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All You Can Eat – La Biennale mangiata

22/05/2017
Reportage

A cura di Scande, in dialogo collettivo con Francesco, Pamela e Louise

Tutto ciò che puoi mangiare, mangialo. Forse questa è una delle espressioni più contemporanee, apprezzate e criticate per leggere la realtà di oggi. Il reale come un pasto, con la peculiarità che si può, anzi si deve, mangiare senza sosta perché tanto costa uguale. Sono stato a Venezia, anche quest’anno, nei tre giorni di apertura della Biennale Arte e non potevo sottrarmi al buffet di eventi, inaugurazioni, tavole rotonde che riempiono i giorni del vernissage.

H 9:00 La spesa
Teatro Italia – Calle Lombardo, 1944 a

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Non si vive di sola arte perciò prima procuriamoci un pasto.
Dalla stazione faccio due passi sul lato sinistro del Canal Grande. Supero un ponte, molte calli, qualche campiello e finalmente ecco un supermarket.
L’insegna dice Despar, l’incisione dice Teatro Italia: non capisco ma ci entro; le luci sono soffuse, tanto da rendere elegante anche il reparto detersivi della seconda corsia, tutto appare prezioso.
I soffitti sono altissimi, nel centro un enorme tondo affrescato, un’allegoria intitolata “La Gloria d’Italia” (ironia della sorte). Sbigottito mi aggiro tra i reparti: tra una cornucopia e una cedrata, un nudo giunonico e un tramezzino, il senso di straniamento mi pervade.
No, non è un padiglione esterno della Biennale, ma un ex cinema e teatro del 1915, oggi convertito in supermarket.
Mi ha colto di sorpresa, spiazzato, ed è stata un’esperienza completa: da una dimensione estetica di straniamento, ad una più triste di consapevolezza.
Ci ho comprato un tramezzino e due banane. Il supermercato è reale.

Ci ho comprato un tramezzino e due banane. Il supermercato è reale.

h 10:00-13:00 Brunch
I Padiglioni Nazionali dei Giardini

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Spizzichi e bocconi, per preparare lo stomaco, perché il pranzo si salta ma la cena sarà di gala.
La Biennale, si sa, è fondata su un anacronismo per il mondo dell’arte, ogni nazione ha progettato, costruito e cura il proprio padiglione. Per qualcuno questa divisione pare non avere più senso ma se davvero vogliamo guardare la realtà dentro come fuori Venezia, le nazioni rivendicano continuamente la loro sovranità con o senza Shengen, NATO, summit mondiali.
Se il tempo è poco e non volete arrivare sazi al pasto principale della vostra giornata dedicate il vostro stomaco ad alcuni padiglioni a mio parere gustosi:

Francia, Austria e Israele – Antipastini, perfetti a stomaco vuoto.
Pensare di raccontarvi tutta la Biennale è utopico ma darvi solo le nostre preferenze è quantomeno egoista, perciò ecco qualche padiglione da sgranocchiare strada facendo, immergendosi anche solo per qualche istante. I tre padiglioni di Francia, Austria e Israele propongono tutti un’esperienza, più che un’esposizione e per questo possono essere attraversati frettolosamente o vissuti anche per molto tempo. Xavier Veilhan nel padiglione francese presenta lo Studio Venezia, uno studio di registrazione con sala prove e diversi stage sui quali si alternano musicisti di ogni sorta, sicuramente se potrete visitarlo più volte avrete sensazioni sempre diverse. Piacevole alla vista e all’udito.
Non imperdibile ma come sempre uno spasso il padiglione austriaco di Erwin Wurm. Sculture da un minuto che dovrete fare voi e deliziose istruzioni a matita per compierle al meglio. Ottima entrée per tutte le portate successive.
Infine Gal Weinstein, propone una narrazione materica e immersiva degli eventi della storia di Israele, ottenuta dalla modificazione dell’ambiente e dal deperimento di materiali naturali: caffè, muffe, ruggine e pagliette da cucina rivestono i pavimenti e le pareti. Passeggiare in questo spazio apparentemente ostico vi lascerà una sensazione decisamente piacevole.
Insomma pare che sempre di più l’arte chieda al pubblico di esserci in modo attivo, attento, partecipato; ciò che è cambiato rispetto al passato è che oggi senza lo spettatore l’opera rimane incompiuta o insensata.

KOREA

Corea – Degustazioni di prodotti tipici con due chef autorevoli:
“Lap dance, televisione gratis, disturbo narcisistico della personalità gratis, peep show, accettiamo le principali carte di credito, orgasmo gratis”
Codi Choi ci presenta già dall’esterno il menu, una volta dentro è anche meglio: psichedelia e rigore. Lee Wan invece ci accoglie in sala con l’installazione “Proper Time” 1200 individui intervistati, moltissime storie raccolte in cinque anni di lavoro per creare l’installazione di 668 orologi, ognuno dei quali viaggia ad una velocità differente. Ogni orologio racconta una storia, la velocità delle lancette è calcolata in base a quanto quella persona deve lavorare per avere un pasto. Più veloce = più lavoro.

Ogni orologio racconta una storia, la velocità delle lancette è calcolata in base a quanto quella persona deve lavorare per avere un pasto.

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Germania – Amaro stile Petrus.
Lo suggerisce anche il titolo, Faust non Petrus ! Il padiglione che a buon titolo si è aggiudicato il Leone d’oro merita la lunga coda che dovrete fare per potervelo bere.

L’esterno è blindato, una recinzione alta e perentoria delimita la zona rossa prima di poter passare il check point. Si possono scorgere, talvolta, alcuni ragazzi giovani e in perfetta forma che escono ed entrano attraverso una serranda dalla quale si intravede l’interno. Una passerella rialzata in vetro sostituisce il pavimento, due dobermann vigilano dietro alle cancellate. Una volta dentro, la trasparenza del vetro permette ogni sguardo si desideri. Sotto i piedi o verso le ali laterali del padiglione, solo gli altri visitatori diventavano barriera visiva e fisica.
Gli abitanti dello spazio, si muovono imprevedibilmente, a volte in solitaria, a volte in gruppo. Creano tensioni e le dissipano, performer bellissimi si mescolano con il pubblico, spariscono, tornano perfetti nell’esecuzione di quella che è una drammaturgia complessa.
Ad un certo punto qualcuno accende un fuoco sotto i miei piedi, non capisco se il ragazzo con la frangia sta bene, la ragazza con i capelli mossi guarda il cellulare, si stanno sdraiando lentamente sotto di me, uno di loro mi fissa senza sosta.
La tensione è davvero troppa, esco dal padiglione a passo svelto.

Concluso il Brunch ciò che vi serve è una camminata dai Giardini all’Arsenale e vedrete che vi tornerà la fame.

h 17:00 Merenda
Il Padiglione Italia

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Italia – Caffè e Pan di Stelle.
La merenda dura poco ma l’importante è che sia sostanziosa e finalmente dopo 10 anni l’Italia torna a presentare un padiglione con molta sostanza.
Il mondo magico potrebbe suonare un titolo post-Ameliè, ma se lo ibridi con credenze popolari, realtà e buio il risultato è stupefacente.
Tre artisti e una curatela corale di senso: Roberto Cuoghi non nasconde che i suoi corpi esposti sono artefatti. Imitatio Christi (dal titolo di un testo ascetico medievale) appena entri esibisce il laboratorio ancora attivo dove si moltiplicano queste rappresentazioni di Cristo a grandezza reale e dai particolari anatomici tutt’altro che idealizzati. Percorrendo poi un gonfiabile, ti ritrovi dentro piccole stanze a diretto contatto con questi corpi in vari stadi di decomposizione.
Un’aria pungente, da cantina piena di salami a ferragosto satura l’aria; la muffa sul corpo di Cristo fiorisce e gli arti si raggrinziscono fino a scomparire.
L’entropia è all’opera, un processo vivo e ineluttabile. L’aspetto simbolico prende le tinte di qualcosa di vivo e il risultato è grottesco, misterioso e impressionante.
Difficile raccontare gli altri due lavori, il video di Adelita Husni-Bey e l’installazione di Giorgio Andreotta Calò sono opere che sviluppano e reinterpretano il tema del magico con struttura e fondamento, immergetevi a occhi chiusi.

h 20:30 La Cena
Viva Arte Viva

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Finalmente a tavola e la cena si prospetta sontuosa.
Viva Arte Viva, La Mostra internazionale curata quest’anno da Christine Macel, Curator in Chief del Centre Pompidou di Parigi, costruisce tra i Giardini e L’Arsenale di Venezia un’esposizione collettiva ricca di spunti che ruotano intorno all’uomo e all’umano in genere. Questa pare essere la componente di questa Biennale Arte che ha ricevuto più critiche. È stata definita “Una mostra che non rimarrà nella memoria”, e ancora: “senza relatività, che non crea dibattito e che non fa venir voglia di tornare a vederla”.
Personalmente penso il contrario. La curatrice francese struttura un’esposizione che, in modo ordinato, restituisce dignità alle opere e agli artisti, senza sovraffollamenti o caoticità. Una curatela al servizio degli artisti e delle loro tematiche.
I lavori sono suddivisi in nove trans-padiglioni tematici e non nazionali, ed è proprio qui, attraverso questo rigore, che le opere possono essere lette e scoperte grazie alla contestualizzazione che viene esplicitata. Nove portate appunto per un pasto che attraversa buona parte dell’umanesimo, con lo scopo di preservarlo da una sempre più probabile scomparsa.
Padiglioni delle Gioie e delle Paure, delle Tradizioni e dei Colori, della Terra e dello Spazio Comune. Un’analisi colta, profonda e non banale, ma certamente non esplosiva. Delicatamente Francese.

Nove portate appunto per un pasto che attraversa buona parte dell’umanesimo, con lo scopo di preservarlo da una sempre più probabile scomparsa.

h 23:00 – Cocktail e musica
Ai Biliardi

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Venezia non è una città nota per la sua vita notturna, mi ha stupito trovare un locale che tira mattina con buona musica. Google maps vi indicherà una posizione ma se non vedete nessun locale e nessuna insegna non allarmatevi: percorrete il vicolo fino alla fine, entrate nel locale immondizia e aprite la porta bianca che vi troverete di fronte. Si aprirà un mondo.
Dopo l’incredulità iniziale vi sentirete a vostro agio come nel bar in cui trascorrete la maggior parte delle vostre serate.
Bancone, biliardi, scaffali di libri e un angolo concerti che si espande durante la serata. Yuri da dietro il banco mi lancia uno sguardo tra il severo e lo scazzato, ordino un Petrus e siamo già quasi amici. Un paio di ragazzi stanno montando gli strumenti, pare un duo, poi un trio, poi un quartetto, dopo un’ora ho perso il conto. Alla fine mi raccontano che sono un collettivo multietnico con base a Berlino, ma quanti sono non lo sanno neppure loro. Dopo qualche ora, il tranquillo localino incastrato al termine di una calle poco illuminata, esonda di gente e cosi fino al mattino.
Se starete all’interno abbastanza ore perderete la cognizione del tempo ma quando uscite ricordatevi che siete a Venezia e ci sono sempre i canali.

  • Teatro Italia