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Il cimitero nella foresta – Skogskyrkogården, Stoccolma

26/06/2017
RIPadvisor

A cura di Mirco Roncoroni

Fotografie di Paolo Vezzoli

Invece del solito trip certe volte è meglio un rip. RIPadvisor è la nostra rubrica di reportage cimiteriali: un racconto fotografico e narrativo aldilà dei luoghi comuni.

Valutazioni:

Cipressi: +++++
Pietre: ++
Eros: +++++
Thanatos: ++

cimitero Stoccolma Greta Garbo Skogskyrkogården rip advisor

Stoccolma. In città c’è un bosco, nel bosco un cimitero, si chiama Skogskyrkogården, significa “cimitero nella foresta”. Paolo, il fotografo, ci è stato, sa pronunciarlo correttamente. Dice di un pomeriggio del maggio svedese che è stato tra i più caldi degli ultimi centocinquant’anni, il sole lo ha svegliato alle tre e mezza quel mattino.

Illustri sconosciuti e Greta Garbo stanno al fresco tra le radici delle conifere, sotterrati all’ombra dei pini e di piccoli cerbiatti e caprioli e pic-nic in famiglia, guardano sportivi che corrono, anziani che passeggiano, turisti in visita al patrimonio Unesco, flaneur per di più nordici nel luogo dei morti che è anche luogo dei vivi, il parco-cimitero in cui il riposo è eterno e temporaneo e in lontananza è il rumore dei trattorini dei manutentori, poche auto, risa di bambini. È un luogo che si vive a contatto con la morte, perché non c’è vita senza morte e il bosco è metafora del meccanismo naturale, della simbiosi che è immortale perché mortale.

Illustri sconosciuti e Greta Garbo stanno al fresco tra le radici delle conifere, sotterrati all’ombra dei pini e di piccoli cerbiatti e caprioli e pic-nic in famiglia.

cimitero Stoccolma Skogskyrkogården rip advisor

In morte sono tutti uguali, così hanno voluto gli svedesi. A morte ‘o ssaje ched’è? E’ ‘na livella. Non ci sono loculi, cripte, cappelle familiari, disuguaglianze architettoniche, monopoli spaziali o confessionali, solo una grande croce all’ingresso – che non ha mancato di destare polemiche – e qualche cappella collettiva cui si arriva seguendo le indicazioni o la mappa del parco, da ritirarsi nei dispenser all’ingresso.

Se ne stanno tutti a terra i morti, sepolti sotto lapidi modeste, sdraiate o erette, decorate o spoglie o dimenticate. E gli alberi sono gli unici col diritto di maestosità, con la facoltà di imporsi e di evocare l’eterno e ricordare a morti e vivi il tutto che rimane quando ogni uomo seppellito è il cane del suo nulla. L’unico privilegio è fecondare la terra e proiettarsi al cielo, dai tronchi alle fronde degli alberi. Sempre verdi, loro.

L’unico privilegio è fecondare la terra e proiettarsi al cielo, dai tronchi alle fronde degli alberi. Sempre verdi, loro.

«Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine, nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno, come cadendo nel nulla senza speranza».
«Molta gente non pensa né alla morte né alla vanità delle cose».
«Ma verrà il giorno in cui si troveranno all’estremo limite della vita».
«Sì, sull’orlo dell’abisso».

[Dialogo tra Antonius Block e la Morte, Il settimo sigillo, Ingmar Bergman]

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