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Le cose del maresciallo – Racconto di uno sgombero

16/11/2017
Reportage

A cura di Giorgio Moratti

Fotografie di Davide Volpi

Il Laboratorio Triciclo della Coperativa Ruah di Bergamo ha compiuto 20 anni di attività. In una serie di reportage cercheremo di trasmettere quello che è il senso del loro lavoro. Partiamo dagli oggetti per raccontare le storie delle persone che li hanno posseduti restando sul confine fra realtà e immaginazione, lasciando che siano anche gli oggetti stessi a raccontarcele.

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Ora la casa è vuota. Ogni oggetto appartenuto al maresciallo e a sua moglie non abita più fra le mura dell’appartamento al terzo piano. I vicini di casa guardano curiosi la squadra Triciclo che percorre le scale con oggetti e mobili per riporli con cura nel furgone dove trovano un allestimento provvisorio prima di essere disposti nel negozio dell’usato, in attesa di una nuova vita, un nuovo proprietario.

L’ultimo oggetto a lasciare la casa è un piatto, di quelli che si appendono al muro per rievocare ricordi. Era sfuggito alle attenzioni dei traghettatori rimanendo l’ultimo ricordo di una, anzi due vite vissute in quelle cinque stanze. Il piatto raffigura quello che è definito “Il gioiello del Friuli”, Santa Maria delle Grazie di Prodolone, secolo XV. Il cielo è azzurro sopra la chiesa di provincia, attorno alberi e nuvole tipiche di una giornata senza un luogo. Sembra di sentirne il suono.

La zona è tranquilla e la mattina di sole accresce questa impressione. Ad accoglierci in casa c’è la signora Caterina, la moglie del figlio del maresciallo. Si sta occupando delle pulizie di casa per accogliere al meglio i futuri abitanti.

Fra gli oggetti che fino alle 9.30 della mattinata autunnale abitano la casa del maresciallo c’è anche un libricino impolverato raffigurante il Duomo di Orvieto. Una guida del 1978, finita nella sottile fessura che separa due mobili da chissà quanti anni e rimasta lì fino alle 10.20 di oggi, quando i traghettatori di oggetti, smontando il primo dei due mobili di quella che fu la camera da letto, rievocano un momento passato inosservato persino dai suoi protagonisti. Nemmeno le accurate pulizie della donna di casa, l’ultima a lasciare l’abitazione due anni fa, hanno mai scovato questo ricordo di un viaggio che sembra aver atteso al buio il primo spiraglio di luce.

Una guida del 1978, finita nella sottile fessura che separa due mobili da chissà quanti anni e rimasta lì fino alle 10.20 di oggi.

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Il maresciallo torna a casa, fuori è già buio e sua moglie lo sta aspettando. Le sorride, si toglie il cappello, la bacia. Sveste la sua uniforme e la ripone su un appendiabiti rosso coi pomelli dorati. Prima la giacca e poi il cappello. Si sofferma qualche secondo allo specchio tondo per sistemarsi un pochino prima di dirigersi verso la cucina dove la sua signora ha preparato la cena.

“Il diffondersi e il popolarizzarsi dei nuovi mezzi di comunicazione e di informazione tipici dei nostri tempi…” Così comincia il libro edito nel 1964 chiamato “Le meraviglie del nostro corpo” appoggiato in corridoio. “Dopo essere andato in pensione il maresciallo ha studiato teologia” ci dice la signora Caterina.

Lo testimoniano anche i molti libri di stampo spirituale che si trovano nella cantina, a braccetto con altri libri di storia, guerre e combattimenti. Si trovano tutti sopra a un mobiletto bianco con tanti piccoli cassettini e un cassetto più grande. Lì erano custoditi tutti gli utensili e gli accessori necessari per aggiustare qualsiasi cosa con le proprie mani. Accanto al mobiletto un’enciclopedia in più volumi urla la parola “conoscere”.

Sgombero Triciclo Cooperativa Ruah mobili libri

Accanto a Il Vangelo di Gesù e Guida alla lettura dell’Antico Testamento trova spazio Il gruppo di combattimento Legnano nella guerra di liberazione, edito nel 1946, l’anno successivo alla liberazione. 244 pagine di parole e fotografie che raccontano le imprese della “Legnano” comandate dal Generale Umberto Utili, arrivato il 29 aprile del 1945 a Bergamo, liberandola.

“Sono fiero di avervi comandato: è stata la maggior fortuna morale, soprattutto, della mia carriera. Mi duole separarmi da voi, vorrei seguirvi sempre da vicino e palpiterò sempre per i vostri colori. D’altronde che io ci sia o mi allontani non importa, viva la Legnano che il destino portò nella Puglia ai primi di settembre del quarantatré perché rialzasse, sola, il vessillo della riscossa. A questa ‘Legnano’ cui ebbi l’onore di appartenere offro, oggi, in umiltà di gregario, il mio atto di amore e di gratitudine infinita”.
Gen. Umberto Utili, saluto ai reparti.

Quello che per anni fu il soggiorno si svuota dei mobili. Una televisione con ancora il tubo catodico, grazie alla luce che filtra dalla portafinestra, trasmette senza alcuno stop motion il progressivo sgombero della stanza, dove divano e poltrone hanno cullato gli occhi stanchi del maresciallo e di sua moglie nelle sere di ogni stagione. Potranno cullare nuove persone, questo lo sanno i traghettatori di oggetti che li spostano con cura attraverso le scale, verso il furgone di Triciclo. Anche questa stanza rimane vuota. Resta soltanto una pianta vicino al calorifero, tanto viva alla vista quanto troppo verde per essere vera.

La signora di casa spalanca le finestre lasciando passare l’intensa luce autunnale. L’aria fresca attraversa tutta la casa passando per il corridoio senza lasciare le impronte sul pavimento appena pulito. Il balcone è colorato da decine di fiori e piante. La pianta troppo verde per essere vera le guarda con invidia. La signora di casa le innaffia con cura e prima di chiudere la finestra accarezza la terra nel vaso della pianta invidiosa, rendendola viva per pochi istanti.

Il maresciallo torna a casa, fuori è già buio e sua moglie lo sta aspettando. Le sorride, si toglie il cappello, la bacia.

Fino a pochi minuti fa i fiori coloravano anche il muro bianco del soggiorno. Due quadri floreali firmati R. Baldi hanno catturato sguardi per anni. Sempre svegli di giorno, sempre pronti a splendere anche la sera e la notte riposando solo al buio. Ora si godranno un po’ di meritato riposo fra il buio del furgone e del magazzino, prima di tornare a farsi guardare, stavolta sulle pareti del negozio dell’usato di via Cavalieri di Vittorio Veneto in attesa di nuove pareti sulle quali catturare sguardi.

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La camera in fondo al corridoio a sinistra è stata la stanza della badante negli ultimi anni di vita dell’anziana coppia. Lì due poltrone-letto di colore verde scuro in pieno stile anni ’70 hanno tutto l’aspetto di aver accolto con estrema comodità le ore di sonno della giovane donna. Mentre la squadra Triciclo svolge con discrezione il suo lavoro, la signora Caterina continua ad effettuare la pulizia delle stanze:

“Qui dormiva la badante. Ogni mattina portava mia suocera a fare due passi in paese. La signora ha camminato e fatto le scale da sola fino alla sua ultima settimana. Ogni mattina andava in chiesa. La badante era musulmana e preferiva non fermarsi fra i banconi insieme alla signora ma la accompagnava dentro, usciva, aspettava fuori dieci minuti e rientrava a prenderla. C’era un rapporto bellissimo fra di loro e c’è sempre stato profondo rispetto verso le rispettive culture”.

Vicino alle poltrone verdi c’è un tavolo da lavoro con dei cassetti e degli scaffali. “Su quel tavolo il maresciallo aggiustava tutto. Sapeva aggiustare qualsiasi cosa. Aveva tantissima pazienza e ci metteva dedizione”.

“Su quel tavolo il maresciallo aggiustava tutto. Sapeva aggiustare qualsiasi cosa.”

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Questo era forse uno dei pochi momenti in cui marito e moglie si davano le spalle. Rivolto verso il muro opposto c’è un piccolo tesoro nascosto. Da quello che sembrava un semplice mobiletto i traghettatori di oggetti svelano quella che è una macchina da cucire sulla quale spicca una scritta ricamata che profuma di inizio ‘900: “The Singer Manufacturing”, un nome che ha smesso di esistere a metà del secolo scorso.

Ora la casa è vuota. Gli oggetti che hanno accompagnato la vita della signora e del maresciallo stanno per dirigersi verso il negozio dell’usato. Ci saranno persone che li guarderanno, che li toccheranno, alcuni li compreranno. Insieme a dei semplici oggetti guarderanno, toccheranno e porteranno nella propria casa due storie, tanti aneddoti, due vite passate insieme sotto lo sguardo di questi oggetti.

La memoria torna a quel tavolo bianco, ormai nel furgone, pieno di tanti piccoli cassetti e ricoperto di libri appartenuti al maresciallo laureato in teologia. Fra armi e libri sacri, piccolo e nascosto, sbucava un titolo: “Vita dopo la morte?”. Il Dott. Jacobson immagina un mondo simile a una realtà onirica, un grande sogno fatto di esperienze e di ricordi all’interno del quale è possibile continuare a vivere.

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Il maresciallo sfoglia l’ultima pagina mentre attorno qualche piccolo rumore della strada svela tutto il silenzio della sera. La pagina ruvida insiste per essere girata mentre le dita del maresciallo cercano di tenerla calma ancora un pochino accarezzandola. Accanto a lui la donna della sua vita si è già coricata da diversi minuti. La luce della lampada non la infastidisce, anzi le permette di guardarsi attorno, ripercorrere i ricordi di una vita attraverso ogni singolo oggetto che la circonda. Le piace questo momento della giornata e mentre il maresciallo cede alle pressioni dell’ultima pagina, attende quei quattro rumori tanto secchi quanto dolci che da molti anni le danno la buonanotte: libro, materasso, coperte, buio.

 

Quello che avete appena letto è il racconto di uno sgombero svolto in collaborazione con Laboratorio Triciclo – Ritiro, Riuso Riciclo. Ognuno degli oggetti descritti o fotografati in questo reportage può essere trovato e adottato nel negozio dell’usato in Via Cavalieri di Vittorio Veneto 14 a Bergamo.
Inaugurazione del nuovo laboratorio: 24 novembre ore 18.30.
Attività e missione di Triciclo: laboratoriotriciclo.it cooperativaruah.it