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Uomini soli – Dentello e Handke

10/04/2017
Ex-libris

A cura di Viola Bonaldi e Davide Gritti

Copertina

Ex-libris: Una rubrica di recensioni libresche. Qui si parla dei libri in modo libero e non compassionevole, ma con la passione necessaria. Ogni mese una novità editoriale italiana; e di seguito qualcosa che nuovo o italiano non è. Il tutto smontato, sminuzzato, rimontato.

Uomini soli

“L’unico modo di salvaguardare la propria solitudine è ferire tutti, a cominciare da quelli che amiamo.” Crocifisso Dentello e Peter Handke raccontano di uomini abbandonati alla sola compagnia delle loro ossessioni e depravazioni. Dentello in La vita Sconosciuta racconta di Ernesto, disoccupato ex-rivoluzionario, che perde la moglie mentre ha un incontro sessuale in un parco di Milano. Handke in L’ora del vero sentire segue Gregor, addetto stampa dell’ambasciata austriaca, che impazzisce dopo aver sognato un omicidio a sfondo sessuale nel suo letto di Parigi.

La Novità

Crocifisso Dentello
LA VITA SCONOSCIUTA
La Nave di Teseo, 2017
Altro titolo: A volte è meglio non sapere

Dentello intero

È curioso vedere come Wikihow, tra le decine di migliaia di consigli di vita, indichi pure il giusto comportamento da tenere ad un funerale. Le regole d’oro sono 11 e vanno dal vestirsi in maniera modesta “scegliendo un look business casual” – qualunque esso sia – al copiare le mosse degli altri partecipanti, nel caso non si fosse certo dei frequentatori abitudinari di cerimonie religiose. Sicuramente Ernesto, al funerale di sua moglie, ha spento qualsiasi fonte di distrazione ed è arrivato presto. Però Ernesto ha anche avuto un’erezione abbracciando un vecchio amico, e su questo Wikihow tace.

Ernesto e Agata sono la coppia al centro del romanzo di Crocifisso Dentello. Lei è morta sola, sul divano, mentre guardava un programma sul canale 3; è stato lui a trovarla quella sera, dopo 30 anni di vita insieme. A legarli non solo l’amore – o quel che ne resta: una semplice sopportazione vicendevole – ma il loro essere degli outsider. Negli anni ’70 volevano cambiare il mondo ed entrambi militavano in un circolo rivoluzionario vicino alle BR, Ernesto da operaio, Agata da ragazza siciliana in cerca di riscatto nella fredda Milano. Nei primi anni 2000, periodo in cui si svolge il romanzo, lui è un disoccupato e lei è rassegnata a lavorare come donna delle pulizie per mandare avanti le loro esistenze, in quella che più che vita pare una dura sopravvivenza. A forza di sbattere correre e lavare Agata non poteva certo immaginare la presenza di una seconda vita del marito scandita da incontri sessuali con uomini stranieri nei parchi pubblici e nei cessi delle stazioni.

Negli anni ’70 volevano cambiare il mondo ed entrambi militavano in un circolo rivoluzionario vicino alle BR, Ernesto da operaio, Agata da ragazza siciliana in cerca di riscatto nella fredda Milano. Nei primi anni 2000, lui è un disoccupato e lei è rassegnata a lavorare come donna delle pulizie per mandare avanti le loro esistenze, in quella che più che vita pare una dura sopravvivenza.

Lei non l’ha mai saputo, ma noi ne veniamo subito a conoscenza grazie ad un incipit potente, invasivo, malato, scomodo, assolutamente catchy: l’immagine di lei che muore sola, inseguendo l’ultimo respiro, e lui che nello stesso momento è inginocchiato sull’erba del parco Lambro intento ad eseguire del sesso orale ad un tunisino. Dopo questa partenza si hanno delle grandi aspettative: la storia che si sviluppa a seguire invece è un rinculo della sparata iniziale; un po’ alla Un uomo solo di Isherwood, Ernesto racconta le ultime ore di vita di Agata e ripercorre il loro passato insieme in un meccanismo che se in teoria dovrebbe evadere il dolore, qui lo esaspera. Ne risulta un sussulto tra momenti che toccano i vertici di alto (l’episodio della rivelazione per Ernesto di piaceri sessuali alternativi) e basso coinvolgimento, come i discorsi snervanti del protagonista sul suo essere colpevole, la sua autocommiserazione, il suo essere altro, sulla sua tara genetica compromessa dalla nascita. Forse non crea interessa anche perché il suo pensare è ovvio e scontato.

Crocifisso trova un modo per dare senso alla narrazione: lo sfondo del passato nei circoli rivoluzionari, gli anni di lotta, il desiderio di rivalsa, questa foga ancora viva in lei perché “permaneva la sua condizione di emarginata” nonostante le battaglie; un passato senza speranze, un passato che l’ha battuto e reso schiavo, in cui vede solo rimorsi e dove ripone un profondo segreto. Quelli della lotta sono stati anni di delusione umana perché incapaci di cambiare il loro destino. Le tematiche affrontate sono tante per un romanzo così snello. I clichés utilizzati, la retorica stereotipata nel raccontare la Sicilia patriarcale e la Milano che tutto inghiotte, la tematica degli anni ’70 così in voga nell’ultimo anno nel mercato editoriale italiano fanno pensare ad un romanzo scritto più per colpire un’ampia fascia di lettori che per restare nella mente di questi. Non voglio dire che la lettura non sia piacevole: lo è molto, è potente, e sicuramente si tratta di un libro che necessita di essere letto, con alcune ombre pasoliniane. In qualche modo viene da paragonarlo ad una sveltina con uno sconosciuto, l’alone che lascia coincide alla sensazione provata da Ernesto nei suoi numerosi incontri sessuali clandestini – ed è un lavoro non da poco da parte dell’autore. È un piacere forte, vivo, che pervade, ma che manca di corteggiamento iniziale, di empatia, che non lascia un ricordo a posteriori, che lo porta a rimanere nel limbo degli “uno fra tanti”. È un romanzo che si può odiare od amare alla follia, non è ammessa nessun’altra via di uscita, e per questo sta facendo molto parlare di sé. Gran merito al coraggio e alla sfacciataggine di Dentello. Ora però mi verrà difficile andare ai funerali senza guardare le patte dei signori.

È un piacere forte, vivo, che pervade, ma che manca di corteggiamento iniziale, di empatia, che non lascia un ricordo a posteriori, che lo porta a rimanere nel limbo degli “uno fra tanti”.

Punteggio: 599/1000
Altro libro dello stesso autore: Finchè dura la colpa, Gaffi, 2015
Altro libro di altro autore: Yukio Mishima, I colori proibiti, Feltrinelli, 2009
Modalità di lettura consigliate: insieme al vostro compagno/compagna, almeno si sa che non è in qualche parco.

L’Altro

Peter Handke
L’ORA DEL VERO SENTIRE
Garzanti, 2000
Altro titolo: Straordinaria follia

Handke intero

Warum läuft Herr R. Amok? Perché il signor R. è colto da follia improvvisa? Così si intitola un film del 1969 del tedesco Rainer Werner Fassbinder, in cui il tranquillo e gentile signor Raab, disegnatore tecnico, impazzisce semplicemente. Die Stunde der wahren Empfindung. L’ora del vero sentire è il titolo di un romanzo del 1975 dell’austriaco Peter Handke, in cui Gregor Keuschnig, addetto stampa dell’ambasciata austriaca di Parigi, impazzisce in modo estremamente complicato, sperimentando “l’ora del vero sentire”, una rivelazione delirante.

Se nella Germania di Fassbinder possiamo vedere la classica follia alienata frutto della società industriale al suo boom, nell’Austria di Handke possiamo leggere, con grazia lancinante, “una terra di nessuno senza storia, abitata da individui senza storia”, in cui la pazzia è un affare tutto personale. Keuschnig si sveglia una mattina e, a differenza del celebre omonimo Samsa, non si sente un altro, si sente nulla. Ha sognato di aver ucciso una donna e che l’omicidio sia stato, in qualche modo, a sfondo sessuale. Tutto è cambiato. Oggi è un uomo nuovo: desidera che la moglie Stefanie muoia, desidera che la figlia Agnes scompaia, desidera il male di tutti gli abitanti di Parigi, e soprattutto non vuole che lo si guardi in faccia, non vuole che il suo sguardo tradisca il suo cambiamento. Pensa “sempre e soltanto una cosa, come un porco depravato, solo che questa cosa non era il buco di una donna, ma l’inimmaginabile”.

Gregor Keuschnig, addetto stampa dell’ambasciata austriaca di Parigi, impazzisce in modo estremamente complicato, sperimentando “l’ora del vero sentire”, una rivelazione delirante.

Così, in una giornata di luglio lunga come una vita, Gregor tradisce due volte la moglie, fugge qua e là per i boulevards, compra 3 guide di ristoranti stellati, corre ad una conferenza stampa all’Eliseo, partecipa ad una cena in casa con uno scrittore austriaco annoiato e stanco di osservare gli altri. Davanti allo scrittore, alla sua compagna e alla moglie, l’addetto stampa si denuda, corre intorno al tavolo, confessa alla moglie di averla tradita con una ragazza che ha visto attraverso una finestra, di cui non sa il nome. La mattina dopo piove come se dovesse piovere per sempre, la moglie lo abbandona col primo taxi, la figlia si perde in un parco giochi, lui desidera solo di morire.

Si tratta, scientificamente, di una schizofrenia pauci-sintomatica, ovvero “un guscio vuoto, non più in grado di pensare, sentire o agire”, “uscito dal mondo a tal punto che l’osservatore riconosce d’intuito il male di cui soffre”. Oltre la scienza però, nella letteratura, c’è la sensazione di trovarsi di fronte ad una delle narrazioni più terrificanti, stordenti, annichilenti di sempre, come se il lettore venisse attratto in un gioco linguistico di schizofrenico annullamento che dalla Parigi del 1975 arriva qui, nel 2017, sotto ai suoi occhi.

Come se, davvero, ci potesse convincere il carinziano Handke che tutto è nulla, noi non siamo nessuno, la simulazione della vita a cui siamo sottoposti è di un tale squallore da farci urlare. Come se alla domanda “Come stai?” non potessimo che rispondere con un pugno in pieno volto o l’incendio dell’appartamento. Non c’è neppure un briciolo di empatia, un filo di cara comunione nella disperazione. Non c’è nulla di sociale, siamo solo noi e il nostro niente, nessuno, in nessun luogo mai. Ed è all’insegna di questo intristimento personale, una sorta di epica dell’abbandono, che possiamo leggere i principali autori austriaci del secondo ‘900: Thomas Bernhard, Ingeborg Bachmann, e il nostro Peter Handke. Come annotato sulla sua copia personale da Pier Vittorio Tondelli, il tema dominante di L’ora del vero sentire è il tempo: l’inganno di uno scorrere sempre uguale a sé stesso è la chiave della perdita di senso.

L’urgenza di “soppressione totale” dell’Universo è un sentimento comune. Tutti noi desideriamo intimamente di distruggere il mondo in cui viviamo, di annullare le persone a cui siamo legati. Tutti noi ci alziamo desiderando una certa morte, una forma di violenza che non è troppo diversa da un amore totale. Perché allora viviamo civilmente? Perché progrediamo verso nuovi orizzonti? Perché amiamo e costruiamo? Non ci sono risposte, io vi chiedo soltanto: perché il signor R. è colto da follia improvvisa?

Come se, davvero, ci potesse convincere il carinziano Handke che tutto è nulla, noi non siamo nessuno, la simulazione della vita a cui siamo sottoposti è di un tale squallore da farci urlare. Come se alla domanda “Come stai?” non potessimo che rispondere con un pugno in pieno volto o l’incendio dell’appartamento.

Punteggio: 800/1000
Altro libro dello stesso autore: Infelicità senza desideri, Garzanti, 1976
Altro libro di altro autore: Ingeborg Bachmann, Il trentesimo anno, Adelphi, 1985
Modalità di lettura consigliate: quando si è tristi per esserlo davvero