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Accadde il 15 giugno 1934

15/06/2015
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Venezia: in Piazza San Marco un oceano di folla acclama il Duce. Fra i gerarchi della balconata anche Adolf Hitler.
Mussolini aveva incontrato per la prima volta il cancelliere tedesco il giorno prima, a Stra, nei pressi di Padova; ed ora, pugni al parapetto e mascella in alto, annunciava:

“Hitler ed io ci siamo incontrati qui non già per rifare e nemmeno modificare la carta politica dell’Europa e del mondo o per aggiungere altri motivi di inquietudine a quelli che già turbano tutti i paesi dall’estremo Oriente all’estremo Occidente. Ci siamo riuniti per tentare di disperdere le nuvole che offuscano l’orizzonte della vita politica europea.”

Quindici giorni dopo, il cancelliere tedesco pensa bene di iniziare dalle nubi che offuscavano i vertici delle SA ed il regime, eliminando 85 persone con una epurazione che passerà alla storia come la notte dei lunghi coltelli.

mussolini, balcone, piazza venezia

Ma per ora tutto pareva predisposto al dialogo e alla coesistenza. A rassicurare i vicini polacchi quel 15 giugno il buon Adolfo aveva mandato il fidato Goebbels. A breve, con l’ambasciatore von Moltke, avrebbe incontrato il ministro degli esteri Józef Beck e il caro vecchio Piłsudski, Capo di Stato Maggiore nonchè ministro della Guerra. A cinque mesi dal patto di non aggressione stipulato tutto andava egregiamente: la Polonia doveva matenere relazioni amichevoli con la Germania per i cinque anni successivi. Allo scadere dei quali il patto non venne più rinnovato.
Pilsudski morì di cancro l’anno seguente, nel Maggio del ’35.
Il primo settembre del ’39 la Germania invase la Polonia, dando così inizio al secondo conflitto mondiale.

15 -B Joseph Goebbels, Krakow, 15 June 1934

Intanto in Siauliai, Lituania, membri del HaShomer HaTzair dovevano aver capito l’aria che cominciava a tirare in Europa, poiché dopo questa foto emigrarono tutti quanti in Israele.

15 -C Members of HaShomer HaTzair in Siauliai, before immigrating to Eretz Israel, 15 June 1934

Quella stessa sera a Sydney avvenne il furto più clamoroso per anni: un bandito armato gettò un mattone contro la vetrina del Angus & Coote’s jewellery store, in George Street, e la ripulì. Rubò un totale di 5.000 dollari in anelli di diamanti, lasciandone una scia luccicante sull’asfalto durante la fuga in auto, come nei migliori film di rapine.

15 -D Sam Hood -Diamonds stolen from Angus & Coote’s jewellery store, Sydney, 15 June 1934, by Sam Hood -the ‘most sensational jewel robbery for years’, an armed bandit threw a brick through the window of..

Non si sospettò né che i gioiellieri fossero ebrei, né che il rapinatore fosse in realtà un SS in largo anticipo sui tempi.

15 -E 27551304183771875[1]

Fu invece cosa certa che con quella rapina John Herbert Dillinger non aveva niente a che farci.

Dopo anni passati ad alleggerire le casse dello stato e a dare alle fiamme registri contabili, l’americano era infatti troppo occupato a non farsi vedere troppo in giro. In seguito all’ennesima evasione (previa foto ricordo con il direttore del carcere) e allo sconfinamento nello stato dell’Indiana, il moderno Robin Hood scatenò un vero e proprio caso politico nazionale, e dette il via libera all’FBI.

Saputo che il collega Tommy Carroll era stato ucciso dalla polizia nell’Iowa, e sentendosi sul collo il latrare del Federal Bureau, questo 15 giugno Dillinger si riunì a Van Meter e Baby Face Nelson, dandosi alla macchia. Ricompariranno due settimane dopo per una rapina e quella che al tempo spacciavano per una plastica facciale.

Saranno gli ultimi mesi per l’eroe, ma lui ancora non lo sa. Il 22 Giugno, giorno del suo ultimo compleanno, L’FBI lo omaggerà nominandolo nemico pubblico numero uno e incoronandolo con una taglia di 10.000 dollari. Finalmente una buona occasione per festeggiare al French Casinò nightclub…

a cura di Pavlov Arnoldi

 

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