BAUSTELLE
Considerati in Italia e all'estero capaci di coniugare la tradizione del cantautorato all'avanguardia musicale-espressiva, i Baustelle spaccano.
Dialogo tra Andrea Arnoldi e Francesco Bianconi dei Baustelle in data sette del sette
- Partiamo dalla fine: "i mistici dell'occidente". Ci spieghi quando e in quanto tempo sono nate le canzoni che lo compongono? E soprattutto, perchè Rachele tiene in braccio un bambino travestito da orsetto?
- Le canzoni sono nate in poco tempo, nel senso che i testi sono stati scritti tutti nel giro di un mese, un mese e mezzo, insomma, così. Quindi, quando scrivi i testi in un periodo di tempo molto breve, è probabile che tutto poi nel disco abbia un motivo comune, non dico che esca fuori un concept-album ma quasi.. un'unità. E la cosa del bambino è una roba che non era programmata per la foto, che il bambino fosse travestito da orsetto. L'idea era che ci fosse Rachele con un bambino in braccio, che era un bambino un po' più grande, un bambino di quattro anni biondino coi ricci che indossava un costume nero da scheletro, praticamente una specie di tuta da scheletro. Solo che non stava fermo durante gli scatti e quindi è stato sostituito con il suo fratellino, che era troppo piccolo per potersi ribellare.
- L'album dovrebbe continuare sulla linea di "amen", ma in realtà lo supera di gran lunga. E' un disco molto difficile ed è la prima vostra opera in cui all'ascolto ho pensato a un poeta prima ancora che a un musicista. Anzi, a due poeti in particolare: Pascoli e Montale. Avevo sentito in un'intervista che avresti voluto fuggire dall'Italia e questo ritorno alle radici della poesia italiana mi ha spiazzato…
- Sì sì, io penso che innanzitutto sono contento se trovi queste.. delle parole che hai detto insomma. Sono onorato se si percepisce questa cosa. In Italia abbiamo dei grandi poeti e i due che hai citato sono per mia formazione, per mia cultura personale, due di quelli che preferisco e che in qualche modo mi hanno influenzato di fatto anche nella mia scrittura di canzonette. Poi i poeti e gli autori di letteratura che ami in qualche modo ti influenzano ed escono fuori e.. È un disco difficile ma mi piace pensarne la difficoltà in maniera positiva, nel senso che è un disco che induce l'ascoltatore a un po' di fatica. È come se dicesse: adesso sentimi, mettiti seduto e prenditi un po' di tempo perché non è la cosa più immediata, di più immediata decifrazione e interpretazione. Però io credo anche che la musica sia così.. è un po' un concetto anacronistico in un tempo in cui la musica è sempre più "usa e getta", sempre più mp3, di sottofondo. Per quanto mi riguarda sono contento di aver fatto un disco in controtendenza, ecco.
- Prima ti ho citato Pascoli perché credo che il tema dell'infanzia sia uno dei cardini de "i mistici dell'occidente", correlato strettamente alla toscana, alla natura proprio in chiave pascoliana.. "le rane" o "follonica" sono le tracce più emblematiche di questa nuova condizione di ritiro nella propria intimità e nella propria terra d'origine. E sempre in "follonica", ma anche ne "l'estate enigmistica", sembra che tu osservi tutto dall'alto davvero come se il reale fosse un rebus, e mi fanno pensare alla castelvecchio di pascoli, dove dall'alto il poeta poteva vedere tutto e tutti e scriverne sopra dei versi.
- Eh.. "l'estate enigmistica" in realtà è più Montale, devo dire. È il pezzo più montaliano del disco, per quanto mi riguarda, cioè proprio.. però sì sono d'accordo con quello che dici.
- Oltre alla citazione degli ossi di seppia Montale…
- Ma no ma non era una citazione.. mi dipingono come un citazionista, ed è giusto, a volte cito, ma in "follonica" volevo proprio dire "ossi di seppia" nel senso che immaginavo questi oggetti sulla spiaggia.. ti giuro che non volevo citare Montale..
- …a me Montale è entrato subito in testa più che altro per l'uso che fai dei correlativo-oggettivi nelle canzoni di quest'album, che richiama tantissimo la concezione montaliana del simbolo. Per esempio quando canti dell'"indaco mare", o delle rane come condizione del tempo che passa e che cancella la memoria individuale con gli agriturismi e le "villette dei più furbi". Sembra quasi che, dopo l'impianto sociale di "amen", che citava spesso la cronaca e l'attualità, ne "i mistici dell'occidente" ci sia una volontà di distacco dalla società umana: san francesco, l'indaco mare, il cielo azzurro, le rane e poi quel verso che dice "sono un cane temo gli uomini"..
- Sì, è per stare bene, sempre in chiave di superamento.. È un disco questo che comunque parla dell'uomo che si organizza in società però allo stesso tempo c'è anche una voglia di.. diciamo che insieme a una contemplazione di una società così brutta c'è anche in questo disco la voglia di superare il reale, un po' come facevano i mistici, sempre che sia possibile, per provare ad andare oltre e sperare in un qualcosa di diverso e di più positivo.
- E in effetti quello che dici, per riprendere Pascoli, è ancora una specie di "purezza dell'infanzia", che per te sembra molto legata alla natura incontaminata della Toscana… Sembra quasi una specie di ritorno, no?
- No non sono tornato in Toscana in realtà, vivo ancora a Milano, sono ancora qua.. Mah in realtà io non vedo.. per me l'infanzia, è ovvio, l'ho vissuta in un paesino di campagna in Toscana ed è molto spesso legata alla felicità, che è anche una felicità geografica, quindi in questo senso la canzone "le rane" è esemplare, ma per me la felicità è più.. Mi piace molto parlare dell'infanzia, sono molto affascinato narrativamente dai bambini perché è un'età biologica dell'uomo in cui ancora non c'è la consapevolezza che la vita può essere violenta, può far male, per cui ogni tanto torna questa cosa, ne sono in qualche modo ossessionato.. Ne "le rane" in particolare non c'è solo questo perchè è una canzone sul tempo, sul tempo che passa e la cosa più significativa della canzone non è tanto il fatto della felicità dell'infanzia ma quanto la felicità dell'infanzia sia vissuta come ricordo. È una canzone su due uomini vecchi che non sono più felici, due ex compagni di caccia alle rane che si rincontrano dopo tanto tempo, e quindi il tema principale se vuoi è il tempo e il perdersi delle cose per sempre man mano che si cresce e s'invecchia.
- E questo è un'altro tema molto presente nell'album.. Mi viene in mente la canzone della bambolina, in cui c'è il corpo che cambia, il corpo caduco che invecchia per il tempo che passa…
- Sì, la bambolina è una canzone sul corpo, ma in realtà più sulla mercificazione del corpo della donna: è una canzone sull'immagine della donna nella cultura occidentale attuale. Sulla condizione da schiave delle donne nel mondo occidentale, quindi sull'uso commerciale che si fa nell'estetica della donna, che vive in una società in cui femminilità è soltanto culi, tette e grandi manifesti pubblicitari di compagnie telefoniche. È una canzone sulla volgarità, sull'uso sbagliato della sessualità e dell'immagine femminile.
- "indaco", che apre l'intero album, è il pezzo che mi ha fatto più bene dentro e che mi ha lasciato più allibito per la purezza e la bellezza. È una canzone senza ritornelli e strofe, in sostanza è una poesia, ed è una concatenazione di immagini che ne richiamano altre per analogia. Mi viene in mente ciò che diceva Dylan Thomas quando gli han chiesto come faceva a scrivere le sue poesie. Il tuo metodo di scrittura si avvicina al suo? Parti più da un concetto o da un'immagine?
- Eh eh dipende, nel mio caso non ci sono regole, può nascere da un'immagine e dalla forza che quest'immagine ha di concatenarne altre, oppure può nascere anche da un concetto, nel senso che voglio parlare di questa cosa e mi ci metto e scrivo. L'"indaco" era un cinquanta e cinquanta, secondo me: io volevo scrivere una canzone che avesse una specie di potere terapeutico - spesso nella storia del rock ci sono canzoni che sono un po' "mano sulla spalla", da "hey jude" a "everybody hurts" dei r.e.m., le prime due che mi vengono in mente, e volevo fare una canzone così.. Allo stesso tempo, poi, sono partito da un'immagine che non so come mi è balenata in mente, di un mare di un colore diverso dall'azzurro canonico.
- Ma poi perché a follonica si scinde l'atomo?
- Eh.. non lo so, lascio l'interpretazione a chi ascolta.. non mi va di spiegare così nello specifico, ecco.
- Nel tour di "amen" vi ho sentito eseguire "la canzone del parco" e uno strano medley tra "gomma" e la "canzone del riformatorio". Anche nella scaletta del 29 luglio ci sarà posto per qualcosa tratto dal "sussidiario"?
- Sì assolutamente sì: la scaletta dei concerti estivi è molto mutevole e ci sono le canzoni dell'ultimo disco certo, ma c'è spazio anche per rivisitazioni di pezzi dei dischi passati, anche cose che non abbiamo mai suonato o che abbiam suonato poco. È legato anche al momento, cioè ci sono canzoni che in un determinato periodo ti piace di più suonare, che le senti più attuali.. Ad esempio "canzone del riformatorio" in questi nuovi spettacoli abbiamo scelto di non cantarla anche se ce la chiedono in molti, però lasciamo spazio anche a cose che sentiamo più attuali o che semplicemente magari ci diverte di più suonare.
- Prima dei concerti fate qualche cosa di propiziatorio o salite sul palco e basta?
- Facciamo un brindisi sempre, facciamo un brindisi tipo dieci minuti prima di salire sul palco. Non c'è qualcosa di particolare, anche la bevanda può cambiare.. non siamo così meticolosi, ecco.
- Parlando invece della musica dei baustelle, già in "amen" l'influenza di Morricone era qualcosa di percettibile, ma questo nuovo album sembra orchestrato da lui in persona.
- È un'influenza fortissima…tutti i baustelle hanno ascolti anche molto diversi tra di loro, Morricone è quello che accomuna tutti, ma in realtà Morricone c'è sempre stato fin dal "sussidiario", nelle influenze, in generale, la musica da cinema e specialmente la musica da cinema dei film degli anni sessanta e settanta…
- sì, già lo citavi in "cinecittà"…
- …sì, i film di quegli anni soprattutto son sempre stati una fonte d'ispirazione per noi, quindi più o meno son disseminati in tutti gli album. In quest'ultimo album devo dire che c'è più un certo tipo di influenza morriconiana, ovvero quella delle colonne sonore degli spaghetti-western… è un disco molto spaghetti-western, "i mistici dell'occidente".
- E c'è qualcosa nel panorama contemporaneo italiano che ha catturato la tua attenzione in questi ultimi tempi?
- Eh sì tantissimo, però non mi va di fare nomi perchè magari ora mi vengono in mente delle cose e poi ne tralascio altre e mi dispiace, però tantissimi, sì sì.. Mi piace la musica italiana e anche cose molto indi, anche cose molto strane…
- Adesso ti dovrei fare delle domande personali, se hai voglia, io non vorrei fartele ma me le hanno scritte e va così. La prima è: qual è il tuo primissimo ricordo?
- Ah.. è difficile questa. Mmh forse una cosa all'asilo, una delle prime cose che mi ricordo è me che disegno all'asilo. Ero molto bravo a disegnare e disegnavo di continuo, e ho questa immagine di me con le matite che faccio dei disegni.
- E l'altra è se canti sotto la doccia, e che cosa canti se canti.
- Sì, canto sotto la doccia e anche in altre occasioni casalinghe. Mmmmmh.. canto cose che mi vengono in mente.. evidentemente cose che ho ascoltato e che mi piacciono, è difficile che canti una cosa che… non canto una canzone di lady gaga sotto la doccia perchè non mi piace, magari mi può capitare di cantare "il cielo in una stanza", quello sì.
(ride, e mi accorgo all'improvviso che è l'unica risata che ha fatto nel corso dell'intera intervista)

