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Cose che dimentichi – Cascine

Reportage

A cura di Melissa Ghidini

Fotografie di Giovanni Diffidenti

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«Mia zia raccontava spesso storie legate a questa casa. Non mi ricordo niente» mi dice Marco; intanto parla a perdifiato di ricordi legati a Cascina Boschetto, quella casa-casolare abbandonata che trovi se imbocchi una stradina interna dal provinciale che collega Calcinate a Cavernago. Una volta ci vivevano più di cinquanta persone. Suo padre e le sue zie sono nati qui.

Marco racconta dello zio Bondio, famoso per le bevute, amante del vino e trovato dalle sorelle in un fosso dopo essersi perso nella nebbia.

Mi parla di queste zie, di una lampada a petrolio, «Se non sbaglio era questa la storia… so che andava dalla stalla alla casa e doveva andare con la lampada, la sera, e mi sembra che immancabilmente si spaventasse per il cane e rompesse la lampada. Forse una volta c’era stato anche un principio di incendio. Non voglio dire una stronzata, lo chiedo a mia zia che la racconta sempre. Però immaginati dover attraversare questo cortile in piena notte, nel buio. Immaginati quando c’era buio, buio per davvero, nella stalla a raccontarsi le storie di paura e poi dovevi uscire e andare a casa attraversando il cortile».
Marco racconta dello zio Bondio, famoso per le bevute, amante del vino e trovato dalle sorelle in un fosso dopo essersi perso nella nebbia.
Di suo nonno che, durante la guerra, andava in giro con un foulard rosso al collo non perché fosse comunista, ma perché odiava i fascisti. Di un signore chiamato Ol Diàolù che rincorreva suo padre piccolo e i bambini con il fucile, quando questi tentavano di rubare le ciliegie.

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Ci avviciniamo all’entrata principale, incontriamo Vito, un signore che Marco conosce bene: «È un’istituzione a Calcinate». Ci racconta della cascina e di quelle limitrofe. Cascina Boschetto apparteneva all’avvocato Palma, ora defunto, e prima ancora alle sorelle Camozzi. Pare che le sorelle avessero fatto un patto: non si sarebbero mai sposate e avrebbero devoluto il patrimonio al patronato San Vincenzo. I patti non vennero rispettati, una delle sorelle si sposò con l’avvocato, e per anni ci furono diatribe tra le parti su chi dovesse accaparrarsi le proprietà. «Si parla di venti, più di vent’anni! Corso, ricorso. Sono andati avanti…e poi insomma è finita così».
Ma non è finita così. Vito ci racconta che spesso un pastore si ferma qui per ripararsi e che all’interno ci sono le arnie con le api di un signore di Trescore, le attuali affittuarie del luogo.

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Un’altra cascina nei dintorni si chiama Cascina Cassandra, (detta anche Brusada, forse per via di un antico incendio). Il nome l’ha preso da una delle figlie di Bartolomeo Colleoni. Si trova nella zona tra Malpaga e Ghisalba. Cascina Brusada fa parte di un gruppo di cascinali con nomi di figure mitologiche femminili.
Sono le figlie del Colleoni, le signore sdentate della campagna qui intorno.

Sono le figlie del Colleoni, le signore sdentate della campagna qui intorno.

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Castel Liteggio, non lontano da Cologno al Serio, è un luogo che invece vacilla tra l’abbandono e l’oasi residenziale. Il castello omonimo e la corte, risalenti al XV secolo e voluti dai Visconti, sono entrambi fatiscenti.
Il colore arancio dei mattoni contrasta con il fosso di alghe verdi. A pochi metri di distanza sorgono condomini di lusso, completamente ristrutturati e dalle persiane verde menta e i colori morbidi. Si trovano numerosi articoli in rete che, negli anni, ripromettono una riqualificazione della corte e del castello limitrofi; altrettanti articoli si abbandonano invece al suo inevitabile crollo.