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La carrozza funebre che portava in grembo il nuovo linguaggio

18/05/2017
Fotoracconti

A cura di Pavlov Arnoldi

Fotoracconti è una rubrica che esercita la riflessione attraverso l’osservazione fotografica, cosa non da poco in una società non fotologica, bombardata da stimoli fotografici complessi e multiformi, che spesso non riesce a decifrare. Qui, nel caso vi interessasse l’argomento, una introduzione alla rubrica.

1 Germany, 1919, Spartakist Uprising, Liebknecht's funeral after his assassinationFunerali di Karl Liebknecht e di trentun vittime della rivolta spartachista (25 gennaio 1919)

Sabato 17 febbraio 1919, quartieri di Berlino ovest: per le strade un misero corteo funebre sfilava, riempiendo l’aria con i suoi strumenti a fiato. A ben vedere, era parecchio singolare come corteo, e misero era dir poco… Si trattava infatti di una di quelle carrozze solitamente usate per la pentecoste, ma con un’orchestrina d’ottoni simile a quelle dei funerali per veterani, tutta in tiro, con tanto di cilindro e finanziera. Il seguito era composto da sole sei persone: esiguo numero di famigliari senza nemmeno una corona di fiori. Al loro posto, portavano sul braccio pile di carta.

Il traffico di quei quartieri mondani rallentava e lasciava procedere la piccola processione, che per il suo essere miserrima attirava qualche curioso. Ci volle poco perché si capisse di cosa si trattasse in realtà: una trovata pubblicitaria di quei pagliacci di dadaisti. Il lancio di una nuova rivista, ecco tutto. Qualcuno addirittura ne acquistava una copia, i più invece canzonavano quel manipolo di falsi afflitti, altri ancora inorridivano per la macabra trovata.

Ci volle poco perché si capisse di cosa si trattasse in realtà: una trovata pubblicitaria di quei pagliacci di dadaisti. Il lancio di una nuova rivista, ecco tutto.

2 bassaFUNERALE-DI-ROSAS-LI funerali di Rosa Luxemburg in seguito al ritrovamento del corpo (13 giugno 1919)

A man mano che l’esigua sfilata avanzava verso i quartieri settentrionali, l’atmosfera cambiava. Le abitazioni si trasformavano in sporchi casermoni in affitto, e la carrozza diveniva l’ennesima carrozza funebre di passaggio: il tetro simbolo di una guerra finita in disfatta, prima, e di una rivoluzione brutalmente repressa, poi. Soldati dal fronte, spartachisti dalle barricate… Solo ventitré giorni prima, per quella stessa strada, un corteo ben più grande salutava trentadue bare: le vittime della rivolta di gennaio, insieme a Karl Liebknecht e alla cassa vuota di Rosa Luxemburg. [Il corpo della Luxemburg verrà trovato il 31 maggio, quattro mesi più tardi, a mollo nel Landwehrkanal, NdA].

Dagli edifici sventrati dagli obici dell’esercito e dalle facciate bucherellate dalle mitragliatrici delle freikorps, la gente salutava l’arrivo dell’orchestrina con esultanza. La fanfara piagnucolava Die Rasenbank am Elterngrab avanzando verso le macerie, e le vendite della rivista aumentavano. Nei quartieri orientali della città vennero vendute la maggior parte delle 7.600 copie stampate.

3 (1)John Heartfield – Jedermann Sein Eigner Fussball (1919)

La rivista, nata appena due giorni prima, si chiamava Jedermann Sein Eigner Fussball (A ciascuno il suo pallone), ed era di sole quattro pagine; ma se si è dadaisti nella Berlino di quegli anni, quattro pagine erano più che sufficienti per far imbestialire chi di dovere.

La copertina, ideata e creata dall’anglicizzato John Heartfield, faceva il verso al layout dei periodici conservatori. Salutava, a fianco del titolo, un fotomontaggio di suo fratello minore Wieland, il quale spuntava con ghette, bastone e bombetta da un pallone da calcio, come fosse una sorta di abito in cuoio duro fin troppo ingombrante. Alzando il cappello assicurava bonariamente che ognuno avrebbe avuto la sua dose di calci. Il nome della testata era una parodia della promessa fatta dallo Stato di assicurare “un pollo in ogni pentola”. Sotto, un ventaglio – simbolo della vanità aristocratica – esibiva i ritratti della nuova élite di stato, a capo del Reichstag dall’abdicazione del Kaiser. A chiudere la fila, vi era stato messo il marxista Karl Kautsky – per la gioia di Lenin – e, a salvaguardare il tutto, il generale Ludendorff, leader del Supremo Comando dell’Esercito Imperiale nonché futuro partecipante al putsch nazista del ’23. Una settimana dopo la prima assemblea nazionale della Repubblica di Weimar, il nuovo magazine dadaista metteva in mostra i leader parlamentari annunciando un concorso di bellezza: “Wer ist der Schönste?” (Chi è il più bello?), requisito necessario per la frode elettorale della proclamata mascolinità tedesca #1.

La rivista, nata appena due giorni prima, si chiamava Jedermann Sein Eigner Fussball (A ciascuno il suo pallone), ed era di sole quattro pagine.

4 grosz Grosz – Der Kirchenstaat Deutschland in Jedermann Sein Eigner Fussball (1919)

Sebbene l’articolo principale del magazine riguardava la “socializzazione dei fondi del partito” e le imminenti scelte che la Repubblica di Weimar doveva fare, a farla da padrone erano le caricature di Grosz, atroci e senza mezze misure. Occupando metà della seconda pagina, il caricaturista – da buon comunista iscritto al Partito – esponeva la sua teoria sulle direttive alla stampa tedesca: il Papa, dall’alto dei cieli, muove come un burattino il leader della sinistra cattolica tedesca: il neoeletto all’assemblea nazionale Matthias Erzberger, il quale a sua volta mostra al proprio burattino, il capo della stampa Viktor Naumann, come i bolscevichi debbano essere dipinti all’opinione pubblica -che giustamente fugge, finendo in bocca al clero.

5 Jedermann sein eigner Fussball 1919_0003 latrineGrosz – Die Latrine in Jedermann Sein Eigner Fussball (1919)

Passando poi per una poesia di Walter Mehring intitolata “Der Coitus im Dreimäderlhaus”, suggerita quale nuovo inno nazionale, si va in chiusura con un altro contributo di Grosz ad un articoletto che inneggiava la latrina come un simbolo tedesco.

Ridicolizzando le dichiarazioni dei socialdemocratici, suggerivano un parallelismo fra il loro contenuto e quello di un water. Giocando sulla analogia fra i due nomi, chiedevano infine al quotidiano governativo An die Laterne se per caso avessero bisogno di un caricaturista, offrendo un esempio delle doti artistiche di Grosz a mo’ di curriculum.

La promozione era stata un successo, e i nostri eroi con carrozza e fiati malinconicamente strombazzanti fanno dietro front e tornano a casa. A far da corteo era l’intero corpo redazionale della rivista, ben sei persone! Il poeta Mehring si congratulava con sé stesso per aver avuto quella geniale trovata pubblicitaria, e con tutti gli altri per avergli dato retta. Herzfelde era quasi contento che il Partito si fosse rifiutato di pubblicare quel materiale sulla loro stampa ufficiale, “non stampiamo una rivista di umorismo”, gli avevano detto. Quell’inaspettata piccola eredità gli era caduta fra le braccia proprio nel momento giusto. Chissà se nella stesura del testamento il vecchio avesse mai immaginato che parte del suo patrimonio sarebbe servito per affittare una carrozza e una banda non per il suo di funerale…

Erano tutti così felici che sulla via del ritorno passarono per la Wilhelmstrasse e si misero a cantare una serenata davanti alla sede del governo. Vennero tutti portati dentro e schedati.

Così fu che Jedermann Sein Eigner Fussball non divenne un successo commerciale, anzi, venne confiscato e non vi furono altri numeri. Al contrario, “Jedermann Sein Eigner Fussball” divenne un’espressione abituale berlinese per deridere quei palloni gonfiati delle autorità.

6 John Heartfield -Neuer Lehrstuhl an den Deutschen Universitäten(New Chair to the German Universities) 1933John Heartfield – Neuer Lehrstuhl an den Deutschen Universitäten (1933)

Benché fosse un illustrierte zeitung (giornale illustrato), l’unica fotografia presente era quella in copertina, peraltro immagine non-reale. Ma tanto bastò per fondare una nuova corrente che nei decenni successivi sarebbe stata impiegata ovunque in tutto il mondo: era il primo esempio di un fotomontaggio usato consapevolmente ed esplicitamente a scopo politico.

Il fotomontaggio è essenzialmente un collage di fotografie usato per esprimere o meno un’idea. Ma attenzione, il collage (già in uso dai cubisti), ha un aspetto tale da rivelare il suo stesso inganno all’osservatore: l’uso di materiali più disparati, l’unione di tecniche differenti (si pensi al classico esempio di frammenti di giornale o legni che compaiono in certe nature morte cubiste), svelano la forma artefatta dell’opera. Contrariamente, un fotomontaggio tende a celare la propria natura combinatoria (se unito con un abbondante intervento pittorico, è più corretto parlare allora di fotocollage). Inoltre, nel caso del cubismo, il collage era impiegato come configurazione spaziale; il fotomontaggio era invece più legato al senso e all’analisi dell’immagine. Il linguaggio di quest’ultimo era intrinsecamente legato al cinema (tant’è che il dadaista Raoul Hausmann l’ha definito “cinema statico”): ma mentre il montaggio filmico prende il continuum della realtà, lo spezza in sequenze distinte e crea un differente senso di flusso; il montaggio fotografico prende il continuum di singole immagini, lo spezza e lo riassembla in un differente senso di forma.

[…] era il primo esempio di un fotomontaggio usato consapevolmente ed esplicitamente a scopo politico.

6- Die Lehre des Wolfes by John Heartfield, 1935John Heartfield -La dottrina del lupo (1935)

Il photomontage nasce proprio col movimento dadaista berlinese, e ne diventa subito il punto di forza. Il nome riecheggia di costruttivismo sovietico – dal quale i dada erano assai affascinati -, e ribadisce con chiarezza il concetto dell’anti-artista, e del pro-ingegnere, costruttore, montatore di immagini e rettificatore di ready-made.

Per quanto già dall’ottocento esistesse un lavoro di fotomontaggio, esso era per lo più un espediente per correggere le lacune della tecnologia fotografica di allora – come il dover montare due esposizioni diverse, una per il cielo ed una per il paesaggio, per ovviare l’estrema sensibilità al blu delle pellicole in uso; o ancora l’utilizzo di singoli ritratti per comporre le foto di gruppo di corpi nazionali quali vigili del fuoco e polizia. Certo, c’era già chi sperimentava questa peculiarità del mezzo fotografico con opere finto-pittoriche o cartoline postali [vedasi precedenti Fotoracconti, questo e questo], ma esse vengono indicate come mosaici fotografici, essendo antecedenti all’ideazione del nome fotomontaggio, avvenuta nel 1916.

Da buoni dadaisti, erano in parecchi a rivendicare l’invenzione del photomontage, ma sembra oramai appurato che l’onore spetta allo stesso John Heartfield e al suo coinquilino di atelier George Grosz; per quanto poi i due espongano una versione differente della nascita del procedimento.

Heartfield sostiene che l’ispirazione risalisse alle cartoline viste comporre dai soldati al fronte durante la Grande Guerra: per raggirare la censura, esercitavano il proprio dissenso montando scene belliche che erano costretti a vivere, in contrapposizione a visioni di vita borghese, riservata alla classe dirigente e agli speculatori, che a casa se ne stavano all’asciutto e lontani da mortai e dissenteria.

Grosz smonta l’aneddoto dell’amico, sostenendo d’essersi ritrovati alle cinque di un mattino di maggio nel loro studio a Südente, ad incollare alla rinfusa annunci pubblicitari di cibo per cani, libri, etichette di grappe e fotografie di giornale. La cosa si è poi trasformata nel comporre in modo visivo cose che in forma scritta sarebbero state censurate dallo stato, finendo per creare delle sorte di cartoline anti-militariste. Una scoperta casuale, insomma. Lo stesso Grosz scriverà: “Come spesso succede nella vita eravamo inciampati in un filone d’oro senza nemmeno accorgercene”. Il fatalismo dada, unito alla fantasia di amici come Tretjakov, avrebbero di lì a poco creato la leggenda secondo la quale il popolo, anonimamente, avrebbe creato il fotomontaggio.

7 Paul Citroen - Grosstadt - 1919Paul Citroen – Grosstadt (1919)

Fra gli altri in corsa per attribuirsi l’invenzione, una menzione d’onore va a Raoul Hausmann, teorico e filosofo del gruppo – ovvero dadafoso – e la sua amante Hannah Höch, unica donna artista nelle file dadaiste. Se concettualmente facesse risalire il fotomontaggio quale estensione visiva della poesia statica e fonetica dei dadaisti di Zurigo, anche Hausmann ricollega la sua ideazione ad una pratica anonima e popolare. Mentre era in vacanza sul Mar Baltico, insieme alla Höch, si era imbattuto in un’usanza di contadini e pescatori locali: come ricordo della vita militare, in quasi tutte le case era presente alla parete una stampa propagandistica di un granatiere in posa -caserma sullo sfondo-, ma con incollatovi sopra l’originale, il volto del famigliare che era o era stato soldato. Dal canto suo, Hannah Höch ci tiene a precisare che fin da bambina praticava il fotomontaggio, rifacendosi a certe cartoline umoristiche; il che poi la renderebbe l’unica persona al mondo ad aver composto collage per l’intero arco della vita. Insomma, ognuno tirava acqua al proprio mulino.

“Come spesso succede nella vita eravamo inciampati in un filone d’oro senza nemmeno accorgercene”.

8 John Heartfield -Mimikri, 8-aprile 1934 -Per attirare i lavoratori contrari alle idee nazionalsocialiste, Josef Göbbels cerca di mascherare il Führer con la barba di Marx (3)John Heartfield – Trasformismo (8 aprile 1934)
Per attirare l’ala sinistra dei lavoratori verso le idee nazionalsocialiste, Josef Göbbels cerca di mascherare il Führer

Mentre a Zurigo la gente “stava seduta nei ristoranti con i portafogli gonfi e le guance rubiconde” [come ricorderà Richard Huelsenbeck, NdA], Berlino stava vivendo il crollo dell’ordine sociale e la crisi post-bellica. Fu in quel clima di tensione che germogliò questa nuova tecnica, che subito iniziò a vorticare ed esplodere in violente prospettive anti-estetiche, disarticolate ed intersecate fra loro: materializzazione di quel caos di guerra e rivoluzione.

Ma ecco che John Heartfield dà un po’ di ordine e sublima tutta la carica rivoluzionaria nell’espressione politica del messaggio, sparato sulla prima di copertina. Le pubblicazioni dadaiste si considerano giornali illustrati, vendendo per vero ciò che le foto mostrano: l’autenticità dei fatti è svelata dai raccordi in aerografo fra un politico e il suo misfatto.

Heartfield narra un avvenimento o un concetto in una sola scena, anticipando quello che sarà contenuto all’interno della rivista. Ma in quanto denuncia specifica di un dato momento, l’opera resta strettamente legata al suo contesto. Se visti lontano dall’epoca dei fatti, certi fotomontaggi possono essere anche fraintesi.

Con le quattro pagine del loro Jedermann Sein Eigner Fussball, singolo e unico numero prodotto, i dadaisti di Berlino avevano raggiunto la loro fase politica più radicale. Ed era stato un gran bel calcio in culo.

9 GroszGeorge24-viDie Pleite

In seguito allo sciopero generale dei lavoratori indetto il 3 marzo, Wieland Herzfelde fu arrestato per la pubblicazione del magazine, in quanto incitazione al disordine e al disprezzo verso lo stato. Oltre alla poesia di Mehring – definita da egli stesso “un pezzo anti-militarista talmente sconveniente e osceno da non avere altra scusa se non l’essere un prodotto del dadaismo”- le accuse a Herzfelde erano aggravate da un articolo contro il terrore bianco, riferito alle sanguinose rappresaglie attuate dalle Guardie Bianche e dalle Freikorps verso i civili di Monaco in seguito della Repubblica Sovietica Bavarese.

Lo sciopero dei lavoratori mutò presto in scontri armati e continuò fino al 13 di marzo, data nel quale fu represso definitivamente dalle Freikorps di Noske. Intanto Herzfelde era trattenuto in carcere e fu rilasciato solo il 20 marzo. Ignorando le pressioni del governo, Herzfelde, Heartfield, Grosz e gli altri uscirono con una nuova rivista quello stesso mese: Die Pleite (Il Fallimento), con un allegato speciale: un giornaletto intitolato Schutzhaft (Custodia Protettiva).

10 John Heartfield mit Polizeipräsident Karl Friedrich Zörgiebel, 1929John Heartfield ci rende partecipi di tutto il suo affetto verso il capo della polizia Karl Friedrich Zörgiebel (1929)

Si trattava di un resoconto scritto da Herzfelde sulle condizioni dei prigionieri politici, sui maltrattamenti e persino omicidi commessi dalle Freikorps, a cui l’editore ha potuto assistere durante i suoi giorni in carcere. Ulteriori soggiorni preventivi furono scampati grazie all’intervento del conte Harry Graf Kessler, diplomatico anglo-tedesco – nonché protettore dell’arte moderna -, il quale ha aiutato a finanziare la casa editrice dadaista. Così, fra un montaggio e una vignetta, i dadaisti berlinesi hanno continuato la loro crociata.

John Heartfield ha fatto del fotomontaggio la sua spada, arrivando a creare 240 immagini di denuncia contro il Reich in otto anni, in pieno periodo nazista, mentre era rifugiato in Cecoslovacchia. Era il numero cinque sulla lista dei maggiori ricercati della Gestapo.