stai scrivendo qualche testo particolarmente ispirato in questo periodo?
- No, non scrivo da tempo e non sono intenzionato a farlo. Sto incamerando
troppi dati, e non voglio alterare nessun equilibrio.


- Credi in Dio?
- Si, credo in una energia spirituale che governa l'universo e che io identifico
col Dio Cristiano. Per tutti gli altri ragionamenti, se ne può parlare.


- Sei contento di tornare a cantare a Bergamo?
- Era da tempo che mancavo, forse da prima che uscisse il mixtape...era ora!!


- Secondo te qui a Bergamo come dovremmo fare per liberarci del potere della chiesa?
- Non conosco la situazione specifica, ma mi piace essere moderato nei giudizi. Quando la religione ti obbliga ad agire non va mai bene. Credere è uno strumento di rafforzamento dello spirito, di illuminazione della persona. Nessun sacerdote può
"obbligarti". Non è giusto però, nemmeno l'astio contro l'istituzione, perchè ci sono tanti uomini/preti che fanno delle cose splendide per chi ha bisogno. Penso che "quel" genere
di chiesa stia simpatico anche agli atei.


- Che flashback hai di questa città?
- Sarà pubblicità occulta ma il flashback che ho è la polenta taragna all'osteria "Ornella" a Bergamo alta, un tre settimane fa.

- Com'è il tuo rapporto con i centri Sociali?
- Buono. Spesso mi chiamano a suonare, perchè sono tra i pochi spazi che
hanno libertà di fare ciò che vogliono (a livello di scelte di cartellone) e offrono buona
musica a prezzi contenuti.


- Cosa "non" mi devo aspettare il 23 al Pacìana?
- Un pallone aerostatico a forma di maiale. Non ce la facciamo
a portarvelo.


- Tu invece cosa ti aspetti?
- Una serata serissima, perchè il pubblico lombardo di solito da grandi
soddisfazioni. E poi manchiamo a Bergamo da un paio d'anni, spero che la gente voglia
venire a testare lo spessore della situazione. Noi ci vogliamo guadagnare i gradi sul campo.


- Le aspettative servono nella vita?
- Sì. A decidere che uomo sei una volta che le hai disattese o confermate.