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Enrico Baleri: il progetto del nuovo stadio è roba vecchia. E lo capirebbe anche un bambino

25/09/2014
>5 min

 

Prendi un bambino e chiedigli:
«Allora bambino, rifacciamo lo stadio nel centro della città?»
E vedrai che quello ti risponde:
«No papà! Macchine macchine! Rumore rumore! Puzza puzza puzza!»

stadio atalanta vecchia foto

La telenovela del nuovo stadio dell’Atalanta va avanti da tempo immemorabile.

Già l’amministrazione Bruni si era impegnata con la cordata Maffeis – Ruggeri per la ristrutturazione del vecchio stadio: e il tutto si è risolto in lungaggini che si sono trasformate nel nulla assoluto e infine in lunghe udienze in tribunale (la giunta ha cambiato idea, rendendosi conto dell’assurdità del progetto e della spinta forte e contraria dell’opinione pubblica).

Per la cronaca: la causa l’ha vinta la vecchia amministrazione: “non pare illogico”, si legge nella sentenza, “che la giunta abbia scelto di bocciare un tale progetto”.

Così il Gruppo Percassi si sposta sul progetto di uno stadio fuori dal centro, inserito nel contesto di una moderna cittadella dello sport. Un’ottima idea, a mio avviso. Accolta, ai tempi, dagli applausi di (quasi) tutti: stampa, politici, tifosi. Era stata individuata anche un’area, a Grumello del Piano: una posizione strategica, periferica e ben collegata, che tiene conto delle nuove arterie stradali della BreBeMi e della Pedemontana, linee degli autobus e collegamento ciclopedonale.

stadio atalanta grumello del piano
Il progetto – abortito – del nuovo stadio dell’Atalanta, a Grumello del Piano

 

Ora, notizia, di pochi giorni fa, Percassi ritorna di gran carriera al progetto “anacronistico” di una ristrutturazione dello stadio in centro. Il sindaco Gori è d’accordo, coro unanime, applausi di tutti, ancora una volta: stampa, politici, tifosi (stampa e politici soprattutto, chissà perché?).

Il coro degli indignati per la vetustà dello stadio ora si è trasformato in un coro allegro di persone per cui conta la “tradizione”, la “casa”, l’ “appartenenza”. Ma per favore!

Valori questi che vengono – tanto per fare un esempio – clamorosamente contraddetti nella finta scenografia di Piazza Vecchia di questi giorni, conciata per le feste di S. Alessandro quasi fosse la fiera della Celadina.

L’unica ragione sensata che si riesce a scorgere dietro questa scelta fuori tempo è quella economica: i costi – così dicono, ma non c’è da fidarsi – sarebbero stati stimati in circa 250 milioni per il progetto della Cittadella dello Sport (ma, si badi, 250 milioni per un nuovo stadio un palazzetto dello sport e negozi e parcheggi e nuove strade e aree verdi; lo Juventus Stadium, a Torino, ad esempio, è costato in tutto 130 milioni…).
Di contro una trentina di milioni per la ristrutturazione solo del vecchio stadio.

Una motivazione incontrovertibile?
Non è questo un altro segno della poca sensibilità di amministrazione e imprenditori?

E per quanto riguarda gli stadi basta guardare oltre manica: tutti si riempiono la bocca con il “modello anglosassone”. L’Eco di Bergamo, parla di “uno stadio all’inglese per l’Atalanta”.
Bene, il modello anglosassone è in buona sostanza quello di stadi sicuri appartenenti a proprietà private, dislocati in aeree ben servite, fuori dal centro. Lo stadio in questo modo, va a configurarsi come un nuovo polo sportivo, commerciale e – perché no? – culturale.
La maggioranza dei profitti proviene, come si sa, non dagli incassi delle partite ma dalle attività collaterali collegate.

Anche nel ristrutturato stadio di Bergamo il business sarà importante: si realizzeranno negozi, bar, ristoranti, merchandinsing: si certo, ma dove?
Se andrà bene, con l’arretramento delle curve, potrà trovare posto qualche minuscolo shop del gruppo Percassi.

Quindi miopia o interessi di qualcuno?

Con il rischio concreto che poi gli investimenti sbagliati li paghi il cittadino, cioè l’amministrazione, cioè Pantalone cioè i portafogli dei nostri pantaloni.
Nessun guadagno per la comunità, nessuno per l’Atalanta, nessun aumento di profitti o di prestigio.

Mi si dirà: noi non siamo l’Inghilterra. Vero, allora guardiamo a Torino (la Juventus guadagna dal nuovo stadio, realizzato in periferia e costato 130 milioni, 40 milioni l’anno).
Noi non siamo la Juve: bene, allora guardiamo ai progetti del nuovo stadio dell’Udinese e della Sampdoria, ad esempio. Non sono nei centri cittadini.

Ma se non ci convince nemmeno questo guardiamo ai nostri nonni: loro il vecchio stadio Atleti Azzurri d’Italia (intitolato al fascista Mario Brumana) l’avevano costruito in periferia. Poi la città si è espansa…

Tutto questo senza contare i disagi per i residenti, che a ben guardare, rischiano di essere il minore dei problemi.

Si valuti inoltre che il vecchio stadio potrebbe trovare le più svariate soluzioni d’impiego, molto funzionali per la città, sulle quali si potrebbe aprire un dibattito.

Il mio non è il parere di un urbanista o di un esperto di stadi ma di chi, dotato di buon senso, di senso pratico e soprattutto amico della città, ha viaggiato a lungo nel mondo inseguendo valori, canoni pratici prima estetici poi e Architetture di rilievo… 

Il bambino a questo punto direbbe:
“Papà, papà: ma allora perché rifanno lo stadio in centro città?”

 

Enrico Baleri

 

stadio atalanta mario brumana
Lo stadio quando era ancora intitolato a Mario Brumana ed era utilizzato come colonia elioterapica. Ed era fuori dal centro.

 

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