Persone, luoghi e altre storie
Magazine
Books

Bergamo-Tokyo su due ruote: Luca Facheris, uneasy rider

19/07/2016
Uncategorized

A cura di Viola Bonaldi

Fotografie di Davide Volpi

Luca Facheris old wild east 4

“Non sono nel mood del viaggio. Sono nel mood di quello che vuole mollare”.

Era un pomeriggio di inizio di giugno quando abbiamo incontrato Luca Facheris, un pomeriggio temporalesco di quelli che solo l’estate può regalare. Eppure, sembrava che quello sfogo non fosse composto di solo gocce d’acqua: l’impetuosità, il grigiore ed il frastuono erano facilmente associabili al tumulto interiore di Luca, riversato a sua volta sull’ignara barba bionda, increspata dai movimenti nervosi delle dita. “Ho parecchia paura ma si nasconde bene. Due che conosco sono stati centrati in Russia da un ubriaco. Uno di loro ha rischiato di essere paralizzato poi fortunatamente si è sistemato tutto, però…sono cose che possono capitare pur prendendo tutte le precauzioni, ma anche se cammini ora per strada in realtà. Ne sono al corrente, ma vale la pena correrli. La paura devi averla ma devi sapertela gestire: tanto prima o poi qualcosa succede”.

Due giorni dopo, l’11 giugno, Luca e il compagno d’avventura Matteo Barbierato sarebbero partiti da Bergamo in motocicletta alla volta dell’estremo est, in un percorso lungo 25.000 chilometri, una ventina di Paesi e quattro mesi e mezzo di durata.

Al momento si trovano in Iran e si sono già congedati da nazioni quali Croazia, Bosnia, Montenegro, Kosovo, Albania, Grecia, Turchia, Armenia e da qualche inconveniente stradale.

Davanti a loro Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Kazakistan che apriranno le strade a Siberia e Mongolia, giungendo infine a Tokyo. Ci avviciniamo alla scrivania del suo “bunker” sotterraneo, così distante dall’immagine di vastità riprodotta dall’elenco degli stati, e ci mostra su schermo il percorso, con un po’ di rammarico.

“Filosoficamente, mi sarebbe piaciuto arrivare in Giappone dalla Russia ‘ignorante’, dall’isola di Sakhalin dove ci sono solo orsi e petrolio. Da lì, arrivare sull’isola di Okkaido attraversando tutto il Giappone vero per poi giungere a Tokyo. Dal 2016 non è più attivo il traghetto che ci avrebbe permesso di compiere questo tragitto, cosa che ci costringe ad arrivare direttamente a 200 km dalla capitale senza scoprire il resto”.

Itinerario Old Wild East

Una telefonata interrompe la chiacchierata e costringe Luca ad alzarsi dalla sedia cigolante, che con stizza dischiude un ultimo lamento. Gli occhi azzurri vagano per la stanza, in ricerca di un qualche supporto. Il meccanico informa della mancanza di una delle due guarnizioni delle motociclette.

“Era più bello quando non avevo previsto nulla perché non avevo aspettative, nessun problema, nessun punto che potesse andare storto. Ora ho 24 anni, il primo viaggio importante l’ho compiuto alla fine del secondo anno di università quando ho capito che l’ingegneria meccanica non era la mia strada. Dopo una settimana di test sulla costa, sono partito da Venezia con la mia bici in direzione nord. Una volta giunto in Finlandia, mi sono chiesto, perché non andare a Capo Nord? Ed è stato quello che ho fatto. Non avevo una meta specifica, volevo solo andarmene fuori dai coglioni indicativamente. È brutto da dire, ma quasi una fuga dalla realtà”.

Questa concezione di viaggio come mezzo di libertà si differenzia notevolmente da quello scientifico o filosofico come ricerca delle origini alla Chatwin: si tratta invece di una condizione attuale prodotta da una storia che nasce con la partenza di Gilgamesh ma che diventa generale soltanto per un’élite sociale nel medioevo e raggiunge l’egemonia nel periodo moderno.

Quest’attività compiuta senza alcun motivo, se non quello di fuggire da un mondo dove tutte le cose sono un mezzo per raggiungere uno scopo, è il viaggio.

Attualmente, è considerato importante non tanto perché rivela quelle forze ingovernabili che sono fuori dal controllo umano, quanto perché fornisce un accesso diretto a un mondo materiale e oggettivo di diversità. Dal viaggiatore, queste vengono colte acquisendo una nuova coscienza della propria identità, che nel caso di Luca si palesa tramite un certo orgoglio giovanile ed ideali alla Claude Lévi-Strauss che negano il contraddittorio – o che forse attendono un cenno di conferma.

Luca Facheris old wild east 2

“Non ho letto racconti di viaggio prima di iniziare a pensare al mio, non volevo farmi influenzare. Quello che faccio non è turismo, è viaggiare. Adesso la gente prende Ryanair e va a Parigi o a Londra, ma è tutto uguale, tutto globalizzato. Le grandi capitali europee non danno grandi emozioni culturali, non ne vale la pena. Così non puoi dire di aver visitato. Idealmente, procedere in motocicletta è una buona filosofia di viaggio perché avendo fatto esperienza con la bici, non concepisco più l’andare veloce. Le due ruote sono la mia passione, mi danno libertà”.

Le fatiche, le sofferenze del viaggio quindi sembra rimangano “causa” e “misura” di quanto il viaggiatore venga segnato, messo alla prova dall’esperienza per divenire esperto e “saggio”. Questo tema, topos della tradizione dei cammini involontari, sembra perdurare ed andare contro alle tipologie di viaggio attuali che pongono l’accento sui piaceri, i quali comunque non esistono, secondo Camus, per chi transita con i biglietti economici o senza biglietto: “Non c’è piacere nel viaggiare, io la vedo come un’occasione per affrontare una prova spirituale… Il piacere ci allontana da noi stessi, come la distrazione nel senso pascaliano ci allontana da Dio. Il viaggio è come una scienza più grande e grave, ci riporta a noi stessi”, qualunque mezzo usiamo.

Luca Facheris moto old wild eastFoto di Luca – durante il viaggio, da qualche parte tra Albania e Grecia

Altre telefonate inframezzano il pomeriggio. Si organizza l’ultimo ritrovo con gli amici, prima della grande partenza.

Montagne delle Georgia luca facheris old wild eastFotografia di Luca dalle montagne della Georgia

“Da organizzare è stato tosto. Io mi sono licenziato quasi due mesi fa e da qual momento mi sono messo qui a lavorare senza distrazioni. é una cosa che viene presa “ah gli sballoni che vanno a fare il viaggio”. Invece no, col cazzo. Se sei in un Paese, ti scade il visto e non puoi uscirne cosa fai? Ora al ritorno non ci penso. È stato pesante licenziarmi al momento in cui avrei dovuto ricevere l’indeterminato anche perché ora è dura lasciare un lavoro e trovarne uno che ti piaccia realmente come il mio alla cooperativa sociale. In ogni caso, penso di aver preso la decisione giusta: tempo di ritornare qua e fare la vita che fanno tutti, ora non ne ho voglia”.

Dopo averci mostrato parte della documentazione necessaria per gli ingressi nei diversi stati, riemergiamo verso la luce rilasciata dalla burrasca appena terminata. Anche la barba trova finalmente tregua dalle dita e ci salutiamo, lasciando Luca immerso nei suoi pensieri.

“Non c’è felicità per colui che non viaggia; vivendo nella società umana, spesso l’uomo migliore diventa un peccatore; perché l’Indra (il signore della folgore e dio del temporale, delle piogge e della magia, ndr) è l’amico del viaggiatore. Dunque andate errando”. Codice del pellegrinaggio buddista “Aitareya Brahmanas”.
*Sulla pagina Facebook dedicata al viaggio (in costante aggiornamento) Luca ha comunicato che il Turkmenistan ha rifiutato i visti d’entrata: l’itinerario subirà di conseguenza delle variazioni.