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C’era una volta il circo di animali

16/11/2017
Reportage

A cura di Viola Bonaldi
Fotografie di Sonia Caravia

Circo con animali Millennium

È un sabato mattina d’autunno quando si arriva. La piazzola in cui oggi son parcheggiate roulotte e tendoni del Circo Millennium della famiglia Coda Prin si trova in viale Stucchi, poco lontano dallo Stadio Brianteo di Monza. L’ingresso dà sul traffico a doppia corsia del sabato e sull’immondizia subito a lato della strada, che se non respinge, di certo non accoglie.

Le strutture sono immense, formate da più teloni bianchi striati di rosso di grandezze variabili in base alla funzione: ingresso, chapiteau, bar, corridoio, stalle. Le luminarie sono ancora spente e il movimento tra gli addetti è limitato al caricamento di attrezzature nei camion in vista dell’ultimo spettacolo in programma per l’indomani; il rumore è quello di avvitatori, ferraglia che batte, ruggiti di felini. Oltre la soglia d’entrata, un piazzale.

L’ingresso dà sul traffico a doppia corsia del sabato e sull’immondizia subito a lato della strada, che se non respinge, di certo non accoglie.

L’area animali è sul lato sinistro, dalle stalle proviene un lieve odore di letame e segatura, si mischia al profumo di detersivo ammorbidente che arriva dal viale delle roulotte, gli odori di due mondi che si incontrano, e parlano di normalità. Più in là, i tanti mezzi per il trasporto di materiale e bestie delimitano il perimetro del microcosmo itinerante.

Circo animali

Marzo 1968. In una mattina di primavera fu approvata la legge che regola le Disposizioni sui circhi equestri e sullo spettacolo viaggiante (L.337), la prima nel mondo occidentale con la quale lo Stato riconosce la dignità del circo come spettacolo artistico e ne ufficializza la funzione sociale.

Di pochi giorni fa è, invece, l’approvazione della “Legge dello Spettacolo n. 4652”: prevede il “graduale superamento” dell’utilizzo degli animali nei circhi italiani, aggiungendo incertezza a un futuro già non stabile per la categoria. In mezzo, cinquant’anni in cui dai fasti e dal successo internazionale delle grandi dinastie Togni e Orfei è andato via via riaffermandosi l’immaginario ottocentesco, forse mai del tutto dissolto, del circo come elemento esterno alla società, luogo di devianza e alterità, di entità malsane e sovversive da relegare ai margini della vita comune, per la sicurezza dei cittadini, dei loro figli, del quieto vivere. La stessa sorte che toccò in primis al “Circo Sleary”, l’eterotopia dell’immaginazione nella società dell’utile in Tempi Difficili, di Charles Dickens.

Dalle stalle proviene un lieve odore di letame e segatura, si mischia al profumo di detersivo ammorbidente che arriva dal viale delle roulotte. Gli odori di due mondi che si incontrano, e parlano di normalità.

costume scena circo animali coda prin Millennium

È cambiato tutto e non è cambiato nulla. Attualmente sono due i poli contrapposti: quello animalista che preme affinché la legge sia attuata al più presto, e il mondo circense che invece reclama l’inesattezza delle informazioni circolanti sul loro conto e manifesta la necessità economica e culturale del mantenimento del circo tradizionale di animali. Il circo Millennium è uno di questi.

Il pranzo

Mezzogiorno è passato da poco. Elise ci ha invitato a pranzare nella roulotte di sua madre, Nunziatina: è la madre dei direttori, nel ’68 ha fondato insieme al marito Roberto e ai fratelli il primo circo della dinastia Coda Prin. Si chiamava “AnMar, in onore della suocera Martina, artista tuttofare che animava le piazze in cambio di cibo per crescere i figli orfani di padre.

Nunziatina porta il suo nome in tributo alla nonna materna, “pura siciliana” di Caltanissetta, o meglio, di Santa Caterina Villarmosa, specifica Elise. Nunziatina ha 68 anni, e fino ai 55 volava sotto il tendone appesa al suo trapezio. il fisico da ginnasta le è rimasto, così come la tendenza a rimproverare chiunque entri nella sua roulotte (da loro chiamata caravana) con le scarpe ai piedi. Il pranzo è quasi pronto. Elise sposta il tavolo al centro della piccola sala per rendere utilizzabile anche il lato solitamente appoggiato alla boiserie.

“Sono andati avanti per anni con il circo AnMar, poi i miei genitori e gli zii si sono divisi perché le famiglie sono aumentate, così come i costi” dice Elise, mentre porta in tavola il polpettone appena sfornato dalla madre. In passato è stata un’equilibrista, ora si occupa dell’amministrazione, del bar e degli animali ma aggiunge che in realtà, lì, tutti sanno fare tutto.

Circo animali pranzo Nunziatina trapezista Millennium

«Dopo mangiato devo andare a guardare il drappeggio dorato della scena. Si è agganciato e hanno staccato tutto, l’ho cucito un attimo a macchina. È tutta roba fatta in casa la nostra» dice. E con orgoglio parla delle sue patenti A, B, C, D e CQC, necessarie per guidare i camion con tendoni e roulotte. “Sai che soddisfazione sbatterle in faccia quando te le chiedono?”.

Madre e figlia si differenziano e si completano nell’aspetto e nel carattere. Elise è bruna, non troppo alta e riflessiva. Nunziatina è bionda e slanciata, di una dirompenza pari a quella di certi numeri circensi in cui suspense, imprevedibilità e caos alterano equilibrio e senso.

Nunziatina è bionda e slanciata, di una dirompenza pari a quella di certi numeri circensi in cui suspense, imprevedibilità e caos alterano equilibrio e senso.

La mattina, poco dopo l’arrivo al circo, avevamo incontrato Elvis. Faceva della manutenzione nelle quinte del tendone principale, lo chapiteau, in vista del doppio spettacolo della giornata, uno alle 16 e l’altro alle 18.30. Anche lui è figlio di Nunziatina, sue fotografie sono appese nel corridoio della roulotte, si scorgono dalla tavola mentre mangiamo. Somiglia molto alla sorella Elise e al padre Roberto, morto tre anni fa. Insieme al fratello Derek, Elvis dirige il circo pur continuando a eseguire numeri con animali e clownerie. Poche ore prima parlava del panorama attuale nel mondo del circo, del calo degli spettacoli e della diminuzione degli spettatori.

Elvis Coda Prin manutenzione circo animali

“Non è che il lavoro sia calato, il problema è che sono aumentati i costi di tutto quello che riguarda le spese di gestione. Noi viaggiamo una volta, massimo due volte al mese, e avendo trenta camion dobbiamo pagare le assicurazioni, gli autotrasportatori, con spese che sono esorbitanti, non ci sono agevolazioni. L’azienda circo, perché questa è una vera azienda, versa la busta paga a tutti i quaranta dipendenti. Prima di arrivare nel piazzale ha già pagato acqua, luce, affissione (che qui è stata di 90 € a cartello), suolo pubblico, diritti comunali, la commissione per i sopralluoghi: più di mille euro. Come si fanno a incassare tutti ‘sti soldi? È impossibile. Poi purtroppo la crisi c’è, in generale, e le famiglie di cosa si possono privare? Del cibo? Dell’istruzione dei figli? Si privano del divertimento, della fantasia”.

Con lo stesso rammarico in voce William racconterà, calati i panni del clown al termine dello spettacolo delle 16, di quelli che sono stati gli anni d’oro.

“Fino ai primi anni Novanta il circo faceva due spettacoli al giorno col tutto esaurito. Si è avuto il boom quando è uscito Dumbo!. Una volta l’arrivo del circo in città era celebrato come un evento, non c’erano molte altre alternative di svago. Anche ora non ce ne sono per quanto riguarda lo spettacolo dal vivo, e ce ne saranno sempre meno, per questo mi dà fastidio che durante le esibizioni ci sia gente che guarda lo smartphone. Ci vuole rispetto per il nostro lavoro”.

“Una volta l’arrivo del circo in città era celebrato come un evento, non c’erano molte altre alternative di svago.”

Tra i diversi tipi di clown, William è l’Augusto, quello pasticcione e tragico che si contrappone al clown Bianco, quello che per Fellini era simbolo d’eleganza, armonia, intelligenza. L’Augusto distoglie lo sguardo del pubblico mentre gli addetti srotolano tappeti e montano gabbie tra un numero e l’altro, è l’unica luce nel buio del tendone: immobilizza il tempo per quei pochi minuti. Anche William è nato in una famiglia di circensi e come i più ha imparato la giocoleria, il funambolismo, il verticalismo e i numeri volanti dagli anziani di casa.

“Ora le lezioni sono dedicate per lo più alla gestione amministrativa del circo. Prima era semplice perché si andava in comune a chiedere il permesso di montare e si piazzava tutto… eh, sono cambiate tante cose!” concluderà, avviandosi lentamente verso la sua roulotte, a rinfrescare il trucco per la seconda esibizione.

foto di famiglia dinastia circo animali Coda Prin

“Verrai più tardi allo spettacolo?”. Rispondo di sì a Nunziatina, gettando lo sguardo sulla parete all’angolo destro del salotto. Vi sono appese delle fotografie, in alcune di quelle Nunziatina e suo marito sono a ricevimento da Papa Giovanni Paolo II.

“Noi [un noi che non è mai limitato ma che è sempre comprensivo di tutta la categoria circense] veniamo sempre ricevuti dai Papi. L’ultima volta che siamo andati da lui ci ha detto che non avrebbe potuto più fare nulla per noi, perché nessuno lo ascoltava più. È stata una delle prime volte che ho visto piangere mio marito”.

Vite come tante altre

Davide è da sempre amico dei Coda Prin, sui quali si appoggia momentaneamente per poter usufruire di corrente e acqua. È un equilibrista, risiede nella prima roulotte a sinistra dell’avenue principale di questo microcosmo. Il classico giardino all’americana delle villette di periferia è sostituito da stendibiancheria a lavatrici, ma come nel più classico dei film si sta ugualmente seduti sulle scalette d’entrata a parlare con il dirimpettaio e salutare chi passa a pochi centimetri dai piedi. Attraverso la porta della roulotte si intravedeva Tatiana, moglie di Davide ed ex contorsionista, mentre asciugava i capelli alla figlia Natalia, sveglia da poco e innervosita perché non trovava il caricatore del callulare.

Davide Circo Millennium roulotte

“La nostra è una vita come tante altre, solo che abitiamo qui, uno in faccia all’altro e siamo a contatto tutto il giorno. Non è che esci a lavorare e poi ti chiudi in casa. Siamo più liberi. Se poi il vicino ti sta sulle balle, beh, cambi piazza!”.

Scostandosi a lato della scaletta stretta per fare scendere la figlia Natalia, diceva che i figli dei circensi hanno due possibilità per istruirsi: stare fissi da parenti per tutto periodo scolastico o spostarsi per qualche giorno nelle scuole delle cittadine in cui si trova il circo in quel momento. Quella è sempre stata la normalità per loro, anche se negli ultimi tempi è più difficoltoso trovare scuole da frequentare.

“La nostra è una vita come tante altre, solo che abitiamo qui, uno in faccia all’altro e siamo a contatto tutto il giorno. Non è che esci a lavorare e poi ti chiudi in casa.”

“In realtà sono obbligati a prenderli, essendo la scuola dell’obbligo, non è che ti fanno un favore. Il problema – e già mio padre lo diceva – è che anche negli anni d’oro la roulotte è stata sinonimo di nomadi, zingari, che idealmente sono visti come popoli che rubano, mendicano, fanno brutte azioni. Ma noi siamo gente che si alza presto al mattino e lavora in continuazione. Abbiamo una ditta che deve produrre sempre. Devi darci dentro, altrimenti è la fine”.

Carovana circo Millennium roulotte vita

“Mamma, sai che stasera faremo una grigliata per Davide?”, chiede Elise. I pochi metri quadrati della roulotte ovattano la voce. La cucina è identica a quella di una casa “comune”, nonostante lo spazio più angusto del solito. Dei politici scorrono in TV, Nunziatina borbotta, continua ad aggiungere insalata alla ciotola, mai abbastanza piena.

D’improvviso, la porticina si spalanca. È Davide. Entra in roulotte mentre si stanno sparecchiando i piatti ormai vuoti. Si accomoda e con Nunziatina ed Elise prende a parlare dei tempi che furono, di quando si condividevano le serate, tutti insieme, e di quando le grigliate in compagnia non erano l’eccezione. Lui racconta della tournée appena terminata, sei mesi con il circo norvegese Agora. Lì la categoria circense è ancora molto rispettata, dice, sebbene ci siano anche all’estero problemi con il fondamentalismo di certi gruppi animalisti. E poi le buche in Polonia, così grandi che quasi rischiava di perdere il bilico.

Lo sguardo, inevitabilmente, è rivolto al passato. “Noi viaggiavamo tantissimo prima” ricorda Nunziatina. “Pensa che io ho una figlia milanese e una mantovana, un figlio emiliano e uno pugliese. Partorivo dove stavo, senza tante storie, mica come fanno adesso”. E si sistema la canottiera bianca nei leggins.

Racconta di tour nei paesi dell’est dove, alla fine degli anni Sessanta, le persone si arrampicavano ai carri mentre erano in viaggio per rubare soldi e sigarette. Ricorda le difficoltà dei tragitti sulle navi cargo, con circo e animali appresso; delle sparatorie fuori dal tendone in Croazia, subito dopo la guerra, nel 1995. Di come in Turchia, erano obbligati a dividere il pubblico in aree per uomini per donne. “Roba da matti oh”.

Manifesti circo animali

Di animali e uomini

“A proposito Elise, quel pony che abbiamo ammazzato ieri l’ho già tagliato eh, è pronto per la grigliata di stasera!” scherza Davide. Ironia e umorismo non gli mancano di certo.
“Davide, ti prego! Hai visto il somaro che bellino? Fa un po’ di caos alle 7 ma poi basta”.
“Oh, ma le avete pure voi le cimici in giro? Mi fanno uno schifo, non muoiono nemmeno con il DDT. Per fortuna le mangiano le galline!».

Dati CENSIS commissionati dalla Lega Anti Vivisezione affermano che sono circa duemila gli animali presenti nel centinaio di circhi che operano attualmente in Italia. Dal momento della proposta della nuova legge e per tutto il decorso burocratico, l’Ente Nazionale Circhi ha continuato a manifestare il proprio dissenso. L’appoggio di alcuni esponenti del mondo politico e culturale ha portato a una riformulazione che vede il termine “eliminazione” sostituito da “graduale superamento”. Pochi giorni prima del nostro arrivo, una protesta fatta fuori dal tendone del circo Millennium chiedeva a gran voce la chiusura dei circhi, con cartelli raffiguranti animali maltrattati.

“I nostri animali nascono, vivono e muoiono in casa nostra, e noi facciamo di tutto per farli stare al meglio. Noi non possiamo permetterci di sgarrare.”

Elise Coda Prin animali circo

Al Millennium di animali ce ne sono molti: dromedari, asini, zebre, lama, tigri, una leonessa, un canguro, un emù, uno yacht del Tibet, uno zebù indiano, rettili; e poi cani, (ma non gatti, che al circo portano sfortuna) pony, capre, papere, conigli e galline. Da una di loro proviene l’uovo che sta appoggiato sul lavandino, freschissimo, raccolto qualche ora fa dal fieno. Mi offro di preparare il caffè, ma la caffettiera ha qualche difetto che solo Elise può gestire. Nunziatina non lo beve, così come non ammette la presenza di bibite gassate sul suo tavolo: la storia del chiodo arrugginito pulito dalla cola non le è proprio andata giù.

“Dicono che maltrattiamo gli animali. È una roba da pazzi” dice Elise, ciondolando la testa. “Hai visto che intorno al circo non ci sono muri, barriere? Hai visto che li puoi vedere tutti? Ti ho impedito di andare da loro, prima? Certo, in rete e sui cartelloni si vedono filmati e immagini atroci, ma di circhi cinesi, ucraini, dell’est, non italiani. Magari quarant’anni fa in Italia succedevano queste cose, non lo escludo. Noi non possiamo permetterci di sgarrare, non sai cosa ci succederebbe tra multe e altro: avrebbero già chiuso tutti i circhi in circolazione, tutti. I nostri animali nascono, vivono e muoiono in casa nostra, e noi facciamo di tutto per farli stare al meglio. Ma scherziamo?”.

“Il problema con il circo è che si fa sempre di tutta l’erba un fascio”, aggiunge Davide. “Se vado in un ristorante e mangio da schifo allora boicotto tutti i ristoranti? Non esiste. L’altro giorno, qui fuori, sono arrivati a regalare giocattoli ai bambini per convincerli a non entrare”.

I tre spiegano che i recinti per gli animali vengono adattati in base alla grandezza della piazza e delineati con delle corde apposite. Il posto in cui sono fermi oggi è molto ampio, c’è disponibilità di spazio per i diversi gruppi di animali, divisi in base alle caratteristiche e al carattere di ciascuno. “Per esempio, ho dovuto separare il ciuchino dai lama perché quelli gli saltavano addosso”, dice Elise. L’asfalto è coperto dalla segatura. La cosa sembra piacere a Tom, il canguro rosso, che se ne sta sdraiato al sole, mentre altri preferiscono l’ombra dei teloni.

zebra circo Millennium Monza

“La cosa che mi infastidisce è che siamo sempre ricoperti di insulti personali, e questo non è un fatto di animalismo: a chi dice certe cattiverie non frega proprio nulla degli animali, è cattivo e basta. Poi per fortuna ci sono persone che fanno donazioni alle associazioni, che si impegnano e li amano veramente. Il problema sono i soldi, e la nostra categoria che non li frutta. Siamo visti come estranei, elementi disturbanti”. Penso alla scena inziale de I Clowns di Fellini, in cui una donna intima al figlio di non avvicinarsi al tendone del circo che stanno montando fuori casa.

“Perché allora non levare i cavalli agli ippodromi, ai Carabinieri, il cane a tutti quelli che lo tengono solo chiuso in casa per otto ore al giorno? Perché non chiudere mostre canine, feline, zoo, acquari? Perché non vietare l’utilizzo degli animali addestrati nelle trasmissioni televisive? Con la nuova legge ci toglieranno anche tutti i nostri animali da compagnia, e te lo dico: devono passare sul mio cadavere per prendere il mio cane. Noi a tutti quelli che vengono a protestare diciamo venite dentro, guardate, se volete dateci una mano. Basta chiedere. Alla fine siamo utili solo quando qualcuno si deve disfare degli animali che ha in casa, e che non vuole più” dice Elise, e mostra i numerosi porcellini d’India che ha sistemato in un piccolo recinto costruito accanto all’entrata della sua roulotte.

“Con la nuova legge ci toglieranno anche tutti i nostri animali da compagnia, e te lo dico: devono passare sul mio cadavere per prendere il mio cane.”

Si sono fatte le 13.30, il pranzo è terminato. Sistemiamo tavolo e sedie nella loro posizione iniziale, la sala da pranzo torna a fare il salotto. Lasciamo Nunziatina al suo riposo, Elise e Davide ai propri doveri. Fuori, sul viale, domina ancora il silenzio. Si sente una voce di uomo, non troppo lontana. È il domatore delle tigri e della leonessa. Ci avviciniamo per scambiare qualche parola. Si chiama Alex, è magro e minuto, caratterialmente lontano dalla spavalderia che ci si aspetterebbe. Fa questo mestiere da vent’anni, è una passione che ha ricevuto dal padre e dice di essere nato in mezzo ai leoni. Questa è la sua vita, non ne conosce un’altra. Va subito al cuore della questione.

Alex domatore tigri leoni circo di animali

“Nessun circense va a catturare gli animali in Africa. A parte che non è ammissibile per legge, e poi sarebbe quasi impossibile addestrarli» dice, mentre sposta in una gabbia più ampia le tigri che hanno finito di pranzare. «Questi animali nascono qui da noi, sono in cattività da tante generazioni. Non dico che siano animali domestici, però le abitudini sono cambiate da quelle delle loro origini. Qui sono puliti, accuditi, mangiano tutti i giorni circa 7-8 chili di carne cruda – ma non il maiale, quello lo mangiano malvolentieri”. “Su bambina, scendi!”, si rivolge a una tigre. Alex non è mai stato ferito gravemente: si ritiene fortunato, fino ad ora.

Fa questo mestiere da vent’anni, è una passione che ha ricevuto dal padre e dice di essere nato in mezzo ai leoni. Questa è la sua vita, non ne conosce un’altra.

Gli animali sembrano ben tenuti e in forma. Viene da chiedersi se questi felini potrebbero stare meglio, una volta sistemati nei “ricoveri” (i luoghi in cui sarebbero destinati con le nuove disposizioni di legge). Difficile dire se qui al circo, in cattività, si sentano davvero a loro agio, nonostante non abbiano la minima idea di cosa siano una savana e una giungla, di cosa sia una vita diversa da quella che fanno, di cosa sia una vita. Questa è la loro vita, non ne conoscono un’altra. Proprio come Alex. E dare una risposta che consideri la complessità della situazione non è facile. Di certo è molto più facile speculare, giudicare senza prima scalfire la superficie e guardare cosa c’è sotto. E qui sotto c’è una realtà senza una verità, ma con mille facce diverse.

Alex domatore tigri circo Millennium

“Questi animali sono controllati da più di una persona. Abbiamo sempre ispezioni e i loro documenti devono essere in regola con microchip, prelievi… Il primo giorno c’era una commissione di trenta persone per controllare il loro stato di salute. Basta piccoli!” esclama. Ci sono tre cuccioli di 5 mesi. “Quando gli animali si riproducono in cattività vuol dire che stanno bene. Già in natura è una rarità che nascano. A me nascono ogni anno”.

Davanti e dietro le quinte

Il movimento attorno al piazzale inizia a crescere, le porte delle roulotte si aprono e chiudono di continuo, i vestiti di scena ritirati dagli stendibiancheria, gli artisti si avviano a riscaldarsi. Ci avviciniamo a due di loro, sembrano essere fra i più giovani.

Sage ha 23 anni, fa il giocoliere con i cappelli, è in questo circo da poco meno di un mese. Quando gli dico che hanno tutti nomi particolari sorride, mostra molta timidezza. Prima lavorava in un parco di divertimenti a Rimini, poi il suo numero è stato richiesto altrove e messo sotto contratto. Dice che funziona un po’ come nel calcio, con l’agente che propone la tua attrazione ai vari circhi.

“In effetti la vita del circense è tale e quale a quella di un calciatore, ma senza fama e con pochi soldi ovviamente. Però hai il contratto fisso per tutta la durata della stagione: può essere sei mesi, un anno, all’estero anche quattro anni. E non è male!”.

Sage giocoliere cappelli circo

Sage ha iniziato a fare il circense dopo i 16 anni. Prima viveva ad Oleggio, a Novara, mentre i genitori giravano in tournée. Dice che non ritornerebbe mai a stare fermo, la monotonia lo farebbe impazzire, ma aggiunge che, dovesse essere costretto a cambiare vita, non gli dispiacerebbe fare il parrucchiere.

“Sono ancora in contatto con qualche mio amico dalla vita normale, e cavolo, quando passo sono in un bar a giocare a biliardino. Come fai a vent’anni a fare così? Che stimoli puoi avere? Qui hai la soddisfazione di diventare sempre più bravo, gli applausi, lo spettacolo. Cosa vuoi di più?”.

Qui hai la soddisfazione di diventare sempre più bravo, gli applausi, lo spettacolo. Cosa vuoi di più?”

Anche Rudy è al circo da un mese. Ha 26 anni, è trapezista. La sua residenza è a Felizzano, ad Alessandria, ma come tutti ci torna raramente. Entrambi militano nella squadra di calcio dei circensi, a Milano, dove c’è la maggior concentrazione di circhi. “Ogni gennaio” dice Sage, “tutti noi ci ritroviamo a Montecarlo, è una super festa. Non ci andiamo solo per lo spettacolo ma anche per giocare. Disputiamo la partita nazionale del principe contro la nazionale del circo. Anche il principe in persona gioca, ci tiene tantissimo. La nostra squadra è formata per gran parte da italiani, ogni tanto facciamo giocare quelli dell’estero, ma giusto due o tre eh” dice ridendo. “Il nostro problema è che nella nazionale del principe ci sono tutti ex calciatori, gente come Deschamps, Jann Koller. L’ultima volta abbiamo perso davvero malamente”.

Entriamo insieme nello chapiteau. Rudy fa calare dall’alto le cinghie e inizia il suo riscaldamento. Il bel tempo rende l’ambiente molto caldo, nonostante la platea sia ancora vuota. Il tecnico delle luci fa le ultime prove, proietta forti scie blu e verdi che illuminano e scolorano il rosso del telone. Le musiche suonano senza problemi, sembra sia tutto apposto. Sono le 16, lo spettacolo sta per iniziare.

Circo dietro le quinte spettacolo clown

Tutti gli addetti e gli artisti prendono posto, ma è difficile riconoscere le persone incontrate un attimo prima, trasformate ora dai ceroni sul volto, dagli abiti di scena e dal portamento fiero e sicuro. Fanno quasi soggezione.  In pochi minuti ognuno dovrà ricoprire più ruoli: accogliere il pubblico, accompagnarlo alle poltrone, vendere quanti più giochi luminosi possibili, incitare i bambini a fare il giro sul pony o a fare la foto con il coniglietto in platea, a pagamento: è così che vengono arrotondate le entrate.

I presenti, pochi per la verità, sono per gran parte famiglie con bambini a seguito. C’è anche qualche giovane coppia. Sembrano impazienti, attendono fotografando il telone e facendosi selfie. Un ragazzo con una giacca nera con paillettes dà il suo benvenuto al pubblico, ma non fa parte dello staff.

Si chiama Thomas, dice di essere un ammiratore dei circhi e che ogni volta che può corre ad aiutarli, volontariamente e a titolo gratuito. Un clown avvia la Marcia dei Gladiatori e, prima che lo spettacolo inizi, spariscono tutti, ricomparendo con un altro abito sulla pista insabbiata, per la parata iniziale.

Circo dietro le quinte spettacolo

Ci spostiamo nel retro. Il camerino del circo è il lungo tendaggio che delimita lo spazio scenico dal retro. È buio, illuminato solo da una piccola luce per riconoscere gli oggetti da portare in scena, numero dopo numero: una barca denominata “Margo”, elementi di gabbie, abiti, palchetti, scale, bastoni infiammabili, palloni, tappeti, attrezzi da illusionista. Si sente la voce di Derek presentare gli artisti. Il tono, le parole, la gestualità: tutto invita allo stupore, alla meraviglia, come se stesse mostrando per la prima volta al mondo il ragazzo volante, il giocoliere, l’illusionista. Sembra crederci per davvero, e forse è proprio questo è il segreto.

Mentre la sua voce è calma, nel retro la frenesia è totale. Gli operai si muovono senza sosta sotto la calura del tendone, spostano carrelli pesantissimi, introducono gli animali e montano intere scenografie mentre William, il clown, distrae il pubblico presente. Poco distanti, alcuni artisti finiscono di riscaldarsi, altri si concedono una boccata d’aria e una chiacchierata all’uscita sul retro. Le retrovie durante lo spettacolo svelano tutta la difficoltà di allestire uno show di questa portata. È qualcosa di vibrante, racchiude grandi professionalità verso cui si avverte di dovere profondo rispetto.

“Il circo è un luogo bellissimo, pieno di mistero ma anche di luoghi comuni. Devi rapportarti a noi per capire veramente come si lavora e come si vive qui.”

Durante l’intervallo raggiungiamo Derek in platea. “Il circo è un luogo bellissimo, pieno di mistero ma anche di luoghi comuni. Devi rapportarti a noi per capire veramente come si lavora e come si vive qui. Avete fatto bene a venire, tutti dovrebbero farlo”.

Derek Coda Prin platea circo animali Millennium

Mentre parla, gli addetti prendono a sistemare la gabbia metallica. Lo show riprenderà con l’ingresso dei felini.

“Credo che ormai il circo sia finito, non c’è più niente da fare. Io non porterei qui mio figlio sapendo che per arrivarci devo passare di fronte a tutta quell’immondizia che c’è qui fuori e fare lo slalom tra chi si ferma per andare a prostitute. In certe città ci sistemano solo in posti come questo. Noi ora andiamo avanti, giusto perché è la nostra vita, ci siamo nati nel circo. Probabilmente la nostra è ignoranza, dovremmo cambiare idea, abbandonare il circo di animali, però la nostra mentalità non ci porta a vedere fuori dai nostri cancelli. È inutile dire che ci vogliono impegni finanziari importanti perché gli animali costano, fare un circo tradizionale costa, ma noi vediamo solo questo sistema. Aumenteranno le agevolazioni per trasformare tutto questo in spettacoli alternativi, ma i circhi italiani non sono il Cirque du Soleil, non hanno quei finanziamenti giganteschi, sono piccoli circhi che in ogni caso resisterebbero per pochissimo. Insomma, o animali o niente. È probabile che la legge acceleri la fine della tradizione del circo, molti chiuderanno i battenti, noi resteremo a casa. Che peccato però: guarda tutto questo, come è bello!”.

È probabile che la legge acceleri la fine della tradizione del circo, molti chiuderanno i battenti, noi resteremo a casa.

La gabbia in pista è pronta. Derek corre giù dalle scale a presentare Alex.

“Signore e signori, ecco a voi le bestie feroci!”.

sipario circo animali