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Il cimitero azteco padano

17/02/2016
RIPadvisor

A cura di Filippo Peci

cimitero monumentale Bergamo ripadvisor 1Silenzio +
Romanticismo +++
Architettura +++

Sin da bambino sono stato convinto che uno sparuto gruppo di aztechi fosse partito dal Sudamerica su una piccola canoa e avesse raggiunto Bergamo per mostrare a noi poveri paesanotti la loro architettura. Ho poi scoperto che il cimitero Monumentale è stato progettato da Ernesto Pirovano – nome che, in effetti, di azteco non ha molto – che nel 1904 rimodellò con il cemento, grande novità del tempo, un’ispirazione smaccatamente precolombiana (cosa non del tutto incoerente, dato il carattere funereo-masochistico di civiltà che inizialmente accolsero a braccia aperte i loro futuri devastatori).

L’apparente coerenza di intenti, tuttavia, crolla non appena si osserva l’accozzaglia di monumenti e mausolei neoclassici, neogotici, moderni e post-moderni che dimorano i viali del cimitero, a cui si aggiunge un tocco di futurismo a condire quello che, a conti fatti, è un cocktail il cui succo è un kitschissimo pastiche di stili architettonici “tenuti insieme” a forza da una legione di cipressi.

“Riposa in pace fino a un certo punto”.
“Veramente inesorabili sono le bollette”.

Appena entrati (con me c’è Leone, il redattore anziano) c’è un totem/monitor cerca-tombe, digitiamo Nicola Trussardi ma la risposta è un lapidario “nominativo non trovato”. Se non trova lui, figuriamoci mio nonno. L’ala con un surplus di romanticismo è quella protestante dove è possibile fantasticare scene d’altri tempi su un manto d’erba e d’edera che si snoda tra le tombe dei vari Frizzoni e Honegger che industrializzarono Bergamo. Peccato che il traffico tangenziale distrugga questa oasi atemporale in un tripudio di clacson e sgommate.

Seguiamo la struttura perimetrale del cimitero, superando la zona dei morti per la patria e quella dei morti bambini prima di imbatterci nella miriade di lapidi dedicate a suore (un bordello sintetizza Leone). Anche qui, purtroppo, il silenzio è rotto dal ruggire del traffico urbano, cui si aggiunge lo sfiatare di una fabbrica affacciata sul cimitero. Nota finale per la segnaletica funebre che lungo tutto il percorso mette in guardia dai molteplici pericoli di morte causa insidie del cimitero: attenzione a muschio, ghiaccio, crolli, lucernari non calpestabili, fino a un inquietante “campo di consumo aperto”.
Il tocco di classe sono le targhette-ingiunzioni, vecchie anche di 5 anni, su tombe di 50 anni: “Si pregano i congiunti di questa sepoltura di rivolgersi alla Direzione Cimiteriale con assoluta urgenza”. Ne troviamo di varie epoche e forma, ma tutte hanno lo stesso messaggio:

“Riposa in pace fino a un certo punto”.
“Veramente inesorabili sono le bollette”.